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 17/07/2018 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UMMA 
UMMA / "Non rimarrò più incinta, non sono ancora matura"
Monologo dell'aborto
Date of publication at Tlaxcala: 02/04/2018
Original: مونولوج الإجهاض : لن أحمل مجددًا لأني لم أكبر بعد
Translations available: Español  Français 

"Non rimarrò più incinta, non sono ancora matura"
Monologo dell'aborto

Rim Ben Fraj ريم بن فرج

Translated by  Alba Canelli

 

Se sei una di quelle persone che giudicano facilmente gli altri, non leggere questo articolo.

Lei ...
Questa ragazza di un'età difficile da definire, con un bel sorriso infantile, è una figura ben nota nel café Liber-thé, nel quartiere Lafayette di Tunisi. Sembra tranquilla, sorseggiando il suo caffè, in tranquillità. Tra le dita, una penna a sfera con cui gioca tutto il tempo. Sembra un po' confusa, il suo diario, nero, aperto davanti a lei. Stamattina non riesco a trovare un tavolo libero al café, mi guarda mentre cerco un posto. Lei mi sorride e mi invita a sedermi al suo tavolo, dicendo con voce soave: "Puoi sederti". Accetto immediatamente e mi siedo di fronte a lei. Raccoglie le sue cose sparse sul tavolo per fare spazio al mio caffè.

Rompe il ghiaccio:

-Sei una giornalista, vero? Ho letto alcuni tuoi articoli.

Annuii: si. Le chiedo:

- E ti sono piaciuti i miei articoli?

Lei sorrise timidamente e disse:

- Ti racconterò una storia che forse piacerà ad alcuni tuoi lettori. Vuoi sentirla?

Stavo cercando qualcosa da scrivere, qualcosa di diverso dai soliti temi giornalistici ... qualcosa di completamente diverso.
Ha iniziato a parlare con tono serio.

- Una settimana fa sono andata dal mio medico. Mi ha chiesto quando mi sarei sposata. "Sarebbe la cosa migliore perché sei molto fertile, è una buona cosa, forse non sei consapevole di quanto sei fortunata. Altre vengono nella mia clinica per cercare di rimanere incinte mentre tu, vieni per abortire ...". 

Sì, ho abortito due giorni fa. Ogni volta che rimango incinta, immagino il sesso del bambino e gli dò un nome. Ogni volta che abortisco, piango molto, piango fino allo sfinimento per questo essere microscopico. Poi elaboro il lutto per la vita che non avrà e la vita che non avrò con lui. Il lutto di un pezzettino di me che ho perso abortendo.

Sospira e continua dicendo:

- Ovviamente, fissò un appuntamento per l'operazione e disse "Chiamami o lasciami un messaggio al mio numero privato come sempre quando sei di strada".
Rimase in silenzio. Ha bevuto qualche sorso di caffè. Mi guardò e disse:

"Sono sicura che ti starai chiedendo perché non uso la pillola. Non posso per ragioni mediche diverse complesse e difficili da spiegare. Quasi tutti i ragazzi che ho conosciuto rifiutano di usare il preservativo con il pretesto che diminuisce il loro piacere, anche se per me, in realtà non c'è molta differenza.

In un anno ho abortito quattro volte, è un numero record e qualcosa di cui mi vergogno di parlare. E' una cosa che mi ha portato al limite della pazzia e mi ha fatto pensare più volte al suicidio. La mia vita è diventata deprimente e oscura. Alzarsi dal letto ogni mattina e lasciare indietro il fardello che porto è molto difficile.
 
 
Rimase in silenzio. Abbassò lo sguardo, asciugò le lacrime, ha indossato gli occhiali da sole e ha continuato:

- Sai? Quando gli ormoni della gravidanza iniziano a fare il loro effetto, inizia la pazzia. Le voglie, il pianto improvviso, la perdita del desiderio, nausea costante, alimentazione compulsiva, incapacità di sopportare rumori forti, disgusto di qualsiasi odore e persino problemi a controllare i nervi. Purtroppo, ho conosciuto solo i primi mesi di gravidanza, ho messo fine all'attesa prima di raggiungere l'ottava settimana. Questa volta, ho perso completamente il controllo. Non potevo lavorare. Ero paralizzata. Non potevo seguire quello che succedeva. Sono diventata un cadavere addormentato, giorno e notte. Mia madre non capiva cosa stava succedendo.

Fortunatamente, il mio amico era sempre molto comprensivo e ha cercato con tutte le sue forze di alleviare il mio dolore, però pensava che lo ritenessi l'unico responsabile, che facevo la vittima lasciando a lui ogni colpa. Forse non capiva che ogni volta ero io a perdere parte di me e che volevo solo tenere una parte di lui dentro di me. Anche se ero pienamente consapevole che tutto ciò era follia da parte mia, mi aspettavo ogni volta che mi portasse con sé e fuggissimo insieme lontano dalle critiche e dagli sguardi della gente. Sono come ogni donna, ho un innato istinto materno e come tutte, voglio formare una piccola famiglia. Non ho smesso di amarlo un giorno, ma ero emotivamente esausta e persi ogni desiderio, anche nei momenti più intimi non riuscivo a smettere di pensarci.

Mi ha guardato dritto negli occhi e ha detto:

-Sono rimasta incinta otto volte e otto volte ho avuto un aborto. E ogni volta speravo in una cosa: celebrare la prossima gravidanza, come fanno tutte le donne di questo pianeta.

Ci guardavamo l'una l'altra e in quell'istante le lacrime scorrevano lungo le sue guance. Seguiva un silenzio ambiguo, interrotto dalla voce di Fairouz: "Sì, a volte c'è la speranza che viene dalla noia". 

Ha continuato:

- Non voglio che tu pensi che io sia una povera vittima. Sono assolutamente consapevole della mia responsabilità in tutto questo. Sai? I miei amici si divertono con il numero di volte che mi è successo.

Prende alcuni sorsi di caffè e dice: 
- Ora è tutto finito. Lascia che ti racconti alcuni dettagli di quello che mi è successo l'ultima volta. All'ingresso della lussuosa clinica privata, sono stata accolta da una giovane donna che si era appena sposata. Lo sapevo per il colore dei suoi capelli, dall'harqus (disegni all'hennè) che decoravano le sue mani e la quantità di trucco che aveva. Portava un'enorme fede nuziale che non esitò a mostrarmi quando le ho dato la busta del ginecologo. Mi ha accolto con assoluta freddezza e con un orribile sorriso forzato "Sei tu la paziente?" "Sì", ho detto. All'improvviso urlò:"Dammi la tua carta d'identità!" Gliela diedi e inserì i dati nel computer. Mi guardò male e disse: "Ooohh, sei una cliente famosa qui, sei sposata?" Ho ignorato la domanda, non riguardava lei o la clinica.

Di solito tutto accade normalmente, loro mi accolgono e mettono tutto a mia disposizione affinché mi senta a mio agio. Questa volta, tutto è stato terribile dall'inizio alla fine. Forse perché era sabato. Entrai nella sala operatoria e fui sorpresa nel vedere che non ero da sola. C'era una donna sulla barella accanto a me che stava per partorire. Il ginecologo è arrivato, mi ha fatto l'iniezione e quando mi sono svegliata la donna accanto aveva dato alla luce due gemelli che continuavano a gridare e io, non smettevo di piangere ...

Mi guardò sorridendo tra le lacrime:

- Sto bene ora. Sono sana. Presto riprenderò la mia vita normale. Mi prenderò cura di me stessa e non rimarrò di nuovo incinta, perché non sono ancora maturata né ho imparato. Ho un sacco di cose davanti a me e devo riorganizzare la mia vita. Ora, dopo aver perso peso, mi sento molto più leggera. Grazie per il tuo tempo e la tua attenzione. Puoi pubblicare la mia storia se vuoi.

E ha ironicamente aggiunto:

-Viviamo in un paese in cui abbiamo diritto all'aborto, immagina se fossimo nate in un altro paese arabo. Questo è il lato positivo della storia.
Dopo aver detto quest'ultima frase, aprì il suo diario e iniziò a riorganizzare i suoi appuntamenti e il lavoro accumulato. 

Era passata un'ora, durante la quale non avevo pronunciato una sola parola. Ho bevuto il mio caffè timidamente, guardandola con ansia, perché non volevo che lei pensasse da un momento all'altro che la stavo giudicando o disprezzando o che stavo provando pena per lei. Ho aperto il computer e ho scritto la sua storia rapidamente, parola per parola, per non dimenticare nessun dettaglio. 

Foto: Champ, opere di Zoë Buckman





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://goo.gl/5ckRTQ
Publication date of original article: 28/03/2018
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=23118

 

Tags: AbortoTunisia
 

 
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