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 27/05/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 ABYA YALA 
ABYA YALA / Venezuela 2017: un giorno, e molte minacce, alla volta
Date of publication at Tlaxcala: 09/05/2017
Original: Venezuela 2017: One day, and several threats, at a time
Translations available: Français  Español 

Venezuela 2017: un giorno, e molte minacce, alla volta

Supriyo Chatterjee সুপ্রিয় চট্টোপাধ্যায়

Translated by  Alba Canelli

 

Nei quattro anni dalla morte di Hugo Chavez nel marzo 2013, la rivoluzione bolivariana in Venezuela è invecchiata prematuramente. L'entusiasmo del popolo venezuelano ha lasciato il posto ad un clima tetro. Nella divergenza di opinioni su chi o cosa sia da biasimare, il fervore rivoluzionario o l'odio viscerale del "regime" lasciano il posto all'apatia e alla stanchezza rassegnata.

Il paese ricorda quei vecchi alcolizzati felici (erano numerosi all'epoca in cui la birra era a buon mercato) che improvvisamente furono privati ​​della loro bibita: almeno questa è l'impressione che ho avuto durante il mio recente soggiorno lì. Il calo del prezzo del petrolio ha provocato una recessione economica; l'abbondanza degli anni di Chavez è finita, e i venezuelani si sono rassegnati al fatto che quel periodo non tornerà mai più.

Rimane molto poco dei segni esteriori della vita politica, che siano manifesti, striscioni o graffiti; è come se la politica fosse stata esorcizzata dalla strada. Le conversazioni che precedentemente finivano nel dibattito politico, oggi ruotano principalmente intorno alla ricerca di pane, zucchero o di mais, dove trovarli e a che prezzo. Ci sono code nei supermercati, ma meno di prima da quello che mi è stato detto, e i venditori del mercato nero, qui chiamati "bachaqueros", vendono i loro prodotti sulle bancarelle installate sui marciapiedi, esponendo i loro prezzi senza timore delle autorità.

I ripiani sono pieni nei negozi di fascia alta, ad eccezione dei prodotti essenziali, prodotti alimentari e igienici. I pacchetti di grano o di mais precotti sono rari, ma non i biscotti o chip a base di questi ingredienti. Il pane è difficile da trovare, ma le panetterie abbondano di dolci e dessert, realizzati con la stessa farina importata e fornita dallo Stato. Quello che non si trova nei negozi, si trova appena fuori, sulle bancarelle dei bachaqueros, che spesso lavorano in collusione con gli esercenti.

L'enorme infrastruttura del mercato parallelo è mantenuta dalle carenze e distorsioni economiche create dai monopoli privati di distribuzione, usando il loro potere per distruggere la rivoluzione, dalla corruzione dei funzionari e dal coinvolgimento di una frazione di poveri che si sostentano a scapito di altri poveri. Lo Stato stabilisce il prezzo dei prodotti alimentari, prodotti per l'igiene e farmaci di base, che poi passano al contrabbando, su scala industriale, nei paesi vicini, principalmente in Colombia.

In pratica, l'economia venezuelana è stata dollarizzata. I prezzi sono fissati a Miami o in Colombia, e il settore privato li manipola per far salire i prezzi a suo piacimento. Il dollaro del mercato nero è un potente strumento per minare la rivoluzione, destabilizzando l'economia quasi ora per ora, colpendo i poveri e la classe media, che avevano visto la loro sorte migliorare grazie alla rivoluzione, nella speranza che si ribellino il contro il governo.

Lo Stato ha generosamente aumentato i salari e il reddito minimo, anche se questo non è stato sufficiente per compensare un'inflazione galoppante: la maggior parte delle merci costano cento volte più di cinque anni fa. Una volta al mese, lo Stato vende a prezzi ragionevoli una quantità limitata di prodotti alimentari essenziali a circa sei milioni di famiglie, e anche in quartieri prevalentemente popolati da oppositori, si attendono con ansia le consegne, prima di lamentarsi di essere sottoposti alla vergogna di un razionamento "alla cubana".

I pacchetti mensili di cibo il governo distribuisce alle famiglie a prezzi accessibili attraverso i Comitati Locali per l'Approvigionamento e la Produzione (CLAP) Foto Telesur

Con i salari che non riescono a tenere il passo con i prezzi, e lo standard di vita in calo, la nuova corsa all'oro dei Venezuelani è l'emigrazione, che cercano lavoro ovunque siano pagati in dollari USA, con la speranza di riconquistare il loro agio passato, una volta tornati a casa. Nel terminal dell'aeroporto, ho parlato con un ingegnere ferroviario qualificato che ha detto, trattenendo le lacrime, che stava andando in Repubblica Dominicana con un visto turistico, nella speranza di trovare un lavoro manuale e vendere i suoi dollari sul mercato nero in Venezuela per sostenere la sua giovane famiglia, che era costretto a lasciarsi alle spalle. Sono molti i lavoratori qualificati come lui che diventano venditori ambulanti non autorizzati (o che si prostituiscono) che vagano per le strade di Panama, Bogotà o Lima, cercando di sfuggire alla polizia e insultati dagli autoctoni e funzionari dell'immigrazione. Nel corso della sua storia, il Venezuela è sempre stato un paese straordinariamente accogliente per tutti gli immigrati, che venivano da Europa, America Latina e Medio Oriente. Ora sono loro ad esseri trattati come parassiti.

Ho trovato pochi negozi chiusi, anche se gli abitanti mi hanno detto che molte piccole imprese hanno dovuto presentare istanza di fallimento. Nelle strade, si vedono soprattutto auto ultimo modello, così come gli autobus di linea, il cui numero e itinerari sembrano essere cresciuti, e sono puliti, economici e ben gestiti. La benzina ed elettricità sono praticamente gratuite, e i venezuelani continuano a sprecarle. Lo Stato ha costruito un numero record di abitazioni, 1,6 milioni ad oggi, nonostante la recessione economica, e si vedono in tutte le città. Il Venezuela ha raggiunto l'obiettivo di copertura medica di base  del 100% durante il mio soggiorno. Sembrava che ci fossero meno persone obese, e ho notato la presenza di alcuni mendicanti, senza tetto e bambini di strada, cose che erano quasi completamente scomparse alla fine degli anni Chavez. A volte i poveri non hanno cibo, ma nessuna carestia su larga scala.

Come in passato, la paura della criminalità è forte, soprattutto delle aggressioni, ma ho notato che ci sono un sacco di auto per le strade fino a tarda notte, e nelle piccole città e villaggi, non è raro che la gente dorma lasciando le porte aperte. Non ho notato un forte sostegno per l'opposizione o fiducia nei suoi dirigenti. Gli oppositori preferiscono mandare i figli all'estero, piuttosto che sulle barricate. In tutte le famiglie che ho incontrato c'erano pro-Chavez e sostenitori dell'opposizione, e sembravano rimanere uniti nonostante le divergenze e le frecciate occasionali di natura politica. Le persone hanno imparato a evitare i luoghi caldi, ma al mattino qualche mattone, tracce di pneumatici bruciati e vetri rotti mostrano una violenza notturna quasi rituale.

"L'opposizione vuole bruciare i voti che hanno eletto Maduro"-Vignetta di Eneko

La rivoluzione venezuelana è sulla difensiva. Minacciata dalla diminuzione delle risorse e l'ostilità internazionale, cerca di sopravvivere un giorno  (e molte minacce) alla volta. L'autorità dello Stato è stata gravemente indebolita. Chavez era imprevedibile per i suoi nemici e infallibile per i suoi sostenitori. Nicolas Maduro non è né l'uno né l'altro. Anche il più ardente chavista ammette che la rivoluzione potrebbe perdere le prossime elezioni, ma l'opposizione, con la sua furia spietata e genocida, terrorizza sia loro che quelli non impegnati. Se il chavismo perde, è probabile che ci sarà un bagno di sangue. Se riesce a rimanere al potere in un modo o nell'altro, il Venezuela potrebbe avere un'altra possibilità di ricostruirsi come nazione post-petrolifera. Per il momento, non è certo, e nessuno può dire con alcuna certezza, in quale direzione il paese sceglierà.





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://tlaxcala-int.org/article.asp?reference=20421
Publication date of original article: 05/05/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=20452

 

Tags: VenezuelaAbya YalaAbya YalaHugo ChavezNicolas MaduroInflazioneUSA
 

 
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