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English  
 CULTURE & COMMUNICATION 
CULTURE & COMMUNICATION / La Cordigliera dei sogni, film di Patricio Guzmán
Uscire dal labirinto neoliberale per ritrovare le “grandes alamedasˮ del popolo
Date of publication at Tlaxcala: 07/11/2019
Original: La Cordillère des Songes, film de Patricio Guzmán
Sortir du labyrinthe néolibéral pour retrouver les “grandes alamedasˮ du peuple

Translations available: Español 

La Cordigliera dei sogni, film di Patricio Guzmán
Uscire dal labirinto neoliberale per ritrovare le “grandes alamedasˮ del popolo

Rosa Llorens

Translated by  Silvana Fioresi
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Dopo decenni di silenzio mediatico (l’ordine è ristabilito, circolate, non c’è niente da vedere), il Cile fa di nuovo parlare di sé: 17 anni di dittatura e 30 anni di neoliberalismo non hanno spazzato via la capacità di lottare del popolo cileno, che è sceso di nuovo in strada. Così, il film di Patricio Guzmán esce al momento giusto, non solo per unire la sua voce a quella dei rivoltosi, ma anche per mostrare come l’attuale generazione ha potuto raccogliere l’eredità della generazione sacrificata degli anni ’70.

La Cordigliera dei sogni è la terza parte di una trilogia inaugurata dalla Nostalgia della luce,  centrata sul Deserto d’Atacama del Nord, e continuata con La memoria dell’acqua, incentrato sull’Oceano e i ghiacciai della Patagonia del Sud; Guzmán completa il suo percorso cileno con una sorta di anello di congiungimento tra i due, l’onnipresente Cordigliera delle Ande. In effetti questa trilogia non è solo un’opera impegnata, ma è soprattutto un’opera poetica: Guzmán sviluppa un cinema lontanissimo dal « rumore e rabbia », e dall’ingenuità degli “Io accuso”: ogni film si apre su immagini di una natura grandiosa, prima di “zoomare” sul territorio degli uomini. Così la Storia degli uomini è integrata in una storia cosmica e tiene con lei un dialogo costante: le scanalature e le crepe delle rocce in primo piano diventano una carta stradale di Santiago espropriata dalla dittatura e diventata, per i cineasti, e per tutto il popolo, un labirinto angoscioso.

È soltanto dopo esserci impregnati della presenza maestosa e immemorabile delle Ande che Guzmán passa alla storia della dittatura lasciando la parola a diversi artisti (pittore, scultori, romanziere, regista) che, anche loro, ci permettono di avere una visione distante degli avvenimenti. I più giovani si ricordano essenzialmente della paura: paura del rumore degli aerei da guerra che volano a bassa quota, o dei carri armati sulle strade di Santiago, o durante i loro risvegli notturni, quando i soldati facevano irruzione nelle case e le saccheggiavano con il pretesto di perquisirle; ancora paura davanti al disorientamento degli adulti, incapaci di spiegare una violenza simile a una catastrofe tellurica.

Ma dopo arriva la riflessione: questa violenza, lungi dall’essere irrazionale, faceva parte di un piano, era necessaria, con i suoi campi di concentramento, (vedi Nostalgia della luce), i suoi 20 mila morti, le sue centinaia di migliaia di torturati e i suoi « scomparsi » (vedi La memoria dell’acqua), e l’istituzione di un regime poliziesco fascista, per imporre al popolo cileno e alle sue tradizioni di organizzazione politica e sociale le leggi “naturali” del “libero” mercato, come sono state teorizzate da Milton Friedman e i suoi Chicago Boys. Era stata necessaria per svendere a profitto degli interessi esteri le risorse naturali del paese (il rame, che dei « treni fantasma » trasportano fino ai porti), che Allende aveva nazionalizzato, cosicché una grande borghesia compradora privatizzi il paese e i suoi più bei siti naturali, spiagge, montagne, laghi, per costruirci le sue sontuose dimore.

E questo sistema economico di concentrazione delle ricchezze e di estorsione dei poveri (di cui l’aumento delle tariffe dei servizi pubblici è uno dei segni più evidenti) non è cambiato dal referendum del 1988 e da ciò che possiamo chiamare la « transizione democratica », facendo riferimento alla Spagna, in cui anch’essa è stata rispettosa del potere e degli interessi fascisti come in Cile. Le manifestazioni filmate durante gli anni ’90 e successivi da Pablo Salas, regista rimasto in Cile, testimoniano della violenza e della polizia « democratica ». Salas nota con amarezza che oggi i diritti umani raccolgono meno consensi e che le proteste riguardano piuttosto problemi concreti, come le pensioni: da quando sono iniziate le riprese del film gli eventi hanno dimostrato che questa evoluzione poteva essere positiva, visto che è stato il prezzo di un biglietto della metro a rilanciare la mobilizzazione.

 

Le Ande, compagnia cilena di fiammiferi. Fabbricazione cilena TALCA , 60 fiammiferi M/M.

Ma, oltre all’aspetto economico, questa mobilizzazione si appoggia su un vero e proprio malessere esistenziale: ciò  che il neoliberalismo ha rubato non sono solo le risorse naturali del paese, ma anche il modo di vita comunitario dei cileni, la loro identità, la loro gioia : per far accettare le mostruose disuguaglianze che costruisce, il neoliberalismo deve trasformare ogni popolo in una nebulosa di individui isolati, vicini ma senza intrecciare nessun rapporto sociale tra loro. E questo snaturamento di tutta una cultura porta, anche in modo incosciente, a una tristezza profonda, che serve da base alle attuali proteste : i cileni non vogliono solo ritrovare la proprietà delle loro miniere di rame (oggi per la maggior parte nelle mani di stranieri), ma vogliono ritrovare la gioia, quella di un popolo che cammina unito per la stessa strada (le alamedas, i viali del discorso-testamento di Allende) verso uno scopo comune liberamente scelto, che può chiamarsi la Fraternità.

La Cordigliera dei sogni è anche il Sogno della Cordigliera: il prologo cosmico del film fa di essa il testimone della Storia dell’uomo, dei suoi orrori, ma anche la garante della loro aspirazione alla Giustizia (punizione dei torturatori) e alla felicità per il popolo. Porta anche alla catarsi come nella tragedia greca: permette allo spettatore di uscirne pieno di pietà e di orrore, ma anche consolato e pieno di speranza. “Gli artisti sono i guardiani della bellezza del loro paese”, dice uno scultore interrogato da Guzmán, parlando non solo della bellezza fisica (le Ande), ma anche della bellezza morale (la fraternità): in questo senso, Patricio Guzmán è uno dei più grandi artisti viventi.

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=27379
Publication date of original article: 05/11/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=27399

 

Tags: La Cordigliera dei sogniPatricio GuzmánCinema cilenoPiñocheraCileAbya Yala
 

 
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