di May Abdalla
“Che significa che non sei innamorata? Una donna matta come te potrebbe rendere un uomo davvero felice! Ho amato donne matte durante tutta la mia vita ed esse mi hanno mantenuto sempre giovane”, dichiara Ahmed Fouad Negm.
L’audace poeta 83enne ha scoccato dardi verbali per qualunque presidente egiziano sia passato al governo nell’arco della sua vita. Risultato: diciotto anni trascorsi in prigione. Ora, il poeta famoso per il suo stile spensierato e la sua prontezza di spirito, è seduto nella sua stanza ingombra e mi scruta, attraverso i suoi occhiali sottili, con uno scintillio negli occhi che cela la sua età.
“Scrivo ancora come se fossi un 25enne, mangio come se fossi un 25enne, e piaccio alle donne come un 25enne”, afferma.
Ahmed Fouad Negm è una leggenda vivente nel mondo arabo, famoso per la sua lingua tagliente. Nato in una famiglia con 17 figli, Negm fu allevato in un orfanotrofio e, ancora giovane, arrestato per falsificazione di documenti.
Durante i tre anni di prigionia, egli cominciò a scrivere poemi, utilizzando la lingua vernacolare delle strade egiziane, dove confluiva serio e faceto e dove, le battute scherzose del ceto operaio, svelavano la dura realtà dell’oppressione. I prigionieri cominciarono a contrabbandare i suoi poemi per dei registratori a nastro ed i guardiani, faticando essi stessi per averne delle copie, avallavano lo scambio.
Negm divenne un eroe della classe operaia ed i suoi scritti acquisirono una vena più apertamente politica. Quando fu condannato a 11 anni per aver scritto un poema sarcastico indirizzato ai canali televisivi del presidente Anwar as-Sadat, Negm raggiunse una notorietà sotterranea in tutto il Medio Oriente.
Più di trent’anni dopo, in piazza Tahrir, tornano a vivere le stesse poesie, declamate questa volta contro Hosni Mubarak ed il Consiglio Supremo delle Forze Armate.
Durante le tese notti in piazza, i manifestanti hanno declamato a gran voce il suo poema:
Gli uomini coraggiosi, sono coraggiosi
E i codardi sono codardi
Venite con i coraggiosi
Insieme giù in piazza
Incontrai Negm nel piccolo retrobottega di una casa editrice radicale, al centro del Cairo. Una dozzina di poeti e scrittori, attraverso tre generazioni, si è seduta qui tra le pile di libri che si elevano fino al soffitto. Incastrato al tavolo del computer, Negm, con la sua voce roca da fumatore, animava la discussione.
Tra shakespeariane arguzie verbali e versi arabi classici, si parlava dei nuovi leader religiosi in Egitto.
“Lasciami dire”, intervenne Negm, “ho incontrato molti dei Fratelli Musulmani in prigione. Qualche volta mi offrivo come guida alla preghiera. Mentre le loro teste erano ancora chinate a terra, uscivo e li lasciavo lì per ore, tentando di trovare delle risposte: questo è licito? Quello non lo è? Come potranno guidare un paese ricco come l’Egitto? I poveri in Egitto sono dei geni, non bisogna sottovalutarli.”
L’ondata integralista in Egitto ha certamente avuto degli effetti sulla reputazione di Negm. Molti
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La serie
Poeti della Protesta riflette il punto di vista dei poeti sul cambiamento in atto nel Medio Oriente, attraverso l’intimo ritratto di sei scrittori contemporanei che lottano per guidare, interpretare e ispirare.
La poesia vive e respira nel Medio Oriente come in pochi altri luoghi.
In un territorio dominato a lungo da regimi autoritari, la poesia è il mezzo per esprimere le speranze della gente, i sogni e le frustrazioni. I poeti diventano allora storici, giornalisti, comici e spesso, anche rivoluzionari.
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egiziani hanno disapprovato la sua apertura verso l’hashish e le donne, nonché la particolare propensione verso le imprecazioni.
Sua figlia, Nawara Negm, è stata uno dei leader della rivoluzione sin dall’inizio. Ha certamente ereditato dal padre la lingua tagliente e la passione politica, se ha cantato il suo inno Guevara è morto al matrimonio della sorellastra. All’inizio dell’anno, è stata brutalmente aggredita da una banda, che picchiandola urlava “figlia del drogato”.
E’ stato allora poco sorprendente il fatto che, mentre giravamo, Negm abbia appreso di essere stato accusato di blasfemia per aver utilizzato, in televisione, un linguaggio indecoroso rivolto alla religione.
Sua moglie ne fu terrorizzata, ma Negm scivolando nelle sue vecchie posizioni da combattente: “Non sono impaurito, loro cercano di farmi paura per ottenere il mio silenzio. Ma di cosa dovrei aver paura? Ho già trascorso più vita in prigione io, di quanta voi ne abbiate vissuta!”
Vi era anche come il sentore che un caso giudiziario, specialmente uno che giungesse fino in Cassazione, fosse quello che serviva a Negm per dimostrare a se stesso di essere come sempre importante, pur in una rivoluzione etichettata come “la rivoluzione dei giovani”.