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 17/02/2020 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
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 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Da Sigonella a Trapani, Sicilia, terra di droni killer
Date of publication at Tlaxcala: 21/01/2020
Translations available: Français 

Da Sigonella a Trapani, Sicilia, terra di droni killer

Antonio Mazzeo

 

Due articoli recenti dell'amico Antonio Mazzeo evidenziano il ruolo strategico della Sicilia nei dispositivi bellici della NATO e dei suoi fedeli.

Lo sbarco in Sicilia di Stoltenberg con i nuovi droni

da Il Manifesto, 17 gennaio 2020

Visita ufficiale in Italia del segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Stoltenberg è giunto ieri sera a Sigonella e stamani parteciperà alla cerimonia ufficiale di consegna dei nuovi droni d’intelligence Ags dell’Alleanza atlantica. La stazione aeronavale siciliana è stata prescelta infatti quale sede del centro di comando e controllo del nuovo sistema di «sorveglianza terrestre» della Nato e «principale base operativa» dei cinque grandi velivoli senza pilota RQ-4D «Phoenix», due dei quali sono già giunti a Sigonella tra novembre e dicembre 2019.

Alla cerimonia d’inaugurazione dell’Alliance Ground Surveillance System, oltre al segretario Stoltenberg parteciperà il presidente del Comitato militare della Nato Stuart Peach e il comandante supremo delle Forze alleate in Europa, il generale dell’US Air Force Tod Wolters.

«Con il trasferimento dei primi due droni AGS si compie un’altra importante tappa nella realizzazione del programma per dotare tutti gli alleati Nato di un sistema d’avanguardia d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento», ha dichiarato il generale di US Air Force Phillip Stewart, comandante della Forza Ags della Nato di stanza a Sigonella. «Quando il progetto sarà completato, l’Italia ospiterà 600 addetti circa dell’Alleanza, incluso un Centro di addestramento e utilizzo dati che sarà in grado di formare sino a 80 studenti l’anno», ha rivelato il periodico Stars and Stripes delle Forze armate Usa.

Dotati della piattaforma radar MP-RTIP con sofisticati sensori termici per il monitoraggio e il tracciamento di oggetti fissi e in movimento, i droni Ags potranno volare sino a 18.000 metri di altezza e a una velocità di 575 km/h. I dati rilevati saranno prima analizzati a Sigonella e successivamente trasmessi grazie a una rete criptata al Comando JISR, Joint Intelligence, Surveillance and Reconnaisance della Nato, con sedi a Bruxelles, Mons e L’Aia. Oltre 16.000 km il raggio d’azione dei nuovi velivoli senza pilota, così da consentirne l’operatività in un’area geografica che comprenderà l’intero continente africano e il Medioriente, l’Europa orientale sino al cuore della Russia. Grazie alle informazioni raccolte e decodificate dall’Ags, la Nato potrà ampliare lo spettro delle proprie attività nei campi di battaglia, potenziando la capacità d’individuazione degli obiettivi da colpire con gli strike aerei e missilistici.

I velivoli Nato opereranno a Sigonella congiuntamente ai velivoli-spia Global Hawk di US Air Force e Broad Area Maritime Surveillance di US Navy e ai famigerati droni killer “Reaper” che mietono vittime tra i civili nei maggiori scacchieri di guerra internazionali, consolidando così il ruolo della Sicilia di capitale mondiale dei velivoli senza pilota da guerra.

Nello scalo siciliano dal 2018 è stato attivato inoltre l’UAS SATCOM Relay Pads and Facility per le telecomunicazioni via satellite con tutti i droni che le agenzie di spionaggio Usa e il Pentagono schierano in ogni angolo della Terra. La facility di Sigonella consente la trasmissione dei dati necessari ai piani di volo e di attacco dei nuovi sistemi di guerra, operando come “stazione gemella” del sito tedesco di Ramstein e del grande scalo aereo di Creech (Nevada).

Gli altri tre droni AGS giungeranno in Sicilia direttamente dagli Stati Uniti d’America entro il prossimo giugno. Perché l’intero sistema di «sorveglianza terrestre» sia realmente completato bisognerà però attendere il 2022, cinque anni dopo cioè, di quanto era stato previsto dal contratto tra il comando Nato e l’industria costruttrice, Northrop Grumman, valore 1,5 miliardi di dollari, il più costoso di tutta la storia dell’Alleanza Atlantica.


 

Lo scalo di Trapani-Birgi poligono sperimentale dei droni da guerra di Leonardo

Avviati nello scalo siciliano di Trapani-Birgi i test di volo del nuovo drone di guerra Falco Xplorer prodotto da Leonardo-Finmeccanica. “Il velivolo a pilotaggio remoto ha effettuato con successo il primo volo di prova decollando dalla base aerea lo scorso 15 gennaio; ha volato sul Golfo di Trapani in uno spazio aereo dedicato per circa 60 minuti ed è infine rientrato atterrando in sicurezza”, riporta il comunicato emesso stamani dalla holding del complesso militare-industriale nazionale. “Si tratta di un importante risultato, raggiunto anche grazie al supporto tecnico e ingegneristico fornito dal Reparto Sperimentale di Volo dell’Aeronautica Militare nelle fasi di pianificazione del volo e delle attività collegate. Il nuovo sistema aereo pilotato a distanza inizierà ora una campagna di test per valutare l'intera gamma di capacità del velivolo, compreso il sistema di sensori di bordo. Queste prove certificheranno anche l’aeronavigabilità, ossia l’idoneità al volo, del Falco Xplorer in base allo standard NATO STANAG 4671, espandendo notevolmente il territorio sul quale il drone può operare”.

Con un peso massimo al decollo di 1,3 tonnellate, il nuovo drone può volare ininterrottamente per 24 ore a una quota operativa di 24.000 piedi [7.315 m.], in ogni condizione meteorologica, per svolgere un “ampio ventaglio di missioni, sia di tipo militare che civile-governamentale”.

Il sistema Falco Xplorer dispone di un collegamento dati satellitare per operazioni terrestri e marittime di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR). La configurazione della piattaforma include un radar di sorveglianza multimodale Gabbiano T-80 con una copertura sino a 200 miglia [321 km.], una torretta elettro-ottica LEOSS, un sistema ELINT (ELectronic INTelligence) di protezione elettronica SAGE e un sistema di identificazione automatico per applicazioni marittime. La stazione di controllo a terra consentirà agli operatori di monitorare l’aeromobile e i suoi sensori e di trasmettere le informazioni ai sistemi C5I (Command, Control, Communications, Computer, Collaboration and Intelligence) della rete militare nazionale e di quella dei paesi alleati NATO. Il prototipo del Falco Xlorer è stato realizzato presso lo stabilimento Leonardo di Ronchi dei Legionari (Gorizia).

Stando agli scarni dati tecnici forniti dalla società produttrice, la nuova piattaforma si posiziona tra i droni MALE (Medium Altitude Long Range), con dimensioni e prestazioni molto simili all’MQ-9A “Predator” della statunitense General Atomics, in dotazione all’US Air Force e, nella versione migliorata “Reaper” del 32° Stormo dell’Aeronautica italiana di stanza ad Amendola (Foggia). Rispetto alla versione precedente dei droni Falco Evo di Leonardo, il modello Xlporer ha una fusoliera più ingrandita ed allungata e una struttura alare potenziata per poter portare carichi esterni. La capacità di carico accreditata è di circa 350 kg, a riprova che il drone potrebbe essere convertito in ogni momento per lo svolgimento di operazioni killer, cioè l’esecuzione di lanci di missili aria-terra.

I manager di Leonardo puntano sul Falco Xplorer per conquistare nuovi spazi nel redditizio mercato dei droni da guerra. La versione Evo è stata scelta dalle forze armate di cinque paesi e dalle Nazioni Unite per la missione “militar-umanitaria” MONUSCO nella Repubblica Democratica del Congo. Un Falco Evo viene utilizzato dall’agenzia Frontex che sovrintende al controllo delle frontiere esterne dell’Unione Europea per missioni d’intelligence e sorveglianza anti-migranti nel Mediterraneo centrale; il velivolo opera dallo scalo aereo di Lampedusa sotto il coordinamento della locale stazione della Guardia di Finanza.

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Con la campagna dei test di volo del nuovo drone, lo scalo aereo di Trapani-Birgi, sede del 37° Stormo dell’Aeronautica militare, conferma la propria vocazione di poligono sperimentale dei velivoli senza pilota prodotti in ambito nazionale ed internazionale. In passato l’aeroporto siciliano (uno dei principali scali utilizzati per il traffico passeggeri dalle compagnie low cost) ha ospitato le spericolate prove del drone da guerra P1HH Hammerhead di Piaggio Aero e Leonardo. Inevitabili i pesanti effetti sulla sicurezza del traffico aereo civile e per la stessa popolazione che risiede accanto a Birgi (le città di Trapani e Marsala). Il 19 marzo 2015, in particolare, un prototipo del P.1HH, a causa di un problema tecnico-operativo, uscì fuori pista durante le prove di rullaggio. L’aeromobile terminò la sua corsa nel prato circostante la pista che fu così chiusa temporaneamente al traffico aereo. Il blocco dell’operatività costrinse le compagnie a dirottare i voli su Palermo Punta Raisi, con relativa richiesta danni da parte delle stesse. Ancora più grave quanto accadde invece la mattina del 31 maggio 2016, quando un drone P1HH precipitò in mare nei pressi dell’isola di Levanzo, venti minuti dopo il decollo dall’aeroporto siciliano. 



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Courtesy of Antonio Mazzeo
Source: https://cutt.ly/Srnz5wO
Publication date of original article: 20/01/2020
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=27910

 

Tags: Droni killerNATOSigonellaItaliettaStoltenbergSiciliaTrapani-Birgi
 

 
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