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 23/10/2018 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
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 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Siamo condannati ad una recessione nel 2020 – e non avremo gli strumenti per affrontarla
Date of publication at Tlaxcala: 20/09/2018
Original: We are due a recession in 2020 – and we will lack the tools to fight it
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Siamo condannati ad una recessione nel 2020 – e non avremo gli strumenti per affrontarla

Nouriel Roubini
Brunello Rosa


 

Le condizioni saranno presto mature per una crisi finanziaria, ma i governi avranno le mani legate.

A dieci anni dal crollo di Lehman Brothers, ci si chiede se sono state imparate le lezioni necessarie per prepararsi alla prossima crisi. La domanda più pertinente però sarebbe cosa effettivamente scatenerà la prossima recessione, e quando.

 

L’attuale espansione globale continuerà probabilmente anche nel prossimo anno. Gli Stati Uniti stanno conducendo ampi deficit di bilancio, la Cina sta perseguendo disinvolte politiche fiscali e creditizie e l’Europa rimane sulla via della ripresa. Entro il 2020, le condizioni saranno però mature per una crisi finanziaria, seguita da una recessione globale.

Ci sono 10 motivi a supporto di questa tesi. Innanzitutto, le politiche di stimolo fiscale, che stanno attualmente spingendo il tasso di crescita annuale americano al di sopra del proprio potenziale del 2%, non sono sostenibili. Entro il 2020, lo stimolo si esaurirà ed una moderata pressione fiscale porterà la crescita dal 3% a poco meno del 2%.

In secondo luogo, visto che lo stimolo ha avuto un cattivo tempismo l’economia americana si sta surriscaldando e l’inflazione sta salendo al di sopra dell’obiettivo. La Fed continuerà quindi ad alzare il tasso dei fondi federali dal suo attuale 2% ad almeno il 3,5% entro il 2020; questo probabilmente farà salire i tassi di interesse a breve ed a lungo termine, così come il dollaro USA.

L’inflazione nel frattempo sta aumentando anche in altre importanti economie, e l’aumento dei prezzi del petrolio sta contribuendo ad acuire tale spinta. Ciò significa che le altre principali banche centrali seguiranno la Fed verso la normalizzazione della politica monetaria, che ridurrà la liquidità globale e probabilmente farà alzare i tassi di interesse.

In terzo luogo, le dispute commerciali dell’amministrazione Trump con Cina, Europa, Messico, Canada ed altri paesi aumenteranno quasi sicuramente, portando ad una crescita più lenta e ad una maggiore inflazione.

In quarto luogo, le altre politiche statunitensi continueranno ad aggiungere pressione stagflattiva, spingendo la Fed a rialzare ancora i tassi di interesse. L’amministrazione sta limitando gli investimenti in entrata ed in uscita ed i trasferimenti in tecnologia, cosa che sta interrompendo le catene di approvvigionamento. Sta cercando di bloccare l’arrivo di immigrati, necessari invece per mantenere la crescita man mano che la popolazione americana invecchia. Sta scoraggiando gli investimenti nell’economia verde. E non ha una politica infrastrutturale per affrontare i colli di bottiglia dal lato dell’offerta.

In quinto luogo, la crescita nel resto del mondo probabilmente rallenterà – ancor più visto che altri paesi ritengono opportune ritorsioni contro il protezionismo statunitense. La Cina deve rallentare la propria crescita per far fronte a sovraccapacità ed eccessivo indebitamento. I già fragili mercati emergenti continueranno a sentire il contraccolpo del protezionismo e dell’irrigidimento delle condizioni monetarie americane.

In sesto luogo, anche l’Europa registrerà una crescita più lenta, a causa della stretta della politica monetaria e delle frizioni commerciali. Politiche populiste in paesi come l’Italia possono inoltre portare ad un’insostenibile dinamica del debito all’interno dell’eurozona. Il “circolo vizioso” ancora irrisolto tra governi e banche che detengono debito pubblico amplificherà i problemi esistenziali di un’unione monetaria incompleta, con una condivisione inadeguata del rischio. In queste condizioni, un’altra crisi globale potrebbe spingere l’Italia ed altri paesi ad uscire completamente dall’eurozona.

Settimo, i mercati azionari statunitensi e globali sono sopra media. I rapporti prezzo/utili negli Stati Uniti sono superiori del 50% rispetto alla media storica, le valutazioni del private equity sono diventate eccessive, ed i titoli di stato sono troppo costosi, dati i loro bassi rendimenti ed i premi a termine negativi. Il credito ad alto rendimento inoltre sta diventando sempre più costoso, ora che il tasso di leva delle società statunitensi ha raggiunto livelli storici.

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Courtesy of Come Don Chisciotte
Source: https://www.theguardian.com/business/2018/sep/13/recession-2020-financial-crisis-nouriel-roubini
Publication date of original article: 13/09/2018
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=24102

 

Tags: RecessioneCapitalismo globaleEconomia mondiale
 

 
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