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 10/07/2020 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / Il 2020, l'anno della fine per Gaza
Date of publication at Tlaxcala: 07/01/2020
Original: 2020, the Year of the End for Gaza
Translations available: Français  Español 

Il 2020, l'anno della fine per Gaza

Gideon Levy جدعون ليفي גדעון לוי

Translated by  Alba Canelli

 

E' come quando ci si diverte, il tempo vola. Otto anni fa, nel 2012, le Nazioni Unite hanno pubblicato un rapporto intitolato "Gaza nel 2020: un luogo vivibile?" La risposta era contenuta nel corpo del rapporto: no. A meno che non siano state attuate misure per salvarla.

Non sono stati compiuti passi concreti, ma anche le proiezioni di questo severo rapporto non sono state confermate: La situazione è molto peggiore di quanto previsto.
Il 1° gennaio 2020 è iniziato l'anno della fine per Gaza. Dal 1° gennaio, 2 milioni di esseri umani vivono in un luogo che non è abitabile.
 
C'è una Chernobyl a Gaza, a un'ora da Tel Aviv. E Tel Aviv non ne è infastidita. E nemmeno il resto del mondo. Le analisi delle notizie dell'ultimo decennio hanno incluso tutto il resto, ma non il disastro umanitario nel cortile di casa di Israele, di cui Israele, in primo luogo, è responsabile.
 
Invece di assumersi la responsabilità di averli espulsi e cacciati a Gaza nel 1948 e di cercare di compensare ed espiare ciò che è stato fatto, attraverso la riabilitazione e l'assistenza, Israele continua a perseguire le politiche del 1948 in modo diverso: una gabbia invece dell'espulsione, la prigione invece della pulizia etnica, l'assedio invece dell'espropriazione.

E' dubbio che ci siano molte altre regioni del mondo dove i disastri durano ininterrottamente da oltre 70 anni, e tutto ciò è il prodotto di atti umani malevoli. La memoria di Gaza avrebbe dovuto perseguitarci giorno e notte. Invece, Gaza è dimenticata. Solo il lancio di un razzo Qassam è in grado di ricordare che esiste.
 


Una famiglia palestinese si riscalda intorno al fuoco in una baraccopoli alla periferia del campo profughi di Khan Younis, nel sud di Gaza, il 31 dicembre 2019. Foto Khalil Hamra/AP

 
Quando è stato scritto il rapporto dell'Onu, il tasso di disoccupazione a Gaza era del 29%. Sono passati otto anni e ora, secondo la Banca Mondiale, il tasso di disoccupazione ha raggiunto un inimmaginabile 53%, 67% tra i giovani.

Qualcuno lo capisce? Il sessantasette per cento di disoccupazione. Qualcuno capisce com'è una vita del genere, quando la grande maggioranza dei giovani non ha né presente né futuro?

Hamas è il colpevole. Hamas è colpevole di tutto. E Israele? Niente affatto. Quale repressione, negazione e lavaggio del cervello richiede tutto questo? Quali bugie, disumanità e crudeltà? Un Paese che ha inviato missioni di soccorso fino ai confini della terra è disgustosamente apatico di fronte al disastro che ha creato ai suoi confini, e sta addirittura aggravando la situazione.

Circa la metà degli abitanti della Striscia di Gaza vive con meno di 5,50 dollari al giorno. nella Cisgiordania occupata, al confronto, solo il 9% della popolazione vive con una tale somma.

Hamas è colpevole. Come se avesse imposto l'assedio. Sta ostacolando le esportazioni, le importazioni, i luoghi di lavoro. Sta sparando ai pescatori di Gaza. Impedisce ai malati di cancro di ricevere cure mediche. Ha bombardato Gaza, uccidendo migliaia di civili e distruggendo innumerevoli case. Ovviamente.

Il rapporto 2012 dell'Onu prevedeva che nel 2020 Gaza avrebbe avuto bisogno di almeno 1.000 medici in più. Ma nella Gaza del 2020, 160 medici sono partiti negli ultimi tre anni. Chiunque possa se ne va.

Una giovane chirurga dell'ospedale Shifa di Gaza, la dottoressa Sara al-Saqqa, ha detto la scorsa settimana al Guardian che guadagna 300 dollari per 40 giorni di lavoro. Se non fosse stato per la sua anziana madre, anche lei se ne sarebbe andata.

C'è di peggio. Il novantasette per cento dell'approvvigionamento idrico di Gaza è inadatto al consumo, come prevede il rapporto delle Nazioni Unite. Nel Mediterraneo, che è anche il nostro mare, affluiscono ogni giorno 100.000 metri cubi di acque reflue. Ashkelon fa il bagno nelle acque di scarico di Gaza, ma anche questo non dà fastidio a nessuno.

Tre anni dopo la pubblicazione del rapporto dell'ONU, le Nazioni Unite hanno pubblicato il rapporto del 2015. La guerra israeliana del 2014 a Gaza, l'operazione Margine di Protezione, aveva sradicato mezzo milione di persone dalle loro case e lasciato Gaza schiacciata. Ma anche questo non ha provocato altro che un grande sbadiglio. E poi è arrivato il rapporto del 2018, questa volta dalla Banca Mondiale: L'economia di Gaza era in condizioni critiche. Lasciamoli soffocare. Israele è vicino a Naama Issachar, la donna israeliana in prigione in Russia, che è stata trasferita in un altro carcere. 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://www.haaretz.com/opinion/.premium-happy-new-year-gaza-1.8347047
Publication date of original article: 06/01/2020
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=27797

 

Tags: Palestina/IsraeleGazaONUHamasPropagandaMedia
 

 
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