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 24/11/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
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 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / La dichiarazione Balfour alternativa: gli ebrei dimenticati che erano a favore di uno stato binazionale in Palestina
Date of publication at Tlaxcala: 03/11/2017
Original: The alternative Balfour declaration: the Jews in pre-state Israel who called for a binational State

La dichiarazione Balfour alternativa: gli ebrei dimenticati che erano a favore di uno stato binazionale in Palestina

Ofer Aderet עופר אדרת

Translated by  Invictapalestina
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Due studiosi israeliani fanno luce sulle posizioni degli ebrei  sefarditi i cui punti di vista furono esclusi  dalla dichiarazione Balfour del 1917

Nel 1921, quattro anni dopo che la dichiarazione Balfour aveva promesso di creare un “focolare nazionale per il popolo ebraico” in Terra Santa, Yosef Castel, figura pubblica ben nota a Gerusalemme, preparò una versione alternativa della dichiarazione. Si concentrò anche sulla creazione di un focolare nazionale, ma per due popoli, ebrei e arabi piuttosto che uno.

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Yosef Castel

“Entrambe le parti si contendono  un’unica terra e devono necessariamente vivere insieme e sviluppare pacificamente i loro focolari nazionali nella stessa terra destinata ad essere uno stato”, scrisse. O nella terminologia di oggi, uno stato per due popoli.

In occasione del 100° anniversario della dichiarazione Balfour, pubblicata il 2 novembre 1917, che aprì la strada ad una risoluzione delle Nazioni Unite che 30 anni dopo portò alla costituzione di uno stato ebraico, lo storico Hillen Cohen e il sociologo Yuval Evri hanno condotto una ricerca nell’archivio di Castel.

Hanno cercato di far luce sui  punti di vista non riscontrati nella dichiarazione –  esclusi, tacitati o semplicemente ignorati e ancora trascurati dopo un secolo.

Soprattutto le posizioni degli ebrei sefarditi che vivevano nella Palestina pre-stato. Questi non sostennero un “focolare nazionale per il popolo ebraico”, ma piuttosto qualcosa che soddisfacesse i desideri e le aspirazioni dei loro vicini arabi.

Castel, i cui antenati furono espulsi dalla Spagna nel 1492, era una delle figure più importanti di questo gruppo. In un articolo che uscirà in una prossima edizione di “Teoria e critica”, giornale pubblicato dall’Istituto Van Leer Jerusalem, Cohen e Evri hanno scritto che Castel “ha rotto il tabù su ciò che è stato accettato nel discorso sionista” presentando la terra come il focolare nazionale di due popoli.

Castel vide la dichiarazione Balfour come il “principale ostacolo” alla cooperazione tra ebrei e arabi, in quanto “terrorizzava” gli arabi. Quindi sollecitò Lord Balfour a cambiare la sua dichiarazione.

Mentre Balfour insisteva semplicemente che non era il caso di fare nulla che “compromettesse i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti”, Castel chiedeva una disposizione che dichiarasse che gli ebrei avrebbero “sviluppato l’attuale focolare nazionale con altri popoli…   mantenendo i loro diritti legali sulla terra”. In altre parole, a differenza del movimento sionista, riconosceva il diritto nazionale degli arabi alla terra.

La lettura del progetto di Castel solleva una domanda inquietante:  una versione “modificata” della dichiarazione Balfour, che avrebbe anche riconosciuto i diritti nazionali degli arabi, avrebbe cambiato la risposta araba ad essa e quindi la storia sanguinosa del Medio Oriente?

“Forse, ma è solo una speculazione”, ha detto Cohen in un’intervista a Haaretz questa settimana. “È possibile che,  senza il coinvolgimento del movimento sionista, sarebbe stata rilasciata una diversa dichiarazione Balfour”, che avrebbe aiutato gli ebrei già in Palestina e consentito l’immigrazione, ma non avrebbe promesso “un focolare nazionale solo per gli ebrei”.

Proprio come questa domanda rimarrà per sempre senza risposta, lo stesso sarà per il progetto di Castel. Cohen e Evri non hanno trovato risposte negli archivi.

I leader sionisti ignorarono non solo gli arabi, ma anche gli ebrei che avevano vissuto accanto a loro nella terra d’Israele e in particolare gli ebrei sefarditi come Castel che non erano d’accordo con la dichiarazione Balfour. Gli ebrei locali non furono nemmeno coinvolti nella preparazione della dichiarazione; questa fu redatta dopo i negoziati tra i funzionari britannici e i rappresentanti del movimento sionista a Londra.

“Non fu un’esclusione deliberata, ma un’esclusione naturale, che in pratica fu ancor più assoluta”, ha dichiarato Cohen,  professore dell’Università ebraica che interverrà a un dibattito in occasione di una conferenza presso il Truman Center dell’università  il 1° novembre.

Non è mai accaduto a persone come Chaim Weizmann e Nahum Sokolow di parlare con i rappresentanti della famiglia Chelouche, per esempio, e informarli sui negoziati con gli inglesi”, ha aggiunto, riferendosi a due leader sionisti e a una famiglia sefardita che aiutò a creare Tel Aviv.

Quando la dichiarazione fu pubblicata alla fine del dominio ottomano sulla terra, gli ebrei locali avevano parità di diritti, ha detto Cohen. “Questo non significa che non ci fossero tensioni qua e là, ma gli ebrei avevano ottenuto quello che volevano”.

Così la dichiarazione Balfour e la successiva conquista della terra da parte della Gran Bretagna, fecero temere ad alcuni ebrei locali che i sionisti europei “sacrificassero quello che erano riusciti a costruire e imporre”, ha detto Cohen. “C’erano ebrei che avevano sentito di essere anche loro, come gli arabi, stati calpestati e messi da parte”.

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Ebrei di Tiberiade nell'entrata della loro casa, 1893

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Ebrei ortodossi a Tiberiade, 1927

Un altro fervente avversario della dichiarazione Balfour fu Haim Ben Kiki, discendente di una famosa famiglia rabbinica sefardita di Tiberiade . Nel 1920 criticò ciò che considerava la reazione esuberante degli ebrei locali alla dichiarazione.

“Molte celebrazioni non avrebbero dovuto aver luogo e molti articoli non   essere stati scritti”, scrisse nel giornale Doar Hayom. “Le celebrazioni e gli articoli chiassosi, che sono fuori luogo e mal cronometrati, disturbano solo le attività dei leader e confondono la loro “prospettiva”.

Ben Kiki interpretò la dichiarazione come un progetto colonialista che cercava di imporre interessi e cultura europei – che lui considerava estraneo e dannoso sia per gli ebrei locali che per gli arabi – in Medio Oriente. Sentiva  la comunità   sefardita integrata nella cultura araba e nel mondo arabo, mentre gli immigrati ebrei ashkenazi, provenienti dall’Europa, portavano una cultura occidentale estranea.

In un altro articolo, un anno dopo, fu ancora più brusco. “La comunità sefardita che proveniva da terre orientali in una terra orientale, la cui anima è stata intrecciata per generazioni con il popolo arabo, ha sentito che qualcosa di spiacevole stava succedendo qui, che tutto questo movimento non è stato fatto correttamente”, scrisse aggiungendo che gli arabi locali dovrebbero partire “non dal punto di vista della superiorità occidentale, ma dalla comprensione che il paese d’Israele è in Oriente e i suoi abitanti fanno parte della cultura orientale”.

Castel e Ben Kiki rappresentavano una minuscola minoranza di ebrei. La maggior parte dei sionisti era entusiasta della dichiarazione Balfour e della prospettiva di stabilire uno stato ebraico. Il 2 novembre fu anche dichiarato  festa nazionale. Anche la leadership ufficiale della comunità locale di sepharditi sostenne la dichiarazione sebbene, rispetto alla leadership sionista in Europa, fosse “più attento e sensibile all’opposizione palestinese alla dichiarazione”, ha detto Cohen.

La comunità sephardita, ha aggiunto, ha vissuto conflitti identitari e di  lealtà. Da un lato, voleva connettersi con il sionismo europeo,  dall’altro ci sono stati sforzi per stabilire una patria comune per ebrei e arabi basata sulla cooperazione e l’uguaglianza.

Un altro documento che Cohen e Evri hanno trovato negli archivi mostra che alcuni funzionari britannici avevano opinioni simili a quelle della comunità sefardita.

Il 12 marzo 1916, l’Ufficio esteri britannico aveva preparato un progetto preliminare di ciò che più tardi divenne la dichiarazione Balfour. Non era menzionata un focolare nazionale ebraico, ma semplicemente si chiedevano per gli ebrei  gli stessi diritti politici, civili e religiosi degli arabi, insieme a “quei benefici municipali che possono essere essenziali in città e colonie abitate da ebrei” e “facilità ragionevoli per la colonizzazione e l’emigrazione”.  Questo fu scritto, su richiesta dell’Ufficio esteri, da un giornalista ebreo non sionista, Lucien Wolf. Ma come il piano di Castel, è solo un’altra nota a piè di storia.

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Courtesy of Ha'aretz
Source: https://www.haaretz.com/israel-news/1.819411
Publication date of original article: 30/10/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=21989

 

Tags: Stato unicoDichiarazione BalfourEbrei antisionistiSefarditiSionismoPalestina/Israele
 

 
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