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 18/08/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / Yuli Novak: “L’occupazione crollerà e poi costruiremo una società morale in questo paese”
Date of publication at Tlaxcala: 09/04/2017
Original: 'The occupation will collapse. And then we'll build a moral society here' : Yuli Novak
Translations available: Deutsch 

Yuli Novak: “L’occupazione crollerà e poi costruiremo una società morale in questo paese”

Yuli Novak יולי נובק

Translated by  Milena Rampoldi ميلينا رامبولدي میلنا رامپلدی Милена Рампольди
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Sabato sera, 1° aprile, migliaia di palestinesi ed ebrei si sono riuniti a Gerusalemme per protestare contro l’occupazione della Cisgiordania, della Striscia di Gaza e delle Colline del Golan che ha avuto inizio nel 1967. La direttrice di “Breaking Silence” Yuli Novak si è rivolta ai manifestanti parlando dell’importanza della solidarietà e della resistenza contro la violenza e il razzismo del governo israeliano. Ecco il tenore di questo intervento. 

Sono giorni bui e tetri. Il nostro paese viene dominato dall’occupazione, dal messianismo, dal razzismo, dall’ignoranza, dall’indifferenza morale e dalla violenza. Non serve accusare il governo. E non serve neppure stare seduti nei nostri salotti e fantasticare sul giorno in cui questo governo verrà sostituito da un altro. E basta infine con la retorica “tutti fuorché Bibi”: Lapid non sarebbe diverso.

Il cambiamento  che dobbiamo intraprendere richiede coraggio e onestà e la disponibilità a compiere dei sacrifici – si deve essere pronti a rinunciare ai propri privilegi e pagarne il prezzo. Fatemi vedere un politico – uno solo! – che vuole diventare primo ministro e che sarebbe pronto a farlo.

In giornate buie come queste, caratterizzate dalla violenza quotidiana, l’odio intensificato, l’orribile razzismo e l’occupazione esiste solo un modo per vincere: la resistenza, la lotta, la solidarietà. La resistenza – ecco la nostra forza e la debolezza del governo. Partecipare a queste lotte per noi è la nostra speranza. E questa lotta porterà al crollo del regime. La solidarietà è la nostra forza civile e il grande timore del regime. E non ci sono momenti che i regimi cattivi temono di più del momento in cui i cittadini si rivoltano, resistono e combattono senza timore.

Quando lo fanno i palestinesi con le loro proteste non-violente nelle regioni occupate – a Bilin, Hebron, Sheikh Jarrah – il regime risponde sempre con violenza e forza. Per questo dobbiamo unirci. Infatti la resistenza e le lotte civili sono l’unico mezzo per sfidare i regimi violenti. Sono l’unico mezzo che non si può opprimere con i fucili e i manganelli.

La solidarietà è uno stato d’anima. Significa essere pronti a sacrificarsi per gli altri e a capire che è l’unica cosa che il regime non riesce a tollerare. La solidarietà non è uno slogan vuoto. È un mezzo con il quale non familiarizziamo a sufficienza e che non abbiamo appreso bene. Questa situazione fa comodo al regime ed è stata promossa per decenni sia dai governi di destra che da quelli di sinistra che hanno fatto di tutto per farci pensare solo a noi stessi, per farci vivere nella paura esistenziale, per ritenere che l’occupazione fosse necessaria e per vedere il razzismo come un elemento per definire noi stessi.



La marcia del 1° aprile a Gerusalemme. Fotografia di Yonatan Sindel/Flash90

La solidarietà è l’unico atto adatto per scomporre degli atteggiamenti che ci hanno insegnato fin da piccoli. La solidarietà non è solo il riconoscimento del dolore e della sofferenza altrui. La solidarietà in primo luogo significa riconoscere il diritto altrui di lottare per la libertà e la nostra responsabilità e l’obbligo di condurre questa lotta insieme. E di pagare un prezzo insieme. E di venir liberati insieme.  

Questo è anche il motivo per cui il governo si dedica soprattutto alle campagne denigratorie, alla separazione, all’odio e alla paura.

Ma per noi che crediamo nella libertà, nell’eguaglianza, non abbiamo il privilegio di continuare a starcene nelle nostre case. Stanno sparendo gli ambiti pubblici democratici, la cultura, l’università, la libertà di espressione e di pensiero, la democrazia, l’eguaglianza, la morale e la giustizia – tutto questo è stato sacrificato dal regime sull’altare dell’occupazione, delle colonie e della corruzione.

Questa lotta diviene irrinunciabile e non è una questione degli arabi, delle organizzazioni per i diritti umani, dei senza tetto o degli etiopi. Si tratta invece di una lotta di tutti coloro che vorrebbero vivere in una democrazia liberale. Si tratta di una lotta contro il regime nazionalista, messianico, razzista e distruttore dell’occupazione.

Chiudere gli occhi dinnanzi all’occupazione significa cooperare con questo regime infame. Cedere alla violenza significa rafforzarla. Tacere dinnanzi al razzismo significa legittimarlo. Darsi al timore e alle intimidazioni, significa accettare questa buia realtà e permettere che continui ad esistere e peggiori ancora di più.  

Ogni giorno che passa senza resistenza è un altro giorno di deterioramento della democrazia. Ogni giorno che passa senza una lotta è un altro giorno di violenza contro i bambini palestinesi. Ogni giorno che passa senza la solidarietà è un altro giorno in cui il razzismo e il nazionalismo prevalgono sulla moralità e la giustizia.

Ogni giorno che passa e nel quale non ci sforziamo di fondere le forze enormi della nostra società – di ogni colore, provenienza etnica e organizzazione – è un nuovo giorno in cui cresce la convinzione del regime violento dell’occupazione che nulla lo possa fermare e che può continuare indisturbato il proprio progetto nazionalista dell’occupazione. E che può continuare a distruggere, danneggiare e uccidere.

Proprio oggi, oltre queste mura, il mantenimento e la conservazione dell’occupazione costano cari. Le vittime di questa realtà, le vite di entrambi, ebrei e palestinesi, non sono predestinate. Questo è il prezzo pagato per la continua politica impune dei governi israeliani.

 

Foto Yonatan Sindel/Flash90

Io queste parole le pronuncio qui a Gerusalemme. In una città le cui strade sono state occupate da bande di destra, razziste e senza pietà. Una città governata da un sindaco razzista ed opportunista. Una capitale che non mostra alcuna giustizia e alcuna uguaglianza.

Per questo esorto voi tutti a mettervi insieme nella nostra lotta, qui ed ora. Per lottare per le nostre verità. Per dare tutto per il nostro futuro. E per dare speranza. Visto che se lotteremo tutti insieme e solidali contro il male, in un fronte unito, vinceremo. E un giorno quest’occupazione finirà. E Gerusalemme sarà quello che dovrebbe essere: la capitale di uno stato democratico, leale e giusto.

Non possiamo più permetterci di mantenere i nostri privilegi. Non possiamo continuare a godere del privilegio di cercare soluzioni comode per le quali non dobbiamo pagare alcun prezzo.

È giunto il momento di affrontare le nostre paure e la verità dolorosa, ma liberatoria. Non si tratta solo di Netanyahu o di Naftali Bennett o di Yair Lapid o di Herzog. Si tratta di noi. La lotta focalizza su chi siamo e su chi vogliamo essere.

E ricordatevi: In tempi come questi la lotta non solo è la via, ma anche l’essenza. L’opposizione al regime è la nostra speranza. Sono i nostri sogni che dovrebbero guidarci. Dovremmo riconoscere chi vorremmo essere, senza attaccarci in modo insensato e senza esito a “coloro che eravamo”. I sogni di un altro spazio – dell’uguaglianza, dell’unità e dell’empatia – sono la criptonite del regime razzista dell’occupazione.

Qui ed ora diciamo forte e chiaro: continuate pure con la vostra violenza. Alla fine sarà la nostra solidarietà a vincere. Voi continuerete ad opprimere, ma alla fine sarà la giustizia a vincere. Voi continuerete ad odiare e a terrorizzare e noi continueremo instancabili la nostra lotta.

Voi continuerete ad occupare, e l’occupazione finirà. L’occupazione crollerà. E poi in questo paese costruiremo una società etica e democratica ove avremo tutti l’opportunità di effettuare una vera riforma.





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://972mag.com/the-occupation-will-collapse-and-then-well-build-a-moral-society-here/126361
Publication date of original article: 02/04/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=20211

 

Tags: Breaking the SilenceEbrei antisionistiOccupazione sionistaPalestina/Israele
 

 
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