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 20/08/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 USA & CANADA 
USA & CANADA / La rieducazione di Trump
Date of publication at Tlaxcala: 27/04/2017
Original: Tutoring Trump

La rieducazione di Trump

Zoltan Zigedy

Translated by  Centro di Cultura e Documentazione Popolare

 

Dopo aver concordato che l'attacco USA contro una base aerea siriana ha costituito una violazione del diritto internazionale, una violazione della sovranità della Siria, un professore di diritto della Ivy League* ha detto al Partito Repubblicano di credere che tutto sommato un attacco preventivo fosse giustificato. Il professore l'ha paragonato all'alzare un segnale od una luce di stop in una situazione di emergenza.

Questo è il livello di tortuosa ipocrisia nella quale sono affogate le elite intellettuali USA.

http://tlaxcala-int.org/upload/gal_15869.jpgNello spettro dei media capitalisti simili irresponsabili "giustificazioni" dominano la conversazione, e così nel centrosinistra. Alcuni, come il già screditato, ma ancora accontentato, Brian Williams del MSNBC, ai confini della pazzia quando invoca il cantautore Leonard Cohen per meravigliarsi della "bellezza" del lancio dei missili da crociera.

All'interno dei circoli dei due partiti, un consenso similare saluta o approva l'attacco missilistico. La leadership repubblicana, incluso il leader del Senato Mcconnell e il leader della Camera Ryan, si uniscono ai leader democratici senatori Schumer e Feinstein nella loro approvazione. I falchi del Senato Mc Cain, Graham e Rubio, che in precedenza erano critici verso Trump, salutano l'attacco. McCain ha giudicato la guida dell'aggressione da parte di Trump come "presidenziale".

Questo sinistramente suona come il rullo del tamburo che ha accompagnato le precedenti aggressioni degli USA contro quei paesi che hanno rifiutato di onorare il programma imperiale. Un consenso egualmente pronto emerse con le recenti violazioni della sovranità nell'ex Jugoslavia, in Iraq ed in Libia, per non menzionare le numerose indesiderate operazioni coperte in tutto il mondo.

Tentativi di sdoganamento

Tristemente, l'establishment USA è riuscito a vendere le aggressioni come "interventi umanitari", l'equivalente moderno di ciò che nel diciannovesimo era "la civilizzazione dei selvaggi". Man mano che questo lavoro di sdoganamento è diventato più sofisticato ed i colpevoli hanno mietuto successi, il bisogno di alleati è diminuito. Gli USA hanno usato l'ONU come una coperta dopo la caduta dell'Unione Sovietica; hanno escogitato la "coalizione dei volenterosi" per mascherare l'aggressione nel Medio Oriente; si sono nascosti dietro lo scudo della NATO negli anni recenti. Oggi, agiscono unilateralmente, senza pudore.

Facendo pieno uso dei compiacenti media capitalisti, di ingenue organizzazioni per i diritti umani, e di organizzazioni non governative finanziate dal governo, l'imperialismo conta su opportuni "incidenti" che generino coinvolgimento e richieste di azione.

Naturalmente, la provocazione non è affatto un nuovo stratagemma. Fa parte della cassetta degli attrezzi imperialista sin dalla nascita dell'impero. L'ingresso degli USA nel mondo delle provocazioni costruite ha coinciso con la sua entrata all'interno della competizione imperialista: l'affondamento della nave da battaglia Maine. Con l'aiuto di Hearst e Pulitzer, icone del giornalismo USA, l'incidente ha "giustificato" l'imbarco dei militari USA in una missione coloniale contro la Spagna.

Più recentemente, il falso incidente della Baia del Tonchino è notoriamente servito ad unire la pubblica opinione in favore della massiccia escalation bellica contro il Vietnam.

E naturalmente è stato l'inganno delle "armi di distruzione di massa" che, grazie alla frenesia mediatica generata da Judith Miller, dal New York Times e dal Washington Post, ha condotto alla guerra ed alla perdita di centinaia di migliaia di vite umane.

Nell'era postsovietica, l'"intervento umanitario" ha preso il posto della strategia imperialista della Guerra Fredda di combattere per la liberazione nazionale sotto la bandiera dell' "anticomunismo". Oggi, l'imperialismo USA usa un approccio con più sfaccettature: eversione, sostegno coperto per "democratici" insoddisfatti e surrogati di "combattenti per la libertà", intervento diretto.

I media capitalisti sono poi troppo contente di attizzare il fuoco, trasformando senza vergogna i leader nazionali in "brutali dittatori", senza riguardo alla frequenza della loro elezione od alla loro apparente legittimazione. Gli stessi media trasformano immediatamente fanatici religiosi in sinceri democratici e neonazisti in attivisti per i diritti umani. Ogni nazione che rafforza le proprie difese militari contro le minacce dell'intervento imperialista diventa una minaccia per i suoi vicini o un pericoloso aggressore. E i preparativi e le manovre militari imperialiste sono solo risposte alla bellicosità. Tutto quello che basta alla propaganda è una provocazione per innescare un cambiamento della politica o un'avventura militare.

Accendi il fiammifero!

Due recenti accadimenti - la morte di Kim Jong-nam e l'asserito attacco con armi chimiche su di un villaggio siriano - hanno interrotto processi che promettevano di mitigare le tensioni internazionali, sviare le prospettive di ulteriori conflitti e fermare i piani imperialisti. Un processo offriva la speranza che le relazioni tra USA e RDPC migliorassero, aprendo le porte alla riconciliazione sulla penisola coreana. L'altro prometteva una fine precoce della guerra che sta devastando la Siria ed il suo popolo.

Entrambi i processi sono stati interrotti in una maniera che dovrebbe generare dubbi e sospetti in ogni persona ragionevole. Entrambi i processi sono stati sventati da "incidenti" o provocazioni immediatamente gonfiate e profilate da un media di regime che segue una linea misteriosamente identica a quella disegnata dall'imperialismo.

In febbraio, Kim Jong-nam è morto in circostanze sospette in un aeroporto della Malesia. Kim viaggiava con passaporto della RDPC ed era presumibilmente il fratellastro di Kim Jong-il, il leader della RDPC. Immediatamente è circolata la narrativa nella stampa occidentale che attribuiva la morte ad agenti della RDPC. A causa della troppa fretta nel riportare il complotto, parti della narrativa hanno dovuto essere sostituite, incollate o modificate man mano che la questione emergeva. Non è stata permessa alcuna indagine indipendente; nessun accesso o possesso della salma del proprio cittadino è stato consentito alla Corea del Nord se non con molto ritardo. Sorsero questioni sul perché agenti di sicurezza della Corea del Sud fossero stati coinvolti all'inizio dell'incidente. E chiare indicazioni di invenzioni della CIA si stagliarono sulle più evidenti discrepanze nella storia.

Ma a parlare di più furono le circostanze. Il Presidente della Corea del Sud, Park Guen-hye, un falco antinordcoreano e una marionetta degli USA, era sul punto di essere destituito dalla carica per corruzione e manifestazioni di massa per il suo impeachment in relazione alla corruzione. In attesa fuori della porta stava il probabile nuovo leader, un politico di opposizione conosciuto per il suo impegno in favore di passi di riconciliazione con la Corea del Nord. Pochi cittadini degli USA hanno saputo del grande movimento sudcoreano in favore della riconciliazione a causa del vero e proprio silenzio mediatico su qualsiasi cosa che piazzasse la Corea del Nord in una luce favorevole.

Nello stesso tempo, una campagna isterica dei media stava divulgando la "minaccia militare della Corea del Nord" mentre gli USA portavano in tutta fretta il loro sofisticato sistema di missili THAAD alla Corea del Sud, una provocazione diretta alla Corea del Nord. Gli USA si mossero in fretta per trarre vantaggio dagli ultimi giorni di Park e dall'impossibilità di far rimuovere i missili una volta che fossero stati là. L'affare Kim fu argomento in più in relazione al fatto che la Nordcorea fosse inaffidabile, una sorta di sfacciato tentativo di impedire ogni sforzo verso la riconciliazione Nord/Sud.

Più di recente, l'asserito attacco chimico in Siria è successo nel mezzo di una considerabile speranza che la guerra stesse giungendo alla sua fine. Assad e i suoi alleati hanno rivoltato il conflitto contro gli USA, i Salafiti e sugli oppositori sostenuti dai turchi così come sui loro mercenari. L'amministrazione Trump aveva solo rumoreggiato nell'accettare la continuazione del governo di Assad in Siria. I colloqui di pace continuavano in mezzo a rinnovate speranze e c'era un'aria di ottimismo sui prossimi colloqui tra l'amministrazione Trump e i russi.

Ma fin dai primi dell'anno, è stata intrapresa una campagna contro elementi della politica estera dell'amministrazione Trump. Accuse di sgradevoli contatti con la Russia sfidarono implacabilmente l'immagine pubblica, diffuse dai nemici politici e dai media, e alimentate da confidenze ed allusioni attentamente fatte trapelare dai servizi di sicurezza. Sebbene non ci fosse neppure una piccola prova di qualcosa fuori dell'ordinario o seriamente compromettente, l'associazione tra Trump e le macchinazioni russe ha raggiunto rapidamente proporzioni isteriche. Ciò che iniziò come un diversivo dagli imbrogli scoperti e dalla sconfitta elettorale del Partito Democratico ha preso moto e si è trasformato in un vasto attacco alle deviazioni di Trump dal programma della classe dirigente. L'esca della Russia è stata gettata per screditare l'isolazionismo traditore di Trump, la politica del "prima l'America", il suo approccio del "vivi e lascia vivere" con la Russia, con la Siria e la Corea del Nord.

Per riportarlo nei confini era necessaria una provocazione. E' stata trovata o costruita con l'asserito attacco chimico sui civili attribuito al governo siriano.

Il golpe morbido

Ciò che veramente è accaduto nel villaggio siriano probabilmente non potrà mai essere conosciuto. Come la morte di kim in Malesia, ogni speranza di inchiesta imparziale è stata superata dalla fretta politica di giudicare di parte dei leader occidentali e dei loro imbonitori dei media. La verità è stata vittima dell'opportunità. Entrambi gli accadimenti, così come raccontati dai media occidentali sono meglio inquadrabili come un utile teatro politico attentamente costruito che come parte della fabbrica della realtà.

L'ultimo barlume di giornalismo basato sulla verità è scomparso dai media di regime quando l'opera del più grande giornalista investigativo degli USA è stata messa al bando. Fin dal 2015, quando l'articolo di Seymour Hersh sulla Siria non poté trovare alcun editore USA incline a pubblicarlo, il giornalismo internazionale del mainstream USA è stato universalmente spinto da ragioni politiche, contaminato da pregiudizi, e, francamente, ignorante. Hersh è stato celebrato quando ha portato alla luce i crimini di My Lai o di Abu Ghraib, ma non è più gradito quando osa discutere il consenso politico sull'odierna politica internazionale. Si può trovare più verità nel gossip sulle celebrità che nel giornalismo internazionale scritto da una confortevole città straniera con un'ambasciata USA amica dei media disponibile.

La cifra della stampa cane da salotto è la prontezza delle marionette dei media a eseguire gli ordini del loro padrone.

Fin dall'elezione di Trump, i media sono stati una volta ancora lo strumento della classe dominante USA. Non dovrebbe essere un segreto che tutti i candidati tranne Trump siano stati esaminati attentamente dalla stessa classe dirigente; mentre giocano con mani differenti, riconoscono tutti le stesse regole. Trump non ha sempre giocato con queste regole, non ha giocato molto bene, ed ha avuto alcune idee anomale. Ed i media si sono prefissi di punirlo per la sua audacia.

Con la sua vittoria, gli allarmi sono cessati. Sono stati orditi piani per riportare in linea Trump. I servizi di sicurezza ed i media di regime hanno collaborato per realizzare questi piani. Con la paura della classe dirigente per una posizione moderata con la Russia, una storia di intrighi e complotti è stata creata su pura invenzione. L'antica esca dell'orso russo è stata ritirata fuori dall'armadio e il gioco è iniziato!

E' sorto un conflitto nell'amministrazione Trump tra quelli che si stringevano intorno alla posizione isolazionista promessa nella campagna di Trump e quelli che lo spronavano a ritornare in linea ed adottare la linea della classe dirigente della belligeranza con la Russia e dell'alimentare l'aggressione nel Medio Oriente ed in Asia. Chiaramente, la purga di Flynn e la rimozione di Bannon dal Consiglio di Sicurezza Nazionale ha spianato la strada all'attacco in Siria e al minacciare guerra nella penisola coreana e dintorni. Per il momento, il regime e l'establishment hanno avuto la prima mano. Il genero Jared Kusher, il fidato consigliere militare H.R. McMaster e l'affidabile uomo delle corporation Gary Cohn, ex presidente e amministratore di Goldman Sachs, sembrano aver deviato Trump verso il mainstream della classe dirigente e lontano da una sana politica estera.

L'allontanamento dalla via salutare si deve molto alle elite liberali che hanno attizzato e continuano ad attizzare senza pudore l'isteria antirussa che spinge Trump ad attaccare la Siria. Come nota l'agenzia di stampa cinese Xinhua, l'attacco alla Siria ha voluto mandare il messaggio che l'amministrazione Trump non era filorussa. Come il conflitto si concluderà non è sicuro. Ci sono voci che Trump voglia allontanare Bannon (e Priebus) e mettere Cohn della Goldman Sachs in carica alla Casa Bianca. Questo costituirebbe una solida vittoria per la classe dirigente - ironicamente per la politica di Hillary Clinton. Posto che l'affarista Trump non ha principi - ma solo ambizioni - questo non è un esito inaspettato.

Attraverso i subbugli degli ultimi mesi, è stato scatenato un golpe morbido, un golpe inteso a portare Trump di nuovo in linea con la politica estera della classe dominante, una strategia imperialista. Negli ultimi giorni della sua amministrazione, Barack Obama ha riconosciuto questa strategia. Ha notato l'intensa pressione degli "interventisti umanitari" e la loro preminenza nell'establishment della politica estera. Non indossavano la divisa di "liberali" o di "conservatori". Neppure dovevano fedeltà ai "Repubblicani" o ai "Democratici". Piuttosto rappresentavano il consenso della classe dominante.

Mentre potranno essere concessi margini di azione nell'esecuzione, i fini non sono negoziabili. Trump ha minacciato di modificare questi fini. E' stato ricondotto all'ordine.

NdE

*La Ivy League è un gruppo di otto università private del Nord-est degli USA, fra le più prestigiose del paese.
 





Courtesy of Resistenze
Source: http://zzs-blg.blogspot.it/2017/04/tutoring-trump.html
Publication date of original article: 14/04/2017
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Tags: Zoltan ZigedyUSADonald TrumpHillary ClintonGuerraSiriaMedio Oriente
 

 
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