TLAXCALA تلاكسكالا Τλαξκάλα Тлакскала la red internacional de traductores por la diversidad lingüística le réseau international des traducteurs pour la diversité linguistique the international network of translators for linguistic diversity الشبكة العالمية للمترجمين من اجل التنويع اللغوي das internationale Übersetzernetzwerk für sprachliche Vielfalt a rede internacional de tradutores pela diversidade linguística la rete internazionale di traduttori per la diversità linguistica la xarxa internacional dels traductors per a la diversitat lingüística översättarnas internationella nätverk för språklig mångfald شبکه بین المللی مترجمین خواهان حفظ تنوع گویش το διεθνής δίκτυο των μεταφραστών για τη γλωσσική ποικιλία международная сеть переводчиков языкового разнообразия Aẓeḍḍa n yemsuqqlen i lmend n uṭṭuqqet n yilsawen dilsel çeşitlilik için uluslararası çevirmen ağı

 26/10/2020 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Combattere nella grande frattura
Date of publication at Tlaxcala: 18/10/2020
Translations available: Français 

Combattere nella grande frattura

Francesco Raparelli
Sandro Mezzadra


 

Quali le istanze programmatiche, quali le forme di organizzazione e di lotta adeguate allo spazio politico europeo e al passaggio d’epoca nel quale siamo immersi? Costruire contropoteri duraturi, capaci di combinare rottura e negoziazione: questa, la sfida

1. La pandemia e noi

Mentre scriviamo, il virus continua la sua corsa in molte parti del mondo. In Italia, il ritmo dei contagi è tornato ad aumentare, all’interno di una dinamica che, sia pure in modo differenziato, sta interessando buona parte d’Europa. Nuove restrizioni vengono adottate, l’incubo del lockdown viene continuamente esorcizzato nel dibattito pubblico ma è tornato a essere presente. Sappiamo quanto potenti siano gli interessi che a questa misura estrema si oppongono, in particolare quelli di chi, come Confindustria, già a marzo ha mostrato con quale cinismo anteponga la ragione del profitto alla salute dei lavoratori e delle lavoratrici. Per “convivere con il virus” non facciamo certo conto su questi interessi. Sono piuttosto le reti sociali, la cooperazione che si svolge attorno a istituzioni come le scuole e gli ospedali, le forme di organizzazione e tutela sui posti di lavoro che possono per noi assicurare un’efficace convivenza con il virus, capace di tenere aperti quanti più spazi di libertà possibile. Occorrerà dunque nei prossimi mesi avere cura di queste reti e di queste forme, consolidarle ed estenderle. E sarà altrettanto importante intensificare la riflessione sulle modalità e sugli strumenti necessari per consentire lotte e mobilitazioni in questa congiuntura, in cui non può in alcun modo essere data per scontata l’efficacia delle forme tradizionali.

A nessuno sfugge, infatti, che la posta in gioco nella gestione del Covid-19 riguarda anche il futuro assetto del disordine e dell’ordine mondiale, come ad esempio chiarisce la competizione per il vaccino. Lo spettro delle reazioni alla pandemia è del resto molto ampio e profondamente eterogeneo, e va dagli schemi governamentali in buona sostanza “neo-malthusiani” adottati da Paesi come India, Brasile e Stati Uniti a misure che puntano a “difendere la società” con una geometria variabile di autoritarismo e impiego di tecnologie digitali (si pensi a Cina a Corea del Sud). Tenendo presente questo sfondo globale, vogliamo intanto concentrarci sull’Europa, che costituisce per noi la scala più prossima per l’azione politica. Non mancano qui, del resto, gli elementi che si sono sommariamente richiamati (e il “neo-malthusianesimo” è in particolare ben presente all’interno delle élite europee). Ci pare tuttavia che nell’insieme delle società e nelle stesse istituzioni europee prevalga un diverso atteggiamento, che si può misurare attraverso la differenza tra la reazione alla crisi finanziaria del 2007-2008 (e poi alla “crisi dei debiti sovrani”) e quella alla profonda crisi economica e sociale determinata dal coronavirus.

Semplifichiamo: nei primi anni Dieci, il “management europeo della crisi” si organizzò attorno alla logica punitiva e disciplinare dell’austerity, in perfetta continuità con l’ortodossia “ordoliberale”. Oggi le cose stanno diversamente, e alcuni caposaldi del neoliberalismo in salsa europea (il Patto di stabilità, il pareggio di bilancio, l’attacco allo Stato sociale) sono apertamente in discussione tanto sul piano delle politiche monetarie quanto su quello degli investimenti e della spesa pubblica.

È tuttavia un passaggio cruciale anche per noi, perché indica un cambiamento significativo del terreno stesso su cui si gioca il conflitto sociale e politico. Semplifichiamo nuovamente: nei prossimi mesi non saremo chiamati a batterci contro “tagli” alla spesa sociale ma per indirizzare risorse e stabilire il modo in cui verranno utilizzate. All’ordine del giorno non sarà dunque la “resistenza”, ma una battaglia offensiva per la riappropriazione di quote significative di ricchezza sociale.

Carlo Bonomi, presidente di Confindustria

Non c’è ottimismo in questa diagnosi. Né pensiamo che la crisi, o l’indebolimento, della cornice macroeconomica del neoliberalismo significhi necessariamente l’eclissi di quest’ultimo. Non ripeteremo l’errore dei governi “progressisti” latinoamericani del primo decennio di questo secolo. Abbiamo imparato a sufficienza che il neoliberalismo non è soltanto un insieme di politiche macroeconomiche, è anche una forma di “governamentalità” che è penetrata a fondo negli ultimi decenni nelle nostre società, disseminandovi la razionalità della “concorrenza”, del “capitale umano” e della “meritocrazia”. Questi aspetti del neoliberalismo resteranno a lungo con noi, e si tratta di affrontarli in tutti i luoghi in cui agiscono. La stessa logica di erogazione delle risorse del Recovery Fund (o Next Generation EU) ne porta segni cospicui, e certo le cose non staranno diversamente per i programmi nazionali di investimento che sono in corso di preparazione. È un punto fondamentale da tenere presente all’interno del nuovo terreno di conflitto che si è oggettivamente aperto.

2. Welfare come campo di lotta

Enunciamo chiaramente la nostra tesi: nella congiuntura europea e italiana che abbiamo sommariamente descritto, il welfare si presenta come terreno privilegiato di lotta. È la stessa composizione del lavoro vivo contemporaneo a giustificare questa tesi. Dire welfare significa dire riproduzione sociale, e abbiamo imparato dal movimento femminista ad assumere quest’ultima come prisma essenziale per leggere lo stesso universo della produzione. Riproduzione sociale, ovvero quell’insieme di lavori che va dalle attività di cura all’interno dei nuclei familiari fino a quelle a elevata complessità nei settori antropogenici per eccellenza, istruzione e sanità in primo luogo; un reticolo di attività e lavori troppo spesso mal pagati o resi invisibili, e comunque sempre attribuiti in modo sproporzionato alle donne, attraverso cui la società si riproduce. C’è qui una chiave per ripensare la cooperazione sociale nel suo complesso, ponendo politicamente in rilievo la miriade di conflitti e lotte che ruotano attorno al lavoro di cura ma anche valorizzando il principio della reciprocità e della condivisione che lo innerva.

Continua a leggere





Courtesy of DINAMOpress
Source: https://www.dinamopress.it/news/combattere-nella-grande-frattura/
Publication date of original article: 14/10/2020
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=29869

 

Tags: Crisi del coronavirusRivolte logicheWelfareReddito e salarioUEropaEurodittaturaItalietta
 

 
Print this page
Print this page
Send this page
Send this page


 All Tlaxcala pages are protected under Copyleft.