TLAXCALA تلاكسكالا Τλαξκάλα Тлакскала la red internacional de traductores por la diversidad lingüística le réseau international des traducteurs pour la diversité linguistique the international network of translators for linguistic diversity الشبكة العالمية للمترجمين من اجل التنويع اللغوي das internationale Übersetzernetzwerk für sprachliche Vielfalt a rede internacional de tradutores pela diversidade linguística la rete internazionale di traduttori per la diversità linguistica la xarxa internacional dels traductors per a la diversitat lingüística översättarnas internationella nätverk för språklig mångfald شبکه بین المللی مترجمین خواهان حفظ تنوع گویش το διεθνής δίκτυο των μεταφραστών για τη γλωσσική ποικιλία международная сеть переводчиков языкового разнообразия Aẓeḍḍa n yemsuqqlen i lmend n uṭṭuqqet n yilsawen dilsel çeşitlilik için uluslararası çevirmen ağı la internacia reto de tradukistoj por la lingva diverso

 19/06/2018 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Resistere al TTIP. La tua vita potrebbe dipendere da questo
Date of publication at Tlaxcala: 18/02/2018
Original: Resist a US trade deal. Your life may depend on it

Resistere al TTIP. La tua vita potrebbe dipendere da questo

George Monbiot

Translated by  Giuseppe Volpe

 

Pare una vera apocalisse di zombie. Batteri che pensavamo di aver dominato sono di nuovo in marcia, sconfiggendo quasi tutti i tentativi di annientarli. Avendo infranto i muri esterni hanno raggiunto le nostre ultime linee di difesa. La resistenza agli antibiotici è la più grande minaccia alla salute umana.



Sébastien Thibault/The Guardian

Infezioni un tempo facili da domare oggi minacciano le nostre vite. Medici avvertono che procedure di routine, quali tagli cesarei, sostituzioni del femore e chemioterapia potrebbero un giorno diventare impossibili a causa del rischio di esporre i pazienti a infezioni letali. Già nella sola Unione Europea 25.000 persone sono uccise ogni anno da batteri resistenti agli antibiotici.

Tuttavia le nostre ultime difese – i rari farmaci cui i batteri non sono ancora diventati immuni – sono sperperati con allegro trasporto. Anche se la maggior parte dei medici cerca di usarli con precisione e parsimonia, alcuni allevamenti di bestiame ci sguazzano. Li aggiungono al cibo e all’acqua forniti a interi branchi di bovini, maiali o polli; non per curare malattie, ma per prevenirle.
O neppure ciò. Negli anni ’50 gli allevatori scoprirono che piccole quantità di antibiotici aggiunti agli alimenti facevano crescere più velocemente gli animali. Usare antibiotici come promotori della crescita – basse dosi applicate di routine – è una formula perfetta per generare resistenza batterica. Tuttavia molti paesi continuano a consentire questa pratica avventata. La FDA statunitense chiede alle compagnie farmaceutiche di astenersi volontariamente di etichettare gli antibiotici come promotori della crescita. Ma con una strizzatina d’occhio suggerisce che siano rietichettati per “nuove indicazioni terapeutiche”. Circa il 75 per cento degli antibiotici usati negli Stati Uniti è dato ad animali da allevamento. La nostra città è sotto assedio e noi stiamo abbattendo le nostre stesse difese.
La UE e la Gran Bretagna non sono dei modelli. Il Guardian ha rivelato che sia i maiali sia i polli venduti qui sono infettati da super-batteri resistenti. Vergognosamente è tuttora legale in Gran Bretagna somministrare ai polli fluorochinoloni, potenti antibiotici che salvano molte vite umane: una pratica vietata persino dagli Stati Uniti. Ma per certi aspetti gli Stati Uniti, la cui produzione industriale di bestiame pare più simile a L’isola del dottor Moreau di H.G.Wells che a qualsiasi cosa uno riconosca come allevamento, fanno sembrare virtuosi i nostri metodi. La settimana scorsa l’Alleanza per Risparmiare i Nostri Antibiotici ha rivelato che gli Stati Uniti utilizzano in media circa cinque volte antibiotici per animale rispetto alla quantità usata in Gran Bretagna.
Perché? Perché il modello di allevamento del paese di grande produzione e vendita a basso prezzo, nel quale sono allevati grandi numeri di animali in condizioni spaventosein mega fattorie, non può essere sostenuto senza medicalizzazione di massa. Gli animali sono svezzati così giovani e così debilitati e così affollati che sono necessari metodi estremi per mantenerli in vita e in crescita. Gli impatti non sono limitati agli Stati Uniti: quando gli Stati Uniti starnutiscono il mondo si becca una salmonella resistente agli antibiotici.
C’è urgente necessità di un bando globale al trattamento di massa del bestiame con antibiotici e su qualsiasi uso degli antibiotici di ultima istanza nell’allevamento. Per quanto duro ciò possa essere per l’economia delle mega fattorie, la vita umana è più importante. Ma sta avvenendo il contrario. Il governo statunitense spera di usare trattati commerciali per abbattere la resistenza di altre nazioni a queste pratiche di allevamento. E la Gran Bretagna è in cima alla sua lista.
La UE vieta le importazioni di carni prodotte mediante alcuni dei metodi più disgustosi sviluppati negli Stati Uniti, quali le iniezioni al bestiame di ormoni promotori della crescita, somministrazione ai maiali di ractopamina (un farmaco che aumenta il loro peso ma causa rottura delle loro ossa e degenerazione delle loro funzioni motorie) e lavaggio delle carcasse dei polli con cloro. Questo significa che la carne peggiore e più a basso prezzo, la cui produzione è più dipendente dalla somministrazione di massa di antibiotici, è esclusa, offrendo agli allevatori di qui un certo grado di protezione. Esposti alla concorrenza totale del modello statunitense si troverebbero di fronte alla scelta di replicarne gli eccessi (incluso l’uso eccessivo di antibiotici) o fallire.
C’è qualcuno che ha fiducia che il governo britannico manterrà gli standard della UE una volta che ne saremo usciti? Io no. Il governo statunitense pare considerarci la sua testa di ponte europea. A novembre il segretario al commercio di Trump, Wilbur Ross, ha annunciato che demolire le norme alimentari della UE che si applicano da noi sarebbe un “componente critico di qualsiasi discussione commerciale” con la Gran Bretagna.
A gennaio il negoziatore del commercio agricolo statunitense, Ted McKinney, ha dichiarato alla Oxford Farming Conference di “averne abbastanza” delle lamentele britanniche riguardo agli standard statunitensi sugli allevamenti. Forse non sorprendentemente: fino al 2014 è stato capo degli affari societari globali della compagnia farmaceutica del bestiame Elanco Animal Health. Nel suo ruolo ha esercitato pressioni per standard globali inferiori sulla ractopamina per i maiali prodotta dalla sua società.
Dunque chi si opporrà? Il nostro segretario al commercio, Liam Fox, è stato licenziato dalla sua carica precedente dopo aver mischiato interessi delle imprese con gli affari dello stato in una misura che nemmeno David Cameron ha potuto tollerare. Ha vantato che “abbiamo norme minori e un contesto fiscale più favorevole che potranno probabilmente solo migliorare fuori dalla UE”. Il suo dipartimento ha insistito che qualsiasi accordo commerciale con gli Stati Uniti sia condotto in segreto, senza controllo del pubblico o approvazione parlamentare. Niente premi per chi indovina il motivo.
Nel negoziare con gli Stati Uniti il nostro governo, che desidera disperatamente un accordo, non ha né leve né competenza. Nelle discussioni commerciali inaugurali dell’anno scorso la Gran Bretagna non è stata in grado di mettere in campo nemmeno un singolo negoziatore commerciale esperto, mentre gli Stati Uniti ne hanno schierati venti. In patria una rete di gruppi di esperti conservatori esercita pressioni per la liberalizzazione radicale degli allevamenti. Il nostro sistema politico, come quello degli Stati Uniti, è dominato dalla grande industria e dalla grande finanza. Dal punto di vista dei milionari che hanno finanziato la campagna per l’uscita dalla UE, lo scopo della Brexit consiste nel consentire alle imprese di sottrarsi alle protezioni del pubblico fornite dalla UE.
Dunque che speranza c’è di difenderci dalle pratiche di allevamento statunitensi e dai loro molti impatti sulla salute umana, compresa la risurrezione, come zombie, di batteri sconfitti? Beh, come sempre la speranza sta in noi. Grazie a una massiccia resistenza, guidata da promotori in Gran Bretagna, il popolo dell’Europa è riuscito a sconfiggere il deleterio Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP) nonostante le vaste risorse che gli Stati Uniti, la Commissione Europea e il governo britannico hanno impiegato per promuoverlo.

Dobbiamo opporci al programma commerciale del governo con la stessa determinazione. Quando la gente ha votato a favore della Brexit la sua urgenza di riprendersi il controllo è stata genuina e avvertita profondamente. Dunque non consegniamola né alle imprese statunitensi o britanniche né ai loro lacchè nel governo. A favore o contrari alla Brexit dobbiamo tutti pretendere che i negoziati commerciali rispondano al popolo e al parlamento, anziché essere cuciti in privato da macabri lobbisti. Da ciò possono dipendere le nostre stesse vite. 





Courtesy of Znet Italy
Source: https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/feb/14/us-trade-deal-government-farming-practices-livestock-antibiotics
Publication date of original article: 14/02/2018
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=22756

 

Tags: UECommissione europeaUSATTIPResistenza agli antibiotici
 

 
Print this page
Print this page
Send this page
Send this page


 All Tlaxcala pages are protected under Copyleft.