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 17/10/2018 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 ABYA YALA 
ABYA YALA / “Cuba denuncia la politica degli USA e dinamizza il ruolo della Rivoluzione!”
Intervista con Luciano Vasapollo
Date of publication at Tlaxcala: 08/05/2018
Translations available: Español  Français  Português/Galego  English 

“Cuba denuncia la politica degli USA e dinamizza il ruolo della Rivoluzione!”
Intervista con Luciano Vasapollo

Achille Lollo

 

Le continue pressioni politiche e, soprattutto, le operazioni “d’intensità limitata” della CIA e del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, realizzate in quasi tutti i paesi dell’America Latina, stanno opérations «d'intensità limitata» e la stabilità di molti paesi latino-americani, di modo che la congiuntura politica ed economica del continente sta diventando sempre più complessa.

L’VIII Plenario dei Paesi Americani ha dimostrato chiaramente che gli USA stanno cercando di disintegrare tutto quello che i governi progressisti hanno creato in questi anni. Dalle riforme sociali ai progetti di cooperazione regionale (Mercosul, CELAC e UNASUR). Un contesto che, per analogia storica, ripropone la presenza e il ruolo politico di Cuba nelle vesti di estremo difensore della sovranità e dell’indipendenza di tutti i paesi latino-americani. Per questo motivo, l’elezione di Miguel Diaz-Canel a presidente della Repubblica di Cuba è di estrema importanza per due motivi. Il primo, poiché con lui il processo rivoluzionario socialista e martiano — che l’imperialismo statunitense vorrebbe estinguere —, continuerà promuovendo l’evoluzione economica e la dinamica politica della Rivoluzione iniziata nel 1959. Infatti, si tratta di un processo rivoluzionario che, nel pieno rispetto della logica del socialismo, ha ampliato il concetto di democrazia popolare, vivendo direttamente le fasi dell’evoluzione storica, in cui non è mancata la continua ricerca per meglio sistematizzare la pianificazione del bene pubblico e degli elementi programmatici.

Il secondo, poiché il governo, lo Stato e il popolo di Cuba hanno iniziato a vivere il terzo tempo di una Rivoluzione, rivelatasi unica nel tempo e sempre più moderna. Per questo, abbiamo intervistato il professor Luciano Vasapollo per analizzare la forza ideologica di questa Rivoluzione e, quindi, capire l’importanza e il ruolo geostrategico dello Stato rivoluzionario nell’attuale congiuntura politica di Cuba e del continente latino-americano.

Luciano Vasapollo

Achille Lollo — Mentre gli italiani si addormentavano con la telenovela “DiMaio X Salvini”, Cuba nell’VIII Plenario dell’America, realizzato a Lima, nel Perù, denunciava l’asservimento dell’OSA alla Casa Bianca e i nefasti effetti della politica imperialista degli Stati Uniti nell’America Latina. Il duro intervento del Ministro degli Esteri cubani, Bruno Rodríguez Parrilla e poi quello del nuovo presidente cubano, Miguel Diaz-Canel, sono scintille momentanee o mettono in evidenza il ruolo politico che Cuba pretende avere in America Latina?

Luciano Vasapollo: Effettivamente, il 14 aprile, il ministro Bruno Rodríguez Parrilla ha provocato un corto circuito nella Cumbre di Lima, accusando pubblicamente non solo il Segretario Generale dell’OSA, Luis Almagro, ma, soprattutto, il progetto strategico della Casa Bianca, che pretende ricomporre la sua sfera d’influenza in tutti i paesi latino-americani, utilizzando sporche manovre elettorali, gli impeachment giuridici e il sabotaggio economico. A questo proposito, approfitto per citare le parole del Ministro Bruno Rodríguez Parrilla: ”…I fatti recenti dimostrano che l’OSA e specialmente il suo Segretario Generale, sono diventati strumenti degli Stati Uniti. Di cui, oggi, l’obiettivo è ristabilire la dominazione imperialista, distruggere la sovranità nazionale con interventi non convenzionali, abbattere i governi popolari, sbaragliare le conquiste sociali e instaurare nuovamente il liberismo selvaggio in tutto il continente …”. In questo modo, le durissime parole del ministro Bruno nei confronti degli USA, sono diventate una referenza politica per i governi progressisti dell’America Latina e per i partiti della sinistra del mondo intero, soprattutto quando ha affermato che: “… Cuba non accetterà né le minacce e tantomeno i ricatti del governo degli Stati Uniti. Noi, non vogliamo lo scontro, però, non negozieremo nessuna delle nostre questioni interne e non cederemo di un solo millimetro i nostri principi. In difesa dell’Indipendenza della Rivoluzione e del Socialismo, il popolo cubano ha fatto molti sacrifici, per questo il prossimo 19 aprile commemoreremo, con molto orgoglio, la battaglia di Playa Giron, dove sconfiggemmo l’ennesima aggressione mercenaria!

In pratica, queste due frasi sintetizzano il futuro politico di Cuba soprattutto, dopo quello che è stato fatto contro il Venezuela e contro Cuba in questa Cumbre, mettendo nuovamente in evidenza i comportamenti e le posizioni rivoluzionarie cubane, che nella Casa Bianca pensavano essersi affievolite, dopo la riunione di Raul Castro con Obama. Infatti, quattro giorni dopo, il 19 aprile, il nuovo presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel era ancor più specifico e radicale e per questo voglio citare la sua frase: “… Confermo che la politica estera di Cuba continuerà inalterata e torno ad affermare che nessuno riuscirà a debilitare la nostra Rivoluzione, perché Cuba non fa concessioni che toccano la sua sovranità e l’indipendenza ….I cambiamenti che sono necessari li faremo quando la sovranità del popolo cubano li avrà decisi”. 

Vorrei ricordare che in questo Plenario dei governi latino-americani, la presenza della CIA si è fatta sentire in maniera vergognosa. Soprattutto quando un gruppo di paesi ha proposto di escludere il Presidente Maduro, per dar voce ai rappresentanti dell’opposizione venezuelana. Un’operazione di propaganda elettorale autenticamente provocatoria, se consideriamo che, il 20 maggio, in Venezuela si realizzeranno tre elezioni, quella presidenziale, quella per il rinnovo dei membri dei parlamenti degli stati della federazione e quella per l’elezione dei membri dei Consigli Municipali. Lo show organizzato dalle antenne di Langley è poi continuato con la presenza di una decina di oppositori cubani, logicamente residenti a Miami.

L’elezione a presidente della Repubblica di Miguel Diaz-Canel ha sorpreso gli osservatori e soprattutto i critici, che già avevano annunciato la fine della Rivoluzione.  Questa scelta cosa rappresenta nell’insieme della congiuntura politica di Cuba?

La scelta di Miguel Diaz-Canel rispecchia la grande forza di espressione che la democrazia popolare, socialista e partecipativa, oggi, dimostra di avere a Cuba. Infatti, Miguel Diaz-Canel rappresenta la continuità della Rivoluzione cubana, poiché è un quadro che si è formato all’interno di questo processo rivoluzionario, partecipando in tutte le fasi della costruzione della democrazia popolare. Vorrei ricordare che fin da giovanissimo Miguel Diaz-Canel ha preso parte a questa Rivoluzione, prima come militante e poi come dirigente della gioventù comunista universitaria. Professionalmente è un ingegnere elettronico. Ha disimpegnato il ruolo di professore titolare nella facoltà di Ingegneria Elettrica nell’Università Centrale di Las Villas per poi essere nominato rettore dell’omonima università. Ha diretto per dieci anni il PCC nella provincia di Villa Clara e poi in quella di Holguín. Nel 1991 integrò il Comitato Centrale del PCC e poi nel 2002 fu chiamato nel Burò Politico. Nel 2009 fu chiamato a dirigere il Ministero dell’Educazione Superiore come ministro. Poi, nel 2013, fu indicato dal Parlamento cubano per esercitare l’incarico di primo Vice-Presidente nel Consiglio di Stato e dei Ministri.

Vorrei sottolineare che la sua elezione a presidente è stata molto trasparente, rappresentando, quindi, l’affermazione della terza generazione di questo processo rivoluzionario, perfettamente integrata nella guida politica e ideologica di Cuba. Infatti, Miguel Diaz-Canel è stato eletto presidente all’unanimità dai 605 membri del Parlamento, per governare cinque anni, cioè fino al 2023, avendo la possibilità di essere rieletto una seconda volta fino al 2028. E posso affermare, con estrema sincerità, che Miguel Diaz-Canel oltre ad essere un grande dirigente e un grande marxista, è anche un grande compagno che conosco come un fratello e che considero il miglior continuatore della tradizione comunista e socialista cubana. Forse per questo nelle capitali del mondo occidentale qualcuno ha storto il naso!

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Miguel Díaz-Canel e sua moglie Lis Cuesta Peraza, nella coda per il voto della nuova Assemble nazionale a Santa Clara l’11 Marzo 2018

Inizialmente la “grande stampa” del mondo occidentale ha commentato l’elezione di Miguel Diaz-Canel usando aggettivi pieni di livore. Poi, tutti o quasi, da “La Repubblica” al “New York Times”, hanno cercato di trasmettere l’idea che la Rivoluzione starebbe nella sua fase finale “… poiché la famiglia Castro esce dalle sale del potere …”. Potresti spiegare il perché di questo rancoroso terrorismo mediatico?

Purtroppo quando si parla di Cuba, i media del Primo Mondo ricorrono ai semplici aggettivi più che all’analisi politica. Usano la menzogna, per occultare la dignità di un popolo. Praticano una continua truffa semantica per degenerare la realtà vincente della democrazia socialista e popolare, proprio perché questa realtà continua viva, resistendo a ogni tipo di attacco. Sono convinto che se oggi un editorialista, utilizza aggettivi pesanti nei confronti di Cuba, come quelli usati durante la guerra fredda del tipo “ il regime dittatoriale castrista ….”, oppure “… il potere della famiglia Castro …” lo fanno unicamente per rispettare le norme che la logica dell’imperialismo ha stabilito per i mezzi di comunicazione.

In pratica, l’obiettivo di queste forme espressive è negare, in tutti i sensi, che a Cuba esiste un processo rivoluzionario popolare, che comporta l’esercizio della democrazia diretta e di base, l’affermazione dell’uguaglianza. Cioè negare i fondamenti della democrazia socialista. Per esempio, per anni hanno accennato al cosiddetto “potere della famiglia Castro”, però hanno sempre omesso che nessuno dei sette figli di Fidel e dei quattro di Raul hanno mai ricoperto incarichi di governo!

La verità è che il popolo cubano ha trovato nei massimi artefici della Rivoluzione del 1959 e poi nel PCC i suoi dirigenti, di cui ha piena fiducia. Fidel Castro, Che Guevara, Raul Castro, Camilo Cienfuegos e tutti gli altri militanti della Sierra hanno messo in moto una Rivoluzione che è divenuta profondamente popolare, anti-colonialista, anti-imperialista, martiana e socialista. Una Rivoluzione che senza l’appoggio politico e il sostegno morale delle masse cubane non avrebbe resistito nel tempo a tutti gli attacchi che ha sofferto dal 1959 fino ad oggi!

Quindi, chi ricorre alla fraseologia della guerra fredda fa semplicemente del terrorismo mediatico. E questo vale per il prestigioso editorialista del “New York Times”, come pure per quelli, evidentemente meno prestigiosi, di “Libero” o di “La Repubblica”! Un terrorismo mediatico che comunque non è gratuito, perché è parte integrante del “business” della propaganda politica disegnata dalle eccellenze dell’imperialismo che poi è compensato con i contratti di pubblicità delle multinazionali.

Subito dopo l’elezione di Miguel Diaz-Canel, il Segretario Generale dell’OSA, Luis Almagro ha diramato un comunicato assurdo, squalificando il sistema elettorale cubano. Potresti fare alcuni esempi per spiegare il funzionamento del modello elettorale di Cuba?

Continuano a dire che le elezioni in Cuba non sono democratiche poiché sarebbero limitate ai soli membri del Partito Comunista Cubano!... Purtroppo per ignoranza o per cattiveria dimenticano che degli otto milioni di elettori, solo 800.000 hanno la tessera del PCC e solo 400.000 sono membri della gioventù del PCC, cioè la UJC.  Ciò significa che 85% degli elettori, cioè, all’incirca 6.800.00 non sono membri del PCC. Nelle ultime elezioni, dove la partecipazione popolare è stata massiccia con l’86,5 % di elettori, sono stati eletti i 605 membri del Parlamento, di cui 293 deputati, (vale a dire il 48,5%) non sono membri del PCC! Senza dimenticare che dei 605 deputati, 322 sono donne (53%) e 338 (56%) sono stati eletti per la prima volta. Inoltre 40% dei parlamentari eletti sono neri o meticci, l’età media è di quarantanove anni, mentre un gruppo di ottanta nuovi deputati ha tra i diciotto e i trentacinque anni! I vecchi quadri della Sierra Maestra sono appena sessanta, cioè il 9,5%!

Comunque l’elemento più importante che gli analisti della “grande stampa” dimenticano quando devono criticare il modello elettorale cubano è che il Partito Comunista Cubano “per legge”,  non può presentare candidati alle elezioni. Questi sono selezionati ed eletti dalle basi popolari nelle elezioni municipali, poi in quelle provinciali e infine in quelle legislative. Non è come qui da noi in Italia, dove i candidati del PD o di Forza Italia che non furono eletti per mancanza di voti, poi sono recuperati con la cosiddetta lista del partito!

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Per quanto riguarda il comunicato di Luis Almagro è frutto del rancore che lui porta nei confronti della sinistra e di tutto quello che la sinistra rappresenta in America latina. Infatti , lui è sempre stato un “Blanco”, cioè un militante del Partido Nacional. Però per far carriera come diplomatico capì che doveva entrare nel Frente Amplio. Per questo s’iscrisse al MPP, diventando prima assessore per le questioni internazionali di José Mujica, all’epoca ministro dell’agricoltura nel governo di Tabaré Vasquez e poi ambasciatore in Cina. Poi quando Mujica divenne presidente fu nominato ministro degli esteri giacché nel Frente Amplio era l’unico con esperienza di ambasciatore . In seguito Mujica lo propose come Segretario Generale dell’OSA, dove Almagro ritornò a essere il “Blanco” attaccando soprattutto il Venezuela, Cuba e la Bolivia. Tanto e vero che il giornale uruguayano “El Observador” il 20/11/2015 pubblicò la lettera con cui l’ex-presidente Mujica lo chiamò di traditore. A Washington, Almagro è chiamato di “Mr Panqueca” (pancake), poiché Antonio Mercader di “El Pais” scrisse:  “…Almagro cambia idee politiche più velocemente che la frittura di un Panqueca e il suo zig-zag politico è stato una costante nella sua carriera politica”. Perciò quello che Almagro ha detto contro l’elezione di Miguel Diaz-Canel fa parte del glossario di Mr Panqueca!

Per le eccellenze della Casa Bianca tutto quello che oggi si muove fuori dei concetti della democrazia borghese, che mette in discussione la logica dell’imperialismo e che denuncia gli effetti della dipendenza geostrategica ed economica è considerato un nemico, come ai tempi della Dottrina di Sicurezza Nazionale?

Le apparenze e le morfologie mediatiche sono cambiate, però il concetto di “Stato Canaglia” è lo stesso. Per la Casa Bianca, Cuba continua a essere uno stato canaglia, come la Siria, l’Iran, e come, in passato, furono etichettati l’Angola, il Nicaragua, la Libia e tanti altri paesi con governi rivoluzionari. Per esempio, basta sfogliare gli annali dei giornali statunitensi per leggere le assurdità dette da Chester Croker quando, nel 1982, l’esercito del regime razzista sud-africano invase, per la seconda volta il sud dell’Angola. Oppure rileggere i controversi editoriali dei principali giornali europei quando gli occupanti sudafricani furono definitivamente sconfitti, nel maggio del 1988, nella battaglia di Cuito Cuanavale, grazie alla valorosa partecipazione dei combattenti internazionalisti cubani al lato dell’esercito angolano (FAPLA).

Purtroppo la logica dell’imperialismo, con il democratico Barack  Obama o con il super conservatore Donald Trump è una logica di potere che si ripete negli anni, cambiando appena il linguaggio e gli aspetti esteriori. La verità è che la concezione geostrategica delle eccellenze che si sono succedute alla Casa Bianca non è mai cambiata, dall’Operazione Fenix in Vietnam all’Operazione Condor in America Latina, dall’invasione di Granada a quella del Nicaragua con i Contras, dall’attacco all’Iraq a quello contro la Libia, dal Blocco economico nei confronti di Cuba alle sanzioni contro il Venezuela.

La richiesta del senatore statunitense, Marco Rubio, per una maggiore applicazione del Blocco economico e le pressioni del governo di Donald Trump su quello canadese, per cercare di ridurre la presenza delle 85 imprese canadesi, alcune delle quali garantiscono la raffinazione del nichel, sono iniziative politiche personali o, invece, rappresentano della concezione geostrategica degli Stati Uniti?

Purtroppo negli Stati Uniti importanti questioni geostrategiche sono utilizzate per alimentare campagne elettorali o per rafforzare la leadership all’interno di un partito. Infatti, il senatore di Miami Marco, Rubio, ha già detto agli sponsor del Partito Repubblicano che il prossimo presidente degli USA dovrà essere di origine “hispanica”. Per questo,— rivendicando l’origine cubana dei suoi genitori — il senatore Marco Rubio difende una maggiore applicazione del Blocco economico e la rottura delle relazioni diplomatiche con Cuba, per promuovere la sua campagna elettorale all’interno del Partito Repubblicano. Nello stesso tempo il governo di Donald Trump moltiplica le pressioni politiche sul governo canadese cercando di imporre il “comando imperialista” e, quindi, accontentare la borghesia statunitense e le eccellenze di Wall Street.

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Comunque il Blocco economico è stato e rimane l’argomento centrale dello sviluppo economico e sociale di Cuba, per questo il presidente Miguel Diaz-Canel nel suo intervento nell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha sottolineato: “ Nessun paese ha resistito durante tanti anni senza arrendersi all’assedio economico, commerciale, militare, politico e mediatico com’è stato nel caso di Cuba….Per questo continueremo ad affrontare le minacce del poderoso vicino imperialista. Comunque saremo sempre disposti a dialogare e a cooperare con chi, a sua volta, lo voglia, sempre mantenendo il rispetto e un rapporto di eguaglianza. In questa legislatura non ci sarà spazio per quelli che aspirano a una restaurazione capitalista. Questa legislatura difenderà la Rivoluzione e continuerà il perfezionamento del socialismo. Infatti diciamolo in parole povere: la Rivoluzione cubana continua con la camicia da Verde Olivo, disposta a sostenere qualsiasi tipo di conflitto…”.

Con Raul Castro presidente, il governo cubano ha implementato una serie di cambiamenti nel suo sistema economico, dove la presenza dello Stato rimane concentrata nei settori strategici, vale a dire la pianificazione socialista, lo sviluppo energetico e la difesa della sovranità. Continueranno le riforme del Modello Economico Cubano?

Il dramma e le difficoltà del “Periodo Especial” hanno permesso al governo cubano di definire la metodologia per perfezionare il modello economico socialista cubano. Per questo motivo, dal 1995 gli indici economici cominciarono a migliorare. In seguito, nel 2000 lo sviluppo dell’economia cubana si stabilizzò oscillando tra il 4% e il 5%, por poi, nel 2006, registrare una crescita improvvisa toccando l’11%. Perciò nel 2010, il governo di Raul Castro decise di diminuire la presenza dello Stato nell’economia, permettendo che una serie di attività commerciali e di servizi fossero gestiti e amministrati dai privati, diventati, quindi proprietari e impresari. Molti di questi sono diventati persino deputati in Parlamento. Nel 2016, quando scoppiò la crisi economica in Brasile e in Argentina e gli USA organizzarono il sabotaggio dell’economia del Venezuela, la recessione minacciò di attaccare l’economia cubana. Quindi, fu proprio in questa fase che ci fu la verifica di tutte le misure adottate dal governo cubano per promuovere il perfezionamento del modello economico socialista cubano, incluso il perfezionamento delle attività del settore privato.

Quello che molti non capiscono è che in Cuba le decisioni politiche e soprattutto quelle economiche dipendono dall’accumulo di esperienze vissute. Cioè, ogni decisione corrisponde a una fase specifica del processo di sviluppo e per questo motivo ogni decisione è studiata e analizzata collettivamente. Miguel Diaz-Canel è stato presente in tutti i dibattiti e i programmi di ricerca realizzati per definire i cambiamenti che dovevano essere introdotti nel processo di sviluppo, il che vuol dire che la Rivoluzione cubana, ancora una volta, avrà un presidente che conosce i meccanismi e le difficoltà per perfezionare il modello di pianificazione, che ha sempre avuto una dinamica propria. Tanto è vero che fino ad oggi la pianificazione dell’economia è stata ridefinita nove volte, non solo per dinamizzare i nuovi settori, ma  anche per correggere la ristretta evoluzione di quelli che si arenavano a causa del Blocco economico imposto dagli Stati Uniti.

Vorrei ricordare che nel mese di aprile del 2011 fu lanciato il piano di attualizzazione del modello di pianificazione socialista che, appunto, apportò una serie di piccoli, medi e di grandi cambiamenti nell’economia cubana. Poi, nel 2016, in occasione del 7° Congresso del Partito Comunista, questi cambiamenti furono oggetto di una completa verifica per determinarne la continuazione e l’eventuale ampliamento. Cioè, fu fatto un resoconto analitico di quello che è stato fatto, per poi definire quello che dovrà essere realizzato nel futuro. Quindi, è su queste basi che si sta lanciando il nuovo modello di pianificazione che si estenderà fino al 2030, vale a dire un processo di attualizzazione della pianificazione socialista in tutte le sue dimensioni».

Il presidente Raul Castro era riuscito ad aprire un canale di dialogo con il governo di Barack  Obama. Però, il successore, Donald Trump l’ha subito interrotto. Per riprendere questo dialogo bisognerà aspettare l’uscita di Trump dalla Casa Bianca? Nel frattempo cosa potrà fare Miguel Diaz-Canel?

Gli eventi internazionali non dipendono dalle singole persone, ma dalle relazioni e dai rapporti di forza che si sviluppano sul piano internazionale. Ribadisco che Miguel Diaz-Canel, proprio perché lo conosco, personalmente, cercherà di manifestare la volontà di pace di Cuba cercando di creare relazioni equilibrate con gli Stati Uniti. Faccio presente che il tentativo di avviare un processo di negoziazione con gli Stati Uniti , è sempre stato una decisione politica della Rivoluzione cubana e del popolo cubano. Raul Castro, nella funzione di Presidente, ha rappresentato e coordinato questa decisione collettiva del popolo. Un processo che si  poi reso concreto grazie, anche, alla moltiplicazione degli appelli da parte di entità internazionali, Papa Francesco primo fra tutti. In questo contesto le manifestazioni di solidarietà realizzate in tutto il mondo sono state molto importanti, anche perché hanno contribuito alla definitiva liberazione dei cinque eroi cubani. Purtroppo, dopo questo buon inizio, Obama ha cercato di imporre delle condizioni impossibili, mentre la grande stampa cercava di mettere il governo cubano all’angolo, facendo credere che era in atto la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi, di modo che il capitalismo sarebbe tornato a Cuba!

La verità è che Obama e i suoi consiglieri non hanno mai dato spazio alla discussione sulle grandi questioni legate alla normalizzazione. In realtà, c’è stato un timido passo iniziale con la riapertura delle ambasciate, cui non è seguita nessuna decisione da parte dell’amministrazione statunitense sulla questione del Blocco economico e sull’occupazione del territorio di Guantanamo. Infatti, per Cuba questi sono gli argomenti “sine qua non”, e fin tanto che gli Stati Uniti non decideranno di modificarli è impossibile parlare di normalizzazione delle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti.

Con Trump il processo di negoziazione si è definitivamente chiuso, non perché lui è un reazionario cattivo e collerico, ma perché rappresenta gli interessi di una parte della borghesia predominante statunitense. Di conseguenza, la Casa Bianca ha inasprito il Blocco economico contro Cuba perché vorrebbe ampliare questo blocco anche contro il Venezuela del presidente Maduro. Si tratta, quindi, di una decisione che rientra nel quadro di azioni strategiche per tornare a dominare nell’America Latina, eliminando tutti i governi progressisti. Una strategia che, come primo punto, impone la rottura con Cuba. Infatti, per l’imperialismo il processo di negoziazione con Cuba è diventato politicamente incompatibile coni colpi di stato giudiziari in Brasile, in Paraguay e in Ecuador, con il sabotaggio dell’economia venezuelana associato a vari tentativi eversivi. A questo tutto dipende dalla volontà degli Stati Uniti!

Infatti l’ex-presidente Raul Castro a questo proposito  ha detto “… Esiste un sentimento maggioritario nella popolazione degli Stati Uniti ed anche nella comunità cubana all’estero che è contraria alla continuazione del Blocco economico e, quindi, favorevole alla ripresa e al miglioramento delle relazioni bilaterali. Purtroppo gli individui e i gruppi che esercitano una grande influenza nelle decisioni del Presidente Trump sono legati a programmi e oprogetti ostili e aggressivi nei confronti di Cuba. Oggi, l’imperialismo statunitense crea conflitti, pratica politiche repressive …..Utilizza le sue multinazionali e le piattaforme tecnologiche egemoniche per imporre il Pensiero Unico, manipolare la condotta degli uomini, invadere la nostra cultura, cancellare la memoria e l’identità nazionale e soprattutto controllare e corrompere i politici e  manipolare le fasi elettorali”.

In pratica le trattative ricominceranno quando gli Stati Uniti rispetteranno le seguenti regole: 1) Rispetto e pari dignità fra i contraenti; 2) Nessuna rinuncia da parte di Cuba al suo progetto di società socialista e rivoluzionaria; 3) Fine immediata del Blocco economico; 4) Restituzione immediata del territorio cubano, dove fu costruita la base militare di Guantanamo.

I primi presidenti a incontrare Miguel Diaz-Canel sono stati il venezuelano Nicolas Maduro e il boliviano Evo Morales. Si tratta di una semplice manifestazione diplomatica o, invece, siamo di fronte a rafforzamento di un’alleanza politica, economica e geostrategica?

Mi ha fatto un immenso piacere vedere Nicolas Maduro riunirsi con Miguel Diaz-Canel, subito dopo la sua elezione e poi assistere, grazie a Telesur, all’incontro  con il presidente boliviano Evo Morales. Due incontri che non sono semplici manifestazioni diplomatiche. Rappresentano, invece, quello che tu hai detto e cioè il rafforzamento di un’alleanza, politica, economica e geostrategica. Vale a dire il rafforzamento dell’ALBA, di CELAC, di UNASUR nel momento in cui l’imperialismo statunitense sta cercando di mettere in crisi gli organismi regionali creati dai paesi progressisti , dopo essere riuscito a disarticolare il Mercosur sfruttando “ad hoc” la crisi del Venezuela e quella del in Brasile dopo l’impeachment contro Dilma Rousseff e poi con la detenzione dell’ex-presidente Lula.

Mi riferisco non solo alle prossime elezioni  del Venezuela, dove quasi sicuramente il PSUV e i partiti che integrano il Fronte Popolare vinceranno anche quest’elezione, confermando Nicolas Maduro alla presidenza e alla direzione di un governo, sempre più deciso a far rispettare la sovranità nazionale e le decisioni del popolo. Mi riferisco, anche, alle elezioni nel Paraguay, dove l’opposizione, riunita nel Fronte GANAR, ha registrato il 47,8% impedendo così alla destra di avere una maggioranza assoluta. Mi riferisco alla situazione del Nicaragua, dove le solite antenne di Langley hanno cercato di mettere in moto un processo eversivo manipolando alcune controversie con il governo sulla riforma della legge per le nuove contribuzioni delle pensioni. Mi riferisco alla situazione del Brasile, dove per dar continuazione al progetto di totale privatizzazione delle ricchezze naturali e strutturali in favore delle multinazionali , l’ex-presidente Lula è stato arrestato e ingiustamente condannato per impedire la sua vittoria nelle elezioni presidenziali di ottobre. Mi riferisco alla situazione dell’Argentina, che il governo conservatore di Mauricio Macri ha nuovamente fatto decadere nel pantano della recessione. Mi riferisco alla situazione della Colombia, dove l’accordo di pace con le FARC comincia a essere rimesso in discussione e quello con l’ELN resta sempre più incerto e lontano.

Il 18 aprile i ministri degli esteri di Brasile, Argentina, Colombia, Cile, Paraguai e Perù dichiaravano di sospendere temporaneamente la sua adesione a UNASUR. In questo modo UNASUR rischia di fare la stessa fine di Mercosur?

È possibile e il rischio è grande! D’altronde è quello che gli Stati Uniti hanno sempre voluto e che il signor Luis Almagro, cioè Mr. Panqueca, ha aiutato a fare. Non dimentichiamoci che le polemiche e le divisioni  nel Mercosur sono cominciate proprio quando Almagro disse “…Nicolas Maduro non può assumere la presidenza di Mercosur perché è un dittatore”. Purtroppo l’elezione in Cile del conservatore Sebastian Piñera Echenique  e l’opportunismo del presidente peruviano, Martin Vizcarra, hanno determinato l’affossamento di UNASUR, al punto che il ministro degli steri del Paraguay , Luis Loizaga — uno degli autori dell’Impeachment contro il presidente Fernando Lugo — ha dichiarato che “…UNASUR aveva bisogno di un nuovo lavaggio ideologico …”.

È chiaro che dietro questo scenario si muovono gli uomini legati alle eccellenze della Casa Bianca che stanno cercando di svilire i progetti di UNASUR, — soprattutto i programmi regionali energetici — per riproporre le formule liberiste che nell’ambito del “Consenso di Washington” prevedevano riciclare il Mercosur associandolo all’Alleanza del Pacifico, dove le multinazionali statunitensi dettano legge. Comunque, quello che io considero, gravissimo è che qui da noi, in Italia e nell’Unione Europea, la cosiddetta sinistra euro centrista, quella riformista ed anche certi settori della sinistra, per non prendere una posizione politica definita, fanno finta di ignorare la situazione dell’America Latina.

Il silenzio della “Grande Stampa” e soprattutto quello dei rappresentanti della destra venezuelana conferma le previsioni della vittoria del Fronte Popolare e quindi del presidente Maduro in Venezuela. Tu pensi che un nuovo successo del chavismo aumenterà ancor più l’evoluzione aggressiva della strategia imperialista che in questo momento considera Cuba e il Venezuela “nemici comuni”?

Gli Stati Uniti promuovono l’eversione, il sabotaggio e il terrorismo mediatico contro il governo bolivariano e contro il presidente Nicolas Maduro perché questi impediscono alle multinazionali statunitensi di sfruttare l’immensa ricchezza petrolifera e minerale del Venezuela. Se Chávez avesse permesso alla Chevron, alla Mobil e alla Texaco di continuare a pompare petrolio e gas come nel passato, sicuramente la Sesta Flotta degli Stati Uniti sarebbe rimasta attraccata nella base navale di Norfolk.

Purtroppo, gli interessi economici delle multinazionali e dei brokers di Wall Street non fanno sperare momenti di pace per il Venezuela, come per Cuba. Sono sicuro che con la vittoria del Fronte Popolare e la riconferma del presidente Nicolas Maduro alla guida del Venezuela, gli Stati Uniti aumenteranno la pressione e le restrizioni economiche e finanziarie. Infatti attaccando il Venezuela sul fianco economico e finanziario, gli USA pretendono indebolire l’ALBA e quindi riportare nella sua sfera d’influenza tutti i piccoli paesi caraibici. Alcuni dei quali, si associarono all’ALBA per usufruire dei benefici contrattuali petroliferi con Petrocaribe. Infatti, se il governo venezuelano continua a essere obbligato a importare l’80% degli articoli alimentari e industriali, che prima erano prodotti dalle industrie venezuelane, certamente la società petrolifera nazionale, PDVSA, non potrà più garantire i prezzi speciali e le quantità di petrolio a Petrocaribe. A questo proposito vorrei ricordare che l’Impeachment realizzato in Paraguay contro il presidente Francisco Lugo impedì la firma del contratto con Petrocaribe, la partecipazione del Paraguay nell’ALBA e il voto di questo paese in favore dell’entrata del Venezuela nel Mercosur.  Comunque una vittoria maggioritaria del Fronte Popolare in Venezuela è di estrema importanza perché può riaccendere in molti paesi del continente latino-americano la speranza e la volontà di consolidare la democrazia e la sovranità popolare.

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L'angolo dei cretini, Museo della Rovoluzione, L’Avana

 





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Tags: Cuba Miguel Díaz-Canel
 

 
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