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English  
 EDITORIALS & OP-EDS 
EDITORIALS & OP-EDS / Salviamo la cattedrale del cuore
Lettera di un prete di campagna
Date of publication at Tlaxcala: 19/04/2019
Original: Sauvons la cathédrale du cœur
Lettre d'un curé de campagne

Translations available: Español 

Salviamo la cattedrale del cuore
Lettera di un prete di campagna

Lundi Matin

Translated by  Silvana Fioresi

 

Abbiamo ricevuto questo commovente testo scritto da un prete di campagna di passaggio a Parigi. Sconvolto, lancia un appello affinché Notre Dame di Parigi sia lasciata intatta, cioè strappata dalle mani dei predatori dalle fiamme dell’incendio e infine resa al popolo e al suo libero uso.

Foto Bernard Chevalier

Fratelli e sorelle,
 
Ieri, Notre Dame di Parigi è bruciata. A suo tempo, Cristo ci ha dato l’esempio cacciando i mercanti dal tempio. Tutti i veri cristiani devono, oggi, cacciare i mercanti di templi dal tempio del loro cuore. Senza di questo soccomberanno alle oscene manovre di speculatori di ogni tipo, politici, evasori fiscali, bigotti, ignoranti in cerca di radici, o gruppi inquinatori, che hanno fretta di tirare la coperta verso di loro. Ricordiamo, alle mani che diventano generose solo in base alla gloria che ne ricavano, queste veritiere parole: “Non potete servire a Dio e a mammona” (Mt 6:24).
 
Che contrasto tra questo sordido sotterfugio e lo spettacolo solenne che le strade di Parigi offrivano ieri sera: l’antica passione del fuoco ci riuniva, e il silenzio del raccoglimento aleggiava sulla città, un silenzio di fuoco che mi ricordava quello delle estasi pasquali, un silenzio che nessun fasto, nessuna cassa comune, nessun dono defiscalizzato non comprerà mai. Abbiamo vissuto la grandezza di un momento di tempo puro e nessuno, per poco che avesse partecipato a questa grande comunione, fino al più indecente scattatore di selfie, non poteva affatto uscirne indenne. Ciò nonostante, fratelli e sorelle, ve lo dico: è meno urgente ricostruire la cattedrale di pietra che salvare la cattedrale del cuore.
 
Mi stupisco di constatare che coloro che cacciano i loro prossimi come furfanti ripetendo in continuazione che non hanno un centesimo da dargli, facciano scorrere oro a palate quando ne va dell’immagine di una capitale in cui vive l’egoismo, la cupidigia, gli alloggi vuoti, la caccia ai poveri e agli stranieri, i divertimenti frivoli. Mi stupisco anche di questo attivismo sfrenato che li ha colpiti, passata la notizia, laddove il re David avrebbe coperto per settimane intere il suo volto di ceneri, laddove l’Imperatore cinese si sarebbe attenuto a tre giorni di bagni d’acqua santa. Coloro che ci governano non si sono chiesti quale mano li aveva colpiti? Sono così orgogliosi, che neanche la catastrofe più inattesa prenderebbe ai loro occhi la forma di un presagio?
 
La verità, fratelli e sorelle, è che il Regno dei Cieli è più vicino, oggi, agli sfollati di Notre Dame delle Lande che ai turisti che occupano il piazzale davanti a Notre Dame di Parigi per grazia di Airbnb. Victor Hugo diceva che la cattedrale era una magnifica opera d’arte prodotta da dei vandali: le meraviglie del mondo sono state innanzitutto delle capanne. Cristo non è forse nato in una stalla ? Il nostro mondo soffre di un male e di un orgoglio inestirpabile, quello del rifiuto di non lasciar morire niente, di non lasciar cambiare niente.
 
La storia ha per noi il ritmo del rinnovo. Ma i rattoppi successivi hanno solo il senso di fissare il vero movimento, di impedire ogni rinnovamento e ogni conversione. Victor Hugo aggiunse che l’arte dimenticata delle cattedrali, l’accademismo l’aveva uccisa. Ora, il pericolo che ci minaccia oggi non è più quello dei pedanti fanatici di latino o di greco. È più grave e più pressante. Ha al suo servizio un’armata di tecnici del suono e di cameramen, scatena delle tempeste di flash e sirene di convogli speciali, riunisce i potenti, i ricchi e i direttori dello spettacolo in una lugubre cospirazione. Voglio parlare della tetanica pulsione a conservare chi cattura le anime, sbalordite dall’abbagliante evidenza della catastrofe. Insomma, bisogna assolutamente che non succeda niente, il trionfo del sinistro Viollet le Duc, maestro dell’architettura da due soldi, deve essere eterno!
 
Fratelli e sorelle, quello che per noi la cattedrale di Parigi incarna veramente, che ieri finalmente ci è stata resa, è la possibilità di pensare e di abitare in questo mondo, una possibilità di cui quelli che ci governano sono completamente sprovvisti. Ieri, la cattedrale ha smesso per noi di essere questa vaga massa architettonica che si ritaglia a volte all’angolo delle strade, questa ennesima anticaglia da museo iscritta nel “patrimonio dell’umanità”, che si visita soltanto attraverso il proprio telefono. Se i cuori di tutti i Parigini si sono stretti allo spettacolo dell’incendio, non è per il fatto di contemplare impotenti la sparizione di un gioiello del turismo francese, ma di non aver mai abitato né vissuto con la cattedrale che sfioravano tutti i giorni.
 
Ogni cuore mormorava: “Ma come? ecco che ci tolgono questo edificio maestoso, questa casa abbandonata di Dio, questo lascito delle età passate affidato al peggior sfruttamento da sciacalli tirati a lucido, prima ancora che abbia potuto appartenerci, prima ancora che noi le prestassimo la minima attenzione, mentre proprio noi non abbiamo potuto farne uso!”. Quello che ci era stato preso, in preda alle fiamme, ridiveniva comune, oggetto di un rimpianto e di un’ira comune. Mentre vagavo per le viuzze del quartiere della Huchette, per i larghi marciapiedi del ponte della Tournelle, mi insinuavo tra la folla arrestata dallo scoppio delle fiamme. Sentivo una voce esclamare : “è bello”.
 
E un’altra : “ mi piacerebbe che non la ricostruissero mai”. Non sono lontano dal dar loro ragione. Il cuore talvolta ha bisogno di ritrovare l’asprezza del deserto. Questo edificio non sarebbe forse più vivo nel vedere il legno incendiato del suo transetto servire da concime per far sbocciare i caprifogli, l’Ile Saint Louis nel vivere un po’ meno al ritmo dei turisti, gli esseri nell’unirsi veramente sul suo piazzale per discutere della loro condizione, mentre i cuori rinsecchiti dei fanti della missione sentinella si allontanerebbero un po’ e che questi luoghi, allora, ritroverebbero forse qualcosa di sacro?
 
Notre Dame, finalmente strappata ai suoi profanatori dalle fiamme, potrebbe allora ritornare al popolo, che ne farebbe uso per ospitare i poveri e gli esiliati, prendere cura dei malati e degli sfortunati, servire le sane rivolte e i degni furori, insomma, ristabilire un’apparente giustizia divina in questo mondo.
 
Le rovine della cattedrale, rese all’uso popolare, ci ricorderebbero che le cose passano, spiegherebbero ai potenti, per quanto imponente o ridicolo che sia il loro regno, che quest’ultimo dovrà finire, e che il loro mondo finirà in una fiammata senza grida né gemiti, in uno svenimento che rallegrerà i cuori come un falò. Se la cattedrale ci emoziona, miei cari fratelli e sorelle, è anche perché ci ricorda che il pensiero, la vita e il lavoro non sono sempre state cose distinte, che ci fu un tempo in cui le rovine che producevamo non erano parcheggi sotterranei, lattine d’alluminio millenarie e budelli di metropolitane.
 
Come dice Victor Hugo, l’intelligenza umana ha forse un giorno lasciato l’architettura per la tipografia, questa ha ucciso quella. Ma per quelli che già ieri pensavano di trarre un vantaggio dal disastro mentre il fuoco non aveva ancora finito il suo lavoro, il libro è da tempo uno spazio di vacuità, ogni intelligenza ha smesso di esistere, finché una vana Ambizione serve da Bibbia.
 
La cattedrale non richiede un salvataggio patrimoniale degno di Sisifo, destinato a finire lacerato dall’ipocrisia dei suoi mecenati, ma testimonia l’urgenza di imparare di nuovo a pensare e a vivere con i nostri mezzi, per lasciare la prigione di informazioni e di immagini che ci separa, e ritrovare il potere espressivo di una produzione collettiva, manuale e durevole. Un prete di campagna in visita a Parigi 




Courtesy of Tlaxcala
Source: https://lundi.am/Sauvons-la-cathedrale-du-coeur
Publication date of original article: 16/04/2019
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=25869

 

Tags: Incendio Notre DameFranciaParigi
 

 
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