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 20/11/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / Uno sbadiglio: ecco come la maggior parte degli israeliani risponde al furto di terra
Date of publication at Tlaxcala: 10/11/2017
Original: A yawn: that's how most Israelis respond to land theft
Translations available: Español 

Uno sbadiglio: ecco come la maggior parte degli israeliani risponde al furto di terra

Amira Hass عميرة هاس עמירה הס

Translated by  Alba Canelli

 

Cosa succederebbe se persone non identificate in Iran, Francia o Venezuela attaccassero commercianti ebrei e li costringessero a chiudere i loro negozi? Quali scuse ed espressioni di sorpresa avremmo dovuto ascoltare dai nostri diplomatici dell'Unione Europea e delle Nazioni Unite e da chi sa chi altro? Con quanta gioia i vari ricercatori avrebbero manipolato l'odio crescente nei media, e avrebbero parlato con grande dettaglio delle inquietanti caratteristiche antisemite e rifuggendo i ricordi dimenticati del furto del sostentamento e della distruzione delle proprietà ebraiche.

Coloni israeliani che danneggiano gli ulivi palestinesi. Foto Ayed Mazalom / Rabbini per i Diritti umani.

Ma per noi israeliani, questa questione retorica ha perso il suo potere di educare, imbarazzare e far vergognare. Il fatto che tanti israeliani siano coinvolti nel rapinare tanti palestinesi del loro sostentamento non si registra neppure nelle nostre basi demografiche che sono destinate a registrare solo furti agricoli, per esempio apparentemente perpetrati dai palestinesi. D'altro canto, tutte le azioni che svolgiamo in modo ordinario in modo che i palestinesi perdano le loro fonti di sostentamento stanno causando un grande sbadiglio. Qui già potete sentirlo.

Questa questione retorica non è rivolta agli israeliani, perché sono i potenziali beneficiari della rapina, se non quelli che già ne beneficiano. Un esempio piccolo e parziale di tempi recenti: secondo le relazioni complementari dell'Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'ONU (OCHA) e le organizzazioni dei Rabbini per i Diritti Umani e Yesh Din nelle ultime settimane, i vandali hanno saccheggiato più di 1.000 olivi in 11 villaggi della Cisgiordania: Azzamat, Awarta, Yanun, Burin, Krayot, Far'ata, Jit, Sinjil, al-Mughayr, al-Janiya, al-Khader. Inoltre, individui non identificati, che sembravano ebrei, hanno attaccato ed espulso i raccoglitori dai villaggi di Deir al-Khattab, Burin, A-Sawiya e Kafr Qalil.

Tranne a Burin, dove l'esercito ha individuato alcuni degli ebrei saccheggiatori e restituito il raccolto al suo proprietario, hanno perso tempo, denaro e sforzo. Nella maggior parte dei villaggi, si tratta di aree in cui gli avamposti e le colonie hanno creato circoli di intimidazione e violenza attorno a loro, mentre l'esercito punisce i palestinesi e limita l'accesso alle loro terre. In questo modo, si prepara affinché entro pochi anni la zona sia libera per costruire un altro quartiere di lusso. Coloro che sono interessati sapranno che presto potranno acquistare una villa a basso prezzo con una magnifica vista. Ecco perché sbadigliano.

Ci sono furti da parte degli individui, per così dire, e c'è un furto di stato. Nel villaggio di Wallajeh, per esempio. È molto probabile che questo sia l'ultimo anno in cui ha avuto luogo la raccolta delle olive. Il prossimo anno i residenti della città saranno soggetti al sistema di autorizzazione per raggiungere la loro terra attraverso un cancello agricolo nel muro di separazione, che sarà aperto solo quando l'ufficiale dell'Amministrazione Civile  incaricato dell'agricoltura decide di aprirlo per due o tre mesi anno.

Venerdì scorso un residente del villaggio di Walaja e alcuni volontari israeliani di "Engaged Dharma", si sono uniti alla raccolta sulla sua terra, preferendo parlare di cose piacevoli durante il lavoro: la qualità dell'olio, le olive carnose che crescono sugli alberi accanto alla piscina, le olive più raggrinzite raccolte dalla terrazza inferiore, il buon gusto dei ravanelli e le cipolle verdi che crescono tra gli alberi. L'anno prossimo gli abitanti del villaggio si troveranno con condizioni rigorose per la l'ottenimento di un permesso, in contraddizione con l'abutidine palestinese di lavorare la terra collettivamente, e molto probabilmente non avranno la possibilità di continuare a coltivare le verdure in quel luogo. Quelli che sbadigliano stanno già passeggiando attraverso le terre di Walaja, che sono state dichiarate parco nazionale per il riposo e relax, giostre e immersioni rituali per gli ebrei. E se Dio vuole, il prossimo anno, quando la costruzione del muro sarà completa, li non si vedranno più palestinesi, i legittimi proprietari.

La retorica qui spiega perché un boicottaggio europeo e sudamericano, per esempio, dei prodotti agricoli israeliani, è necessario e giustificato. Forse è l'unica cosa che potrebbe far smettere di sbadigliare gli Israeliani. 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.820274
Publication date of original article: 01/11/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=22043

 

Tags: Palestina/IsraeleGazaMedio OrienteDiritti UmaniFurto di terraONUOCHAUEropa
 

 
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