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 15/10/2019 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / In Israele, l’unica destra è l’estrema destra
Date of publication at Tlaxcala: 09/08/2019
Original: In Israel the only right Is the far right
Translations available: Deutsch  Français  Português/Galego  Español 

In Israele, l’unica destra è l’estrema destra

Gideon Levy جدعون ليفي גדעון לוי

Translated by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Non esiste una destra non estremista in Israele. È impossibile che esista una destra non estremista in Israele. Quando l’occupazione è ciò che definisce i contorni – moralità, legge, giustizia, democrazia, uguaglianza – così come l’immagine internazionale di Israele, non ci può essere una destra moderata. C’è solo una destra estremista o una sinistra genuina. Non c’è via di mezzo. C’è bianco o nero, non c’è grigio.



 Itamar Ben-Gvir di Otzma Yehudit [Forza Ebraica, eredi del rabbino Kahane] parlando coi giornalisti, 1° agosto 2019. Foto Olivier Fitoussi

Chiunque sostenga la perpetuazione dell’occupazione è all’estrema destra. Nessuno è più a destra; cosa c’è di più estremo che sostenere una crudele dittatura militare che per decenni ha brutalizzato i membri di una nazione diversa e li ha privati ​​dei loro diritti? Cosa c’è di più razzista che sostenere sistemi separati di diritti e valori per due popoli? E cosa c’è di più ultranazionalista della convinzione che uno di questi popoli sia superiore all’altro?

Solo qualcuno che rifiuta tutto questo ed è disposto a fare qualsiasi cosa per porre fine a questa situazione immediatamente è di sinistra. Tutti gli altri stanno ingannando se stessi e gli altri in uno sforzo fariseo di sentirsi meglio.

Dopo 52 anni non rimangono più sedativi. La farsa che l’occupazione è temporanea è finita, e con essa la possibilità di essere un liberale sostenendo l’occupazione. Non ci sono sostenitori illuminati dell’occupazione. Non esiste un approccio moderato all’occupazione perpetua.

Uno può essere scioccato dai kahanisti, disgustato da Otzma Yehudit e desiderarne la sconfitta, ma la verità è che, tranne per il loro stile schietto e brutto, non c’è grande differenza tra loro e la maggior parte dei partiti. La destra israeliana ha ampi confini e comprende tutti i sostenitori dell’occupazione, attivi e passivi, entusiasti o apatici; in breve, la stragrande maggioranza degli israeliani.

Mercoledì, il caso ha portato Benjamin Netanyahu e Benny Gantz in Cisgiordania. Quella mattina, il primo ministro ha incontrato i coloni di Efrat e ha promesso loro: “Nessuna comunità e nessun residente sarà mai sradicato”.

Poco dopo, a breve distanza in auto, il suo presunto principale concorrente nella campagna elettorale dichiarò: “La Valle del Giordano rimarrà per sempre sotto controllo israeliano“. Cercate le differenze. Non ce ne sono. Non c’è fine all’occupazione con Efrat e non c’è fine all’occupazione con la Valle del Giordano. Non esiste una soluzione a due stati senza un ritiro ai confini del 1967, il che significa che circa la metà degli abitanti di questa terra ne riceverà circa un quinto – senza una singola colonia, né in una valle né su una montagna.

Non c’è alcuna differenza tra Gantz, che rimane solo nella Valle del Giordano, e Netanyahu, che rimane a Efrat. Nessuno dei due vuole che l’occupazione finisca, né crede in una soluzione a due stati e ancora meno, naturalmente, in un singolo stato democratico. Per questo motivo, Gantz non è il minore dei due mali, è un malvagio, proprio come Netanyahu.

È vero, gli elettori di Gantz si considerano più illuminati e umani dei sostenitori di Netanyahu, ma non lo sono. Sono semplicemente più eloquenti. Le uniche differenze riguardano questioni secondarie.

Quando Bezalel Smotrich [capo di Tkuma, Resurrezione, partito ultraortodosso fascistoide, NdT] ha dichiarato la scorsa settimana che i delinquenti ebrei e palestinesi non sono uguali davanti alla legge – “Non c’è paragone tra un fratello e un nemico” – è scoppiata una tempesta. Il cielo ne scampi, piansero i liberali, ma questo è apartheid.

Ma Smotrich il “razzista” (a differenza di tutto il resto) ha semplicemente descritto una situazione che esiste da decenni sotto i governi della destra moderata, del centro e della sinistra – sotto il controllo dell’esercito, del servizio di sicurezza Shin Bet e dei sistemi giudiziari, gli eroi della nazione – e contrastati solo da una manciata di autentiche persone di sinistra. Smotrich dice ciò che la maggior parte degli israeliani pensa, che lo sostengano, che siano indifferenti o ciechi nei suoi confronti.

Dopo tutto, non siamo come quelle persone. E così abbiamo creato un modello concettuale per coprire la bruttezza. Ci sono insediamenti legali e ci sono avamposti illegali; se rimuoviamo solo gli avamposti saremo giusti. C’è il terrore palestinese – senza motivo, senza contesto e senza alcuna giustificazione, ed è per questo che ora non possiamo porre fine all’occupazione. Magari un’altra volta. Poi c’è sto diritto al ritorno per i rifugiati palestinesi, che è antisemitismo, quindi è per questo che non c’è partner per i colloqui di pace e non c’è nulla di cui parlare.

L’estrema destra non ha bisogno di tutte queste distrazioni. Tutti gli altri hanno bisogno di loro. E questa è l’unica differenza tra i due lati, così piccola che è difficile dire quale sia preferibile.

 

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://bit.ly/2YFZz4u
Publication date of original article: 04/08/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=26765

 

Tags: Politica sionistaElezioni israeliane 2019Palestina/Israel
 

 
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