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 13/11/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 CULTURE & COMMUNICATION 
CULTURE & COMMUNICATION / Sabbie e fuoco: sotto il peplum, la propaganda
Date of publication at Tlaxcala: 13/10/2019
Original: De sable et de feu : sous le péplum, la propagande
Translations available: Español  English 

Sabbie e fuoco: sotto il peplum, la propaganda

Rosa Llorens

Translated by  Silvana Fioresi
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Sabbie e fuoco, di Souheïl ben Barka, è un oggetto sorprendente : film italo-marocchino ad alto budget (il più grande investimento della storia del cinema marocchino), racconta la storia di un Catalano, ufficiale della Corona di Spagna, Domingo Badia, incaricato, intorno al 1800, di conquistare la fiducia dell’anglofilo Sultano Mulay Sulayman, sotto lo pseudonimo di Ali Bey, in modo da fomentare, sottomano, una rivolta delle tribù, e a sostituirlo con un sultano dedito agli interessi spagnoli. Perché questo interesse per un catalano sconosciuto aldilà della Catalogna (c’è una strada a Barcellona sotto il suo pseudonimo di Ali Bey)? Dietro questo film spettacolare, si percepisce un’impresa di propaganda, anche se può sembrare, all’inizio, nebuloso.  

Domingo Badia presenta molti vantaggi a suo favore: questa spia era anche un sapiente, matematico e astronomo, e un poliglotta: parlava in particolare l’arabo, e adottava con facilità i costumi e le maniere arabo-musulmane. Si pensa ovviamente a un Lawrence d’Arabia catalano-marocchino, che estremizza ancor più il mimetismo orientalizzante poiché, grazie al nome di Ali Bey el-Abbassi, si faceva passare per un principe siriano esiliato. Inoltre è interpretato da un attore spagnolo (Rodolfo Sancho) che, grazie a sontuosi costumi, gli da tutta la prestanza fisica necessaria. Badia attraversa così vent’anni di storia tra i più agitati, dal 1798 al 1818 (si assiste anche al 2 di Maggio, immortalato dal quadro di Goya), sempre posseduto dal sogno di diventare sultano o addirittura califfo. 

A questo filo epico si aggiunge un aspetto romantico: a Londra si innamora di Lady Hester Stanhope, nipote di Pitt, anche lei in preda ad un sogno orientalizzante, quello di diventare Regina di Palmira.

Tutto ciò sembra molto rocambolesco ma, come si nota nei crediti, i fatti e i personaggi sono effettivamente esistiti. Ciò nonostante il film potrebbe essere oggi un peplum senza alcun interesse. Ma perché Mohamed VI si sarebbe investito così tanto nel film (oltre al finanziamento apportato dal Marocco, il Re ha messo a disposizione del regista l’esercito : ha avuto bisogno di 30 mila comparse, soprattutto per le scene di fantasia e di battaglia) ; inoltre, Souheil ben Barka non nasconde il fatto di essere un “amico del Re”: “Abbiamo la fortuna di avere un re che si interessa molto al cinema e a tutte le arti, ancora più di suo padre”, dice in un’intervista per Africultures.

La prima risposta si trova nel ritratto che il film fa del Sultano Moulay Sulayman: è un saggio, venerato dai parenti e dai sudditi, premuroso e allo stesso tempo abile politico; accoglie Ali Bey come un figlio ma, quando gli fanno notare che non sa niente di lui, risponde che il misterioso principe è sotto la sua sorveglianza, e che conta servirsene a vantaggio del Marocco. Qui il film presenta una contraddizione: sollecita la nostra empatia per il Sultano e, allo stesso tempo, anche per colui che si serve della sua fiducia per tentare di detronizzarlo. Il film non analizza la personalità degli eroi, ma associa soltanto i due personaggi allo stesso programma modernizzatore: la lotta contro le superstizioni, grazie alla scienza europea (sempre il fatto dell’eclisse, già previsto da Tintin!), la soppressione della schiavitù e il riconoscimento dell’uguaglianza delle donne… A questo stadio, il film ha già perso molta della sua credibilità: sa troppo di sempiterno “inno alla tolleranza”, di cui i mass media accreditano tutti i film che adottano il punto di vista europeo. Tanto più che allo stesso tempo (è d’obbligo il nazionalismo marocchino?), il Sultano non nasconde il suo progetto di Riconquista dell’Andalusia (per chi guida dunque il film? Vorrebbe forse dare ragione alla propaganda antimusulmana della destra?).

Ma il film non dà solo un’immagine idealizzata (tramite l’interposto Sulayman) di Mohamed VI e di suo padre (il sinistro Hassan II). Visto che è costruito sui due poli: l’Islam tollerante in Marocco, l’Islam fanatico in Siria. È quindi giunto il momento di parlare di Lady Stanhope, alias Meleki, che si è convertita all’Islam e che si è ritagliata un piccolo regno in Siria, mettendosi a capo di una tribù drusa, vicino a Palmira : qui vive solo di castighi e massacri, e incita i suoi guerrieri a sterminare le tribù vicine miscredenti, e a presentarle sempre più teste mozzate. L’allusione all’Isis sembra evidente, Lady Stanhope appare come una jihadista appassionata. Ma è davvero questo il bersaglio al quale si mira?

Lady Stanhope e i suoi sanguinari guerrieri rappresentano solo il polo siriano: abbiamo l’impressione che la Siria degli inizi del XIX secolo è solo un mucchio di tribù barbare (come la Cambogia di Apocalypse now, in cui l’uomo bianco Kurtz si è fatto facilmente ubbidire e venerare da una tribù). Inoltre, i drusi, dove lei si è piazzata, sono una branchia sciita dell’Islam, come gli alauiti di cui fa parte Bashar al-Assad, che oggi è sostenuto dai drusi siriani.

Lady Stanhope sembra quindi prefigurare con le sue oltranze la caricatura che danno i media di Bachar el-Assad, « il-tiranno-sanguinario-che-gasa-e-bombarda-il-suo-popolo ». Inoltre Sabbie e fuoco esce contemporaneamente a Sama, uno pseudo-documentario inglese sulla battaglia di Alep, presentata come un massacro gratuito perpetrato da Bashar al-Assad, mentre l’est della città era occupato dai jihadisti che avevano preso in ostaggio la popolazione (impedendole di utilizzare i corridoi umanitari aperti dalle truppe russo-siriane); ma il pensiero unico finge di dimenticare che la Siria è ancora in stato di guerra, e che battersi non è un atto sanguinario da parte sua, ma il solo mezzo di liberarsi. Così, Sabbie e fuoco potrebbe dare il suo contributo alla propaganda occidentale contro la Siria. 





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=27196
Publication date of original article: 13/10/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=27198

 

Tags: Sabbie e fuocoSouheil Ben BarkaCinema marocchinoMarocco-Siria-Spagna
 

 
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