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 18/11/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 ABYA YALA 
ABYA YALA / Il Cile elegge il capitano del pedalò*
Date of publication at Tlaxcala: 13/11/2017
Original: Chile elige al capitán del bote a pedales*
Translations available: Français  English 

Il Cile elegge il capitano del pedalò*

Luis Casado

Translated by  Alba Canelli

 

Il filosofo francese Michel Feher ha appena pubblicato un libro (Le temps des investis. Essai sur la nouvelle question sociale) in cui analizza il modo in cui il centro di gravità del capitalismo è passato dalle imprese industriali ai mercati finanziari. Secondo Feher, questo invita a riorganizzare le lotte sociali in funzione di tale spostamento.

Da parte sua, Vladimir Ilich Ulianov - conosciuto come Lenin - scrisse nel 1916 e pubblicò nell'anno 1917, appena un secolo fa, un'opera intitolata "Imperialismo, fase suprema del capitalismo". In quel libro Lenin scrive quanto segue:
"’L'imperialismo è dunque il capitalismo giunto a quella fase di’ sviluppo, in cui si è formato il dominio dei monopoli e del capitale finanziario, l’esportazione di capitale ha acquistato grande importanza, è cominciata la ripartizione del mondo tra i trust internazionali, ed è già compiuta la ripartizione dell’intera superficie terrestre tra i più grandi paesi capitalistici.".
Se lo faccio notare, è perché Feher sembra scoprire la polvere da sparo con un secolo di ritardo, mentre la cosiddetta classe politica finge di non sapere. È difficile trovare una traccia di questo fatto fondamentale nella riflessione politica, a parte alcune banalità su una globalizzazione iniziata millenni fa.

Grazie alla straordinaria creatività dei potenti, in ogni elezione vediamo una disputa tra le opzioni - per chiamarle in qualche modo - che coincidono nella sostanza: mantenere il volgo, i perdenti, il personale, al margine delle decisioni reali.
 
Nel tempo le forme sono cambiate. Il suffragio censitario ha lasciato il posto al suffragio universale, la separazione tra i cittadini attivi (i possessori) e i cittadini passivi (i miserabili) è scomparsa almeno formalmente. Tuttavia, i centri di potere e i centri di decisione sono al sicuro, lontani dall'influenza malsana della plebaglia, dei farabutti.
 
L'opprimente vittoria ideologica del capitalismo ha fatto si che tutte le opzioni, o per dirlo nel linguaggio grossolano e brutale dei leader moderni, tutte le offerte elettorali, concordano sull'essenziale.
 
L'assenza di riflessioni, dibattiti e di analisi critica su un fatto fondamentale, vale a dire lo spostamento del potere reale dal capitale mercantile, prima al capitale industriale,poi al capitale finanziario, è allucinante. L'uno o l'altro avanza programmi economici incentrati su pagliacciate come la crescita, i posti di lavoro di qualità, la modifica della matrice produttiva, l'eccedenza strutturale e le opportunità per tutti, senza toccare l'essenziale: né il modo di distribuire la ricchezza che David Ricardo considerava l'unica questione importante dell'economia, né i fondamenti della sovranità e dell'esercizio del potere. Il Cile vive ancora sotto il dominio della Costituzione di Pinochet. Grazie a chi?
 
 
Nel caso del Cile, i candidati sono attenti a non parlare di rame o di ricchezze di base. L'accellerata distruzione dell'ambiente, l'inquinamento del mare dell'aria, il saccheggio della natura, la sottomissione della mano d'opera al grande capitale, la mercificazione di tutto e di tutti, la concezione delle relazioni umane come un contatto puramente commerciale, l'assenza dei diritti più elementari (gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti ...) e di conseguenza, il diritto sovrano dei cittadini di dotarsi della Costituzione e delle leggi che ritengono convenienti, è un argomento giudicato - a priori - poco interessante o troppo complesso per un popolo primitivo, incolto, incapace di elevarsi all'altezza di coloro che sanno e possono: i leader.
 
Di conseguenza, le elezioni presidenziali cilene ruotano intorno a questioni ancillari, secondarie, irrilevanti, caricaturali. Per convincersi, è sufficiente leggere ciò che rimane di stampa, sottomessa com'è al potere del denaro e carente del minimo accenno di pluralismo. Il linguaggio è stato ridotto alla condizione di cortina di fumo funzionale al messaggio che si vuole propagare. In questo caso, vale la pena ricordare che etimologicamente propagare e propaganda hanno la stessa origine.
 
Così, El Mercurio (importante quotidiano cileno di stampo conservatore, N.d.T.) può mettere in prima pagina, in modo ricorrente, titoli come il seguente: "La maggioranza dei cileni tornano a credere che il loro benessere sia una loro responsabilità e non quella dello Stato". Oppure, "I lavoratori che vogliono un aumento del loro salario preferiscono rivolgersi al loro datore di lavoro piuttosto che al sindacato".
 
Ammettendo che sia così ... Che interesse hanno di partecipare alle elezioni presidenziali? Lo Stato, oramai subordinato, si occupa solo degli emarginati del sistema. Su questo pilastro si edificano le politiche di focalizzazione. Il resto, ossia tutto, lo risolve il mercato. La società non esiste, decretò Margaret Thatcher e se avesse avuto bisogno di una prova aveva il Cile a portata di mano. Esiste solo l'individuo. El Mercurio si incarica di propagare la buona notizia.

Allo stesso tempo, il Parlamento è una camera per registrare ciò che desidera il grande capitale. I deputati ricevono gli articoli delle leggi che devono votare direttamente dai vertici delle grandi aziende. Più di uno ha confessato di non aver nemmeno letto le leggi che vota. Anche quando c'è un parlamentare perseguito per tale comportamento, un'inchiesta giornalistica avrebbe più difficoltà a trovare le eccezioni alla venalità che identificare la massa degli obbligati. Allora, che senso ha scegliere i parlamentari?
 
Nelle ultime elezioni presidenziali, ha votato meno del 40% degli aventi diritto. Poco a poco, l'establishment  sta riuscendo ad arrivare all'equivalente del suffragio censitario. Nella massa regnano l'indifferenza e la rassegnazione. È cosi, è la frase lapidaria con cui l'immensa maggioranza risponde alle rimessa in causa del sistema e al proprio disinteresse. Il più audace nella classe politica parassita propone di tornare al voto obbligatorio, in una sorte di molestia democratoide. Restano da spiegare le ragioni per cui i cittadini dovrebbero essere costretti a ciò che non vogliono, in quello che potrebbe essere assimilato alla violazione della loro coscienza.
 
Se, come si è detto, i centri di potere e di decisione non sono in gioco, è facile capire il disinteresse della popolazione per quello che sembra un piccolo gioco di sedie musicali: Bachelet cede la poltrona a Piñera, che cede la poltrona Bachelet, che cede la poltrona a Piñera ...
 
Qualche stella del giornalismo proclama: il dado è tratto. Una pubblicazione progressista del web sentenzia: l'unica soluuzione è votare per il male minore, ossia quello che questo settore ha suggerito di fare per più di 25 anni, senza interrogarsi sui risultati dell'azione politica in cui ha partecipato.
 
La pletora di candidati offre l'illusione dell'abbondanza. Dal filofascismo di Juan Antonio Kast, al paleocomunismo di Eduardo Artés, uno stalinista che non ha paura di mostrare la sua simpatia per Kim Jong-un. Dal'arcoliberalismo di Piñera, un delinquente finanziario condannato più di una volta dalla giustizia, al fondamentalismo neoliberista di Guillier, indipendente (non si sa da cosa) ... supportato da PS e PC! Al centro, lo zoo offre di tutto da ME-O (Marco Enríquez-Ominami), un amico di Macron che è stato finanziato dal genero di Pinochet (in sua difesa c'e da dire che quasi tutti i partiti lo sono stati), fino a qualche ribelle - Alejandro Navarro - che vorrebbe essere qualcuno ma non sa chi, ed esita tra Groucho e Karl: entrambi hanno giurato amore eterno alla coalizione che ha gestito il bordello per un quarto di secolo. Infine, una sorta di insalata niçoise**, in cui l'ambiguità e l'assenza di orientamento di Beatriz Sánchez, la candidata, è superata solo dalle numerose verdure e legumi che costituiscono l'insalata.
 
Nel paese di Salvador Allende, per la prima volta, non esiste un'opzione democratica, repubblicana, rivoluzionaria e umanistica. Ciò che permette di misurare il grado di deliquescenza della politica locale.
 
La principale preoccupazione degli esperti, per non parlare dei candidati, è il posto che il Cile occupa nella classifica Doing Business 2018 della Banca Mondiale. La seconda, in ordine di importanza, è di non contrariare gli investitori.
 
Chi sia eletto ha poca importanza, questo nonostante i giornalisti distinti che commentano i sondaggi di opinione da mattina a sera.
 
Davanti ai miei occhi riappaiono le parole di David Rothkopf nel suo libro Superclass: The Global Power Elite and the World They Are Making (2008). Lì l'autore racconta una conversazione con uno dei potentati delle dozzine di famiglie che controllano l'economia e la politica cilena: "David, se vuoi capire il Cile, devi capire che questo non è un paese. È un Club privato e noi siamo i proprietari di quel Club privato ".
Chi sarà il prossimo capitano del pedalò*? Non me ne frega niente.
 

Note di Tlaxcala

(*) Durante la campagna elettorale francese del 2011, il candidato Jean-Luc Mélenchon aveva chiesto perché i socialisti "avessero scelto, per entrare nella zona di tempesta, un capitano di pedalò come François Hollande"

(**) L'insalata niçoise (nizzarda) è un tipico piatto a base di verdura fresca originario del sud della Francia ed in particolare di Nizza e della Costa Azzurra. Il piatto è tipicamente estivo e costituito da un "miscuglio" di insalata e varie specialità di stagione.

 
 

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=22052
Publication date of original article: 12/11/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=22055

 

Tags: CileElezioniImperalismoCapitalismoLeninAbya YalaAmerica LatinaDittaturaPinochetPiñeraBacheletBanca Mondiale
 

 
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