Riportare le donne in casa. Questo, a quanto pare, sarebbe il rimedio a cui le attuali politiche cercano di ricorrere per venir fuori dalla crisi. L’orientamento ideologico è chiaro, tanto a livello economico quanto sociale.
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Guida della sposa perfetta
11 regole per rendere tuo marito felice
Sii la moglie che ha sempre sognato
(Spagna, Anni 50) : il programma di Rajoy ?


1/ Prepara in tempo per il suo ritorno una deliziosa cena. Questo è un modo per fargli sapere che hai pensato a lui e che ti preoccupi per le sue necessità. Quasi tutti gli uomini sono affamati quando tornano a casa. Prepara il suo piatto preferito.

2/ Mostrati bella! 5 minuti prima del suo ritorno ritocca il trucco, metti un nastro tra i capelli, cerca di apparire fresca e scintillante ai suoi occhi. Ricorda che ha avuto una giornata dura e che ha incontrato soltanto colleghi di lavoro.

3/ Sii dolce e interessante. La sua noiosa giornata di lavoro forse ha bisogno di essere migliorata. Devi fare tutto il possibile. Uno dei tuoi doveri è distrarlo.

4/ Rassetta la casa. Deve sembrare impeccabile. Fai un ultimo giro per le stanze principali della casa appena prima che tuo marito arrivi. Togli i libri di scuola, i giocattoli, etc. e fai brillare i pavimenti.

5/ Fallo sentire in paradiso. Durante i mesi più freddi dell’anno prepara il camino prima del suo ritorno. Tuo marito penserà di essere tornato in un paradiso di riposo e di ordine, e questo solleverà nell’animo lui e anche te. Dopotutto, preoccuparsi delle sue comodità, ti porterà un’enorme soddisfazione personale.

6/Prepara i bambini, spazzola i capelli, lava le mani e cambia loro i vestiti se necessario. Sono i suoi piccoli tesori e li vorrà vedere splendidi.

7/ Evita di fare rumore. All’ora del suo rientro spegni la lavatrice, l’aspirapolvere, e cerca di far stare calmi i bambini. Pensa a tutto il rumore che lui ha dovuto sopportare durante la sua pesante giornata di lavoro.

8/ Cerca di farti vedere felice. Regalagli un grande sorriso e mostra con sincerità il tuo desiderio di compiacerlo. La tua felicità è la ricompensa per la sua fatica quotidiana.

9/ Ascoltalo. Può essere che tu abbia una decina di cose importanti da dirgli, ma il momento del rientro non è il migliore per parlargli. Lascia parlare prima lui, ricorda che i suoi argomenti sono più importanti dei tuoi.

10/ Mettiti nei suoi panni. Non lamentarti se rientra tardi, se va a divertirsi senza di te o se non rientra tutta la notte. Cerca di comprendere il suo mondo fatto di pressioni e impegni, e la sua reale necessità di rilassarsi in casa.

11/ Non preoccuparti! Non opprimerlo con problemi insignificanti. Qualsiasi problema tu abbia, è un piccolo dettaglio in confronto ai problemi che lui ha dovuto affrontare.

Una buona sposa sa sempre qual è il suo posto.

Fallo sentire a suo agio. Fallo accomodare in una poltrona o fallo sdraiare in camera da letto. Tieni una bevanda calda pronta per lui. Sistema il suo cuscino e portagli le sue ciabatte. Parlagli con voce dolce e gradevole…
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Non ci vuole molto a capire che per far fronte ai tagli perpetrati ai servizi pubblici di base - come la salute, l’insegnamento ed altre varie agevolazioni sociali, come quelle previste dalla Legge sulla Dipendenza [N.d.T. La legge per la promozione dell’autonomia delle persone non autosufficienti, adottata nel 2006 sotto il governo di Zapatero] - l’impegno dell’assistenza alla famiglia, invisibile ma necessario, aumenta e finisce per ricadere maggiormente sulle donne.
Così il costo della crisi si abbatte sul popolo. Ecco l’attacco frontale ad un già malconcio stato sociale.
Non è una novità che il sistema capitalista si perpetui in buona misura attraverso il lavoro domestico non salariato che noi donne svolgiamo, soprattutto a casa. Una quantità di lavoro enorme, non remunerato, di cui non ci si può dimenticare e di cui il capitalismo ha bisogno per reggere.
Poco dopo il suo insediamento, il PP [N.d.T. Partito Popolare spagnolo di Rajoy] ha annunciato un taglio di 283 milioni di euro nel budget già anemico della Legge sulla Dipendenza, trascinandola al limite della revoca. Questa misura, oltre a lasciare circa 250.000 persone senza aiuto, ha reso praticamente impossibile l'inserimento di nuovi beneficiari, aumentando il carico di pressione sulle donne. L’assistenza, che non viene più assunta dall’amministrazione pubblica, finisce per ricadere inevitabilmente sul settore privato, a casa e, in particolare, sulle madri e sulle figlie di persone non autosufficienti. Il benessere della famiglia resta in equilibrio solo al costo di incrementare il lavoro domestico.
Da notare che, secondo i dati forniti dall'Istituto Nazionale di Statistica (INE) per l’anno 2010, il 96,4% delle persone che avevano dichiarato di non essere in cerca di lavoro per motivi di famiglia (nascita di un figlio, familiari ammalati o disabili, ecc.), erano donne. Risulta evidente che il tasso di occupazione femminile è subordinato al ruolo familiare e decresce proporzionalmente all’aumentare del numero di figli: se la percentuale di donne senza figli che lavorano è pari al 77%, il tasso di occupazione delle donne con figli è pari al 52%. Per contro, il tasso di occupazione maschile non sembra turbato da questi dati. Conclusione: conciliare lavoro e famiglia per molte donne è impossibile e, qualora sia possibile, implica instabilità e ritmi di vita frenetici e insostenibili.
Anche le altre misure adottate dal governo, come il congelamento delle pensioni e l’aumento delle annualità per la maturazione dei requisiti di anzianità contributiva, hanno conseguenze molto negative per le donne. La diffusione dell'economia informale e una vita professionale intermittente proprio a causa dell’assistenza dovuta ai familiari non autosufficienti, rendono difficile il raggiungimento delle annualità minime di contribuzione.
Le donne, che per il 77,6% hanno contratti part-time, sono in testa alla classifica dei lavoratori maggiormente malpagati e socialmente svalorizzati. E la precarietà, incoraggiata ancor di più dall'ultima riforma del lavoro, ostacola la nostra autonomia e l’armonia tra vita personale e vita familiare. L’accesso al mercato del lavoro è ben lungi dall’essere paritario per i due sessi. Le donne guadagnano in media circa il 22% in meno all'anno rispetto ai colleghi maschi, secondo l'ultima Indagine Annuale sulla Struttura Salariale pubblicata nel 2009 dall’INE, e questa discriminazione salariale aumenta con l’aumentare del livello di istruzione.
Al di là di tutti questi tagli, ci troviamo di fronte ad una crescente offensiva reazionaria contro i diritti sessuali e riproduttivi. La proposta di riforma del PP della legge sull'aborto, che mira a limitare ulteriormente le condizioni, i termini e i casi di aborto, è solo la punta dell’iceberg di quelle politiche antiprogressiste, favorevoli all’imposizione di un modello sociale eterosessuale basato sulla riproduzione, che mirano a tenere sotto controllo la capacità riproduttiva delle donne.
Vogliono privarci del diritto di decidere sui nostri corpi e sulle nostre vite, minacciando addirittura sanzioni penali in caso di aborto.
Oggi 25 novembre si celebra la Giornata Mondiale contro la violenza maschile, al fine di rendere visibile una violenza invisibile ma persistente e quotidiana contro le donne, che nel contesto della crisi attuale non fa che esacerbarsi. Nel secondo trimestre del 2012, le denunce per violenza maschile sono aumentate del 5,9% rispetto ai primi tre mesi dell'anno. E le donne che subiscono abusi sono sempre più abbandonate a loro stesse, a causa della riduzione dei servizi pubblici.
Il CIU [N.d.T. Convergenza e Unione, partito nazionalista di destra al potere in Catalogna] ha anticipato ad oggi, 25 novembre, le elezioni per il rinnovo del Parlamento catalano e la giunta elettorale ha vietato la manifestazione che doveva svolgersi e che, in ogni caso, si terrà avanti. Ma, come la sezione Donne della Federazione delle associazioni di quartiere di Barcellona, segnala: "Non è la manifestazione dei gruppi femministi che coincide con la data delle elezioni, sono le votazioni ad essere state anticipate per il 25 novembre". Un fatto che dimostra, ancora una volta, l'assenza di interesse da parte dei politici per la questione.
Insomma, uscire dalla crisi equivale per i governi a riportare le donne in casa, recuperando atavici ruoli familiari stabiliti per genere. Si tratta di una vera e propria offensiva lanciata contro i nostri diritti economici e riproduttivi. Ma noi non lo permetteremo. Non importa se qualcuno non sarà d’accordo, spetta a noi decidere. Il ritorno della mulier domestica? Neanche per sogno.