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 24/11/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Hillary Clinton, Assange e la guerra alla Verità
Date of publication at Tlaxcala: 23/10/2017
Original: Clinton, Assange and the war on Truth
Translations available: Português/Galego 

Hillary Clinton, Assange e la guerra alla Verità

John Pilger

Translated by  Giuseppe Volpe

 

16 ottobre l’Australian Broadcasting Corporation ha messo in onda un’intervista a Hillary Clinton: una delle molte per promuovere il suo libro di regolamento dei conti sul perché non è stata eletta presidente degli Stati Uniti.

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Sciropparsi il libro della Clinton, ‘What Happened’ [Quello che è successo] è un’esperienza sgradevole, come un mal di stomaco. Fango e lacrime. Minacce e nemici. “Loro” (gli elettori) sono stati sottoposti al lavaggio del cervello e radunati contro di lei da parte dell’odioso Donald Trump in combutta con sinistri slavi inviati dal grande buio noto come Russia, assistiti dal “nichilista” australiano Julian Assange.
Sul The New York Times c’è stata un’impressionante fotografia di una giornalista che consolava la Clinton, avendola appena intervistata. La leader mancata era, soprattutto, “assolutamente una femminista”. Le migliaia di vite di donne distrutte da questa “femminista” mentre era al governo – Libia, Siria, Honduras – non erano di alcun interesse.
Sulla rivista di New York Rebecca Trainster ha scritto che la Clinton stava finalmente “esprimendo una giusta rabbia”. Per lei era persino difficile sorridere: “così difficile che i muscoli del volto le facevano male”. Certamente, ha concluso, “se consentissimo ai risentimenti delle donne lo stesso peso che consentiamo ai rancori degli uomini, gli Stati Uniti sarebbero costretti a tener conto del fatto che tutte queste donne arrabbiate potrebbero semplicemente averne motivo”.
Un simile vaniloquio, che banalizza le lotte delle donne, segna le agiografie mediatiche di Hillary Clinton. Il suo estremismo politico e la sua belligeranza non contano. Il suo problema, ha scritto la Trainster, è stato “un’infatuazione dannosa per la storia delle email”. La verità, in altre parole.
Le email fatte filtrare del direttore della campagna della Clinton, John Podesta, hanno rivelato un collegamento diretto tra la Clinton e la fondazione e il finanziamento del jihadismo organizzato in Medio Oriente e dello Stato Islamico (IS). L’origine finale della maggior parte del terrorismo islamico, l’Arabia Saudita, è stata centrale per la sua carriera.
Una email, nel 2014, inviata dalla Clinton a Podesta poco dopo essersi dimessa da Segretario di Stato, rivela che lo Stato Islamico è finanziato dai governi dell’Arabia Saudita e del Qatar. La Clinton ha accettato grandi donazioni da entrambi i governi per la Fondazione Clinton.
Da Segretario di Stato ha approvato la più grande vendita di armi del mondo ai suoi benefattori in Arabia Saudita, del valore di più di 80 miliardi di dollari. Grazie a lei le vendite di armi statunitensi al mondo – da usare in paesi attaccati come lo Yemen – sono raddoppiate.
La cosa è stata rivelata da WikiLeaks e pubblicata dal The New York Times. Nessuno dubita che le email siano autentiche. La successiva campagna per diffamare WikiLeaks e il suo caporedattore Julian Assange come “agente della Russia” è cresciuta in una spettacolare favola nota come “Russiagate”. Si afferma che il “complotto” sia stato firmato dallo stesso Vladimir Putin. Non esiste uno straccio di prova.
L’intervista di ABC Australia alla Clinton è un esempio eccezionale di diffamazione e censura per omissione. Direi che ne è un modello.
“Nessuno” dice alla Clinton l’intervistatrice Sarah Ferguson “potrebbe evitare di essere commosso dal dolore sul suo volto in quel momento [dell’insediamento di Donald Trump] … Ricorda quanto viscerale è stato per lei?”.
Avendo stabilito la sofferenza viscerale della Clinton, la Ferguson chiede del “ruolo della Russia”.
CLINTON: Penso che la Russia abbia influenzato le percezioni e le idee di milioni di elettori, sappiamo ora. Penso che la loro intenzione proveniente dal massimo vertice con Putin sia stata di danneggiare me e aiutare Trump.
FERGUSON: Quanto di questo è stato una vendetta personale di Vladimir Putin contro di lei?
CLINTON: … Intendo dire che lui vuole destabilizzare la democrazia. Vuole minare gli Stati Uniti, vuole attaccare l’Alleanza Atlantica e noi consideriamo l’Australia una specie di … un’estensione di essa …
E’ vero il contrario. Sono gli eserciti occidentali ad ammassarsi ai confini della Russia per la prima volta dalla Rivoluzione Russa cent’anni fa.
FERGUSON: Quanto danno le ha causato personalmente [Julian Assange]?
CLINTON: Beh, ho avuto un mucchio di storie con lui perché ero Segretario di Stato quando WikiLeaks ha pubblicato un mucchio di informazioni sensibili del nostro Dipartimento di Stato e del nostro Dipartimento della Difesa.
Quello che la Clinton non dice – e che la sua intervistatrice non le ricorda – è che nel 2010 WikiLeaks ha rivelato che il Segretario di Stato Hillary Clinton aveva ordinato una campagna segreta di spionaggio diretta contro la dirigenza delle Nazioni Unite, compreso il Segretario Generale Ban Ki-moon e i rappresentanti permanenti al Consiglio di Sicurezza di Cina, Russia, Francia e Regno Unito.
Nel luglio del 2009 è stata diramata una direttiva segreta, firmata dalla Clinton, ai diplomatici statunitensi chiedendo dettagli forensi sui sistemi di comunicazione utilizzati da dirigenti di vertice dell’ONU, comprese password e chiavi crittografiche personali usate in reti private e commerciali.
Il caso è divenuto noto come Cablegate. Si è trattato di spionaggio illegale.
CLINTON: Lui [Assange] è chiaramente uno strumento dello spionaggio russo. E… ah … ha eseguito i suoi ordini.
La Clinton non ha offerto alcuna prova a sostegno di questa grave accusa, né la Ferguson l’ha contestata.
CLINTON: Non si vedono informazioni negative dannose uscire riguardo al Cremlino su WikiLeaks. Non si vede pubblicato nulla di ciò.
Questo è falso: WikiLeaks ha pubblicato un gran numero di documenti sulla Russi; più di 800.000, nella maggior parte critici; molti utilizzati in libri e come prova in cause giudiziarie.
CLINTON: Dunque penso che Assange sia diventato una specie di opportunista nichilista che esegue gli ordini di un dittatore.
FERGUSON: Molti, anche in Australia, pensano che Assange sia un martire della libertà di espressione e della libertà di informazione. Come lo descriverebbe? Beh, lo ha appena descritto come un nichilista.
CLINTON: Sì, beh, e anche uno strumento. Intendo che è uno strumento dello spionaggio russo. E se, sai, è un tale martire della libertà di espressione perché WikiLeaks non pubblica mai nulla proveniente dalla Russia?
Di nuovo la Ferguson non ha detto nulla per contestare questo o per correggerla.
CLINTON: C’è stata un’operazione concertata tra WikiLeaks e la Russia e molto probabilmente persone negli Stati Uniti per trasformare in armi quelle informazioni, per inventare storie … per aiutare Trump.
FERGUSON: Ora, assieme ad alcune di queste storie bizzarre, ci sono state informazioni rivelate riguardo alla Fondazione Clinton che almeno nelle menti di alcuni elettori sono sembrate associare lei …
CLINTO: Sì, ma sono state falsità!
FERGUSON: … con la vendita di informazioni …
CLINTON: Sono state falsità! Sono state assolutamente delle falsità! …
FERGUSON: Comprende come sia stato difficile per alcuni elettori capire la quantità di denaro che la Fondazione [Clinton] sta raccogliendo, la confusione riguardo ai consulenti che anche loro hanno raccolto denaro, ottenuto regali e viaggi e così via per Bill Clinton che persino Chelsea ha avuto dei problemi al riguardo? …
CLINTON: Beh, sai, mi dispiace Sarah, voglio dire io … io conosco i fatti …
L’intervistatrice della ABC ha elogiato della Clinton come “icona della vostra generazione”. Non le ha chiesto nulla delle somme enormi che ha scremato da Wall Street, come i 675.000 dollari da lei ricevuti per un discorso alla Goldman Sachs, una delle banche al centro del crollo del 2008. L’avidità della Clinton ha profondamente sconvolto il genere di elettori che lei ha insultato come “miserevoli”.
Chiaramente cercando un titolo a buon prezzo sulla stampa australiana, la Ferguson le ha chiesto se Trump fosse “un pericolo chiaro e attuale per l’Australia” e ha ottenuto la risposta prevedibile.
Questa giornalista di alto profilo non ha fatto alcuna menzione del “pericolo chiaro e attuale” della stessa Clinton per il popolo dell’Iran che lei ha minacciato una volta di “cancellare totalmente” e per i 40.000 libici morti nell’attacco alla Libia del 2011 orchestrato alla Clinton. Arrossata per l’eccitazione il Segretario di Stato ha gioito per il raccapricciante assassinio del leader libico colonnello Gheddafi.
“La Libia è stata la guerra di Hillary Clinton”, ha detto Julian Assange in un’intervista filmata che mi ha concesso l’anno scorso. “Barack Obama all’inizio era contrario. Chi è stata la persona che l’ha promossa? Hillary Clinton. Questo è documentato nelle sue email … ci sono più di 1.700 email delle 33.000 email di Hillary Clinton che abbiamo pubblicato che riguardano proprio la Libia. Non è che la Libia abbia petrolio a buon prezzo. Lei ha percepito la rimozione di Gheddafi e il rovesciamento dello stato libico come qualcosa che avrebbe sfruttato nella corsa alle elezioni per la presidenza.”
“Così alla fine del 2011 c’è un documento interno chiamato “il tic-tac libico” prodotto per Hillary Clinton e si tratta della descrizione cronologica di come lei sia stata la figura centrale nella distruzione dello stato libico, che ha causato circa 40.000 morti in Libia; sono entrati di jihadisti, è entrato l’ISIS, determinando la crisi europea dei profughi e dei migranti.”
“Non solo ci sono stati i fuggitivi dalla Libia, i fuggitivi dalla Siria, la destabilizzazione di altri paesi africani in conseguenza degli afflussi di armi, ma lo stesso stato libico non è stato più in grado di controlla il movimento delle persone attraverso di esso.”
Questa è stata la storia, non il dolore “viscerale” della Clinton per aver perso contro Trump né il resto dei pettegolezzi egocentrici nella sua intervista alla ABC. La Clinton ha condiviso la responsabilità di aver enormemente destabilizzato il Medio Oriente determinando la morte, la sofferenza e la fuga di migliaia di donne, uomini e bambini.
La Ferguson non ha fatto parola di ciò. La Clinton ha ripetutamente diffamato Assange, che non è stato né difeso né ha avuto il diritto di replica sull’emittente statale del suo stesso paese.
In un messaggio via Twitter da Londra, Assange ha citato lo stesso Codice di Condotta della ABC che afferma: “Quando sono mosse accuse contro una persona o un’organizzazione si facciano ragionevoli sforzi nella situazione per offrire un’equa occasione di reagire”.
Dopo la trasmissione della ABC la produttrice esecutiva della Ferguson, Sally Neighbour, ha ritwittato quanto segue: “Assange è la puttana di Putin. Lo sappiamo tutti!”
La calunnia, poi cancellata, è stata usata persino come collegamento all’intervista della ABC con la didascalia “Assange è [sic] la p****** di Putin. Lo sappiamo tutti!”
Negli anni in cui ho conosciuto Julian Assange ho visto una campagna personale vituperosa per cercare di fermare lui e WikiLeaks. E’ stato un assalto frontale ai rivelatori, alla libertà di espressione e al libero giornalismo, tutti oggi sotto attacco sostenuto da parte di governi di e controllori industriali di Internet.
Il primo grave attacco contro Assange è arrivato dal Guardian che, come un amante respinto, ha attaccato la sua ex fonte assediata, avendo tratto un enorme profitto dalle rivelazioni di WikiLeaks. Senza neanche un centesimo andato ad Assange o a WikiLeaks, un libro del Guardian ha portato a un lucroso accordo cinematografico con Hollywood. Assange è stato dipinto come “insensibile” e una “personalità danneggiata”.
E’ stato come se una rampante gelosia non potesse accettare che i suoi considerevoli risultati stessero in marcato contrasto con quelli dei suoi detrattori nel media “tradizionali”. E’ come vedere di guardiani dello status quo, indipendentemente dall’epoca, lottare per mettere a tacere e prevenire l’emergere del nuovo e di ciò che dà speranza.

Oggi Assange resta un rifugiato politico di uno stato ombra belligerante del quale Donald Trump è una caricatura e Hillary Clinton l’incarnazione. La sua resistenza e il suo coraggio sono stupefacenti. Diversamente da lui i suoi tormentatori sono dei codardi. 





Courtesy of ZNet Italy
Source: http://johnpilger.com/articles/clinton-assange-and-the-war-on-truth
Publication date of original article: 20/10/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=21901

 

Tags: Hillary ClintonPropagandaLibiaMediaJulian AssangeWikileaks
 

 
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