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 19/09/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 MAPS & GLOSSARIES 
MAPS & GLOSSARIES / Sopprimete finalmente la parola “razza” dai testi legislativi tedeschi!
Date of publication at Tlaxcala: 13/09/2017
Original: Streicht endlich das Wort „Rasse“ aus Gesetzestexten

Sopprimete finalmente la parola “razza” dai testi legislativi tedeschi!

Sami Omar

Translated by  Milena Rampoldi ميلينا رامبولدي میلنا رامپلدی Милена Рампольди
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Nell’articolo 3 della Costituzione tedesca si elencano caratteristiche umane, sulla base delle quali una persona non deve essere discriminata. Nessuno ad esempio deve essere discriminato per il suo sesso. E neppure per la sua origine o la sua “razza”. “Razza?” Sì, si parla veramente di “razza”!

Questo termine si trova nei testi legislativi tedeschi fino ad oggi. L’articolo 3 della Costituzione tedesca vieta la discriminazione a causa di caratteristiche biologiche umane, come il sesso, ideologiche, quali la convinzione politica, o biografiche, quali l’origine. Tutte queste caratteristiche fanno riferimenti ad aspetti concreti. Solo il divieto di discriminare qualcuno in quanto appartiene ad una certa “razza” si basa sul concetto della “razza” che costituisce la base teorica della discriminazione stessa. Il fatto che le teorie sulla razza siano delle idiozie del tutto infondate ormai non è più un segreto. Ma è giunto il momento di smetterla con questa follia! La Germania ha un interesse originario a non dare spazio a questa teoria superata, creata e usata per reificare, sottomettere e sfruttare economicamente altri esseri umani. Da tanto ormai la diversità etnica fa parte della realtà sociale e richiede appunto il riconoscimento da parte del mondo politico. La politica in parte cerca ancora di far riferimento ad una “diversità” naturale attribuita agli immigrati, ai neri e alle persone di colore, ai Sinti e ai Roma, basandosi alla fine sulla teoria della razza.

Quando il ministro dello sviluppo parla dell’uomo africano che dà solo 30dollari su 100 alla sua famiglia, spendendo tutto il resto per “alcol, droghe e ovviamente donne!” E quando a sua volta il ministro degli Interni de Maizière nelle sue tesi sulla “cultura dominante” tedesca inizia con la costatazione: “Diamo importanza ad alcune abitudini sociali, non per il loro contenuto, ma perché sono espressione di un determinato atteggiamento: diciamo il nostro nome. Quando ci salutiamo, ci diamo la mano.” Quando il presentatore radio del canale 1Live Benni Bauerdick in un suo programma dice: “Vengo dalla toilette. Ho appena mandato un altro Obama alla Casa Bianca” – e conserva il suo posto di lavoro.

Quando il canale 3Sat annuncia la sua serie di film documentari sull’Africa con le parole: “Africa – il continente indomato. Safari in Africa! (…) Nessun continente è avvolto da un tale nimbo selvaggio, e nessun continente è noto per una tale originalità della sua fauna.” E quando il comico bianco Luke Mockridge nel suo show su Sat1 cerca di proporre la seguente battuta: “Sono stato all’“High School Musical” e ho partecipato. Si tratta di una produzione scenografica canadese. Ero quello nero. E visto che il casting si basava sulla lunghezza del pene, mi hanno dato la parte.”

Il razzismo parte dall’idea che le persone a causa di una diversità a loro attribuita debbano essere trattate e valutate in modo diverso. Questa diversità comprende un intelletto inferiore, competenze culturali ridotte e un aspetto selvaggio originario simile a quello degli animali. Ma non solo in ambito politico e mediatico si percepiscono le propaggini della teoria della razza, alle quali si fa riferimento nella nostra costituzione.

Anche nelle scuole tedesche la storia coloniale tedesca viene trattata solo in modo marginale. In parte il colonialismo partito dall’Europa viene trasformato in una forma di cooperazione allo sviluppo. La storia del continente africano nel sistema educativo tedesco abitualmente inizia con la conquista europea. Troppo spesso nei materiali scolastici si parla della storia degli africani arretrati e dell’europeo sviluppato. Ad esempio nella brochure “Robinson in Kenya” della serie “Bambini bambini” del Soccorso d’urgenza per bambini. Questa brochure si usa nelle scuole per informare gli allievi sul Paese: Il piccolo Robinson qui incontra un ragazzo Masai che studia all’aperto sotto un albero. Inoltre nell’opuscolo si trova anche una parte pratica su come “mangiare, giocare, parlare e vestirsi come i bambini del Kenya”. Ecco l’idea che si fa il bambino tedesco della scuola elementare sul bambino africano.

Anche nello sport il razzismo si esprime sotto forma di un fenomeno, dedotto da un concetto. Quando in Germania i giocatori di calcio neri dalle tribune vengono chiamati con versi di scimmie o si tirano loro delle banane, il tutto risale al collegamento cosciente tra due pensieri. Da una parte l’idea di Darwin secondo cui l’essere umano discenderebbe dalla scimmia. Dall’altra la teoria dell’Out-of-Africa che sostiene che il luogo d’origine dell’umanità si trovi sul continente africano. Se si mischiano questi due pensieri, si può argomentare – in modo apparentemente credibile – che gli “africani”, a causa della loro arretratezza e della loro permanenza nel luogo d’origine dell’umanità, avrebbero qualcosa di animalesco e di disumano. Per lo stesso motivo Charles Darwin veniva criticato in quanto con la sua teoria dell’evoluzione paragonava gli esseri umani agli animali. La sua teoria veniva scartata come “teoria delle scimmie” e la disumanizzazione coloniale degli uomini neri ha reso possibile ricollegare questa linea di origine dall’animale all’essere umano con gli africani, mentre gli europei, molto lontani da questa origine, si sarebbero sviluppati moltissimo a livello culturale e fisico. Oggi le urli di scimmia negli stadi non sono altro che l’espressione chiassosa della tracotanza postcoloniale europea.

Ora si potrebbe argomentare che l’adattamento del codice legislativo, togliendo tutti questi termini, ricollegabili alle teorie della razza, sia una pura illusione. Infatti la modifica del testo legislativo non eliminerebbe automaticamente il razzismo sociale ed istituzionale. Questo non succederà – e neppure è l’obiettivo perseguito!

L’eliminazione della parola “razza” dai testi legislativi servirebbe a:

1.     Rendere impossibile che le istituzioni statali facciano riferimento al concetto della razza.

2.     Che tutte le persone che a partire dalla legge tedesca richiedono un trattamento eguale, si possano risparmiare di riferirsi al concetto della razza nel testo legislativo.

3.     Ottenere un impegno da parte dello stato di diritto, in cui questo prende le distanze dalla teoria della razza e dall’implicita giustificazione dell’orrore colonialista.

Questo non significherebbe andare a buon fine, ma sarebbe almeno un buon inizio.

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://promosaik.blogspot.com/2017/09/streicht-endlich-das-wort-rasse-aus.html
Publication date of original article: 11/09/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=21509

 

Tags: Parola razzaRazzismoConstituzione tedescaGermania
 

 
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