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 26/05/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 AFRICA 
AFRICA / Egitto 2016: Chi è peggio, Mubarak, Morsi o al-Sisi?
Date of publication at Tlaxcala: 16/03/2017
Original: Ägypten 2016: Wer ist schlimmer, Mubarak, Morsi oder Sisi?
Translations available: English  Français  Español 

Egitto 2016: Chi è peggio, Mubarak, Morsi o al-Sisi?

Mamdouh Habashi ممدوح حبشي

Translated by  Bosque Primario
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Il 2016 è stato un anno molto difficile per gli egiziani. La maggior parte di loro - sia l'uomo della strada che la casta politica- dice che è stato il peggiore nella storia del paese.

Criticare la "rivoluzione" o le ribellioni del 2011, i suoi scopi, i suoi simboli e i suoi uomini, non è più un eccesso di qualche "Mubarakista", ma ormai è diventata politica del regime. Questa politica è incoraggiata dal fatto che sempre più egiziani rimpiangono i tempi di Mubarak e danno la colpa per tutte le loro miserie più alla rivoluzione del 2011 che alle politiche del regime.

In gran parte della popolazione più svantaggiata, il regime di Sisi è riuscito a far nascere la paura di finire come la Siria, l'Iraq, la Libia, o lo Yemen, cosicché questa paura sta diventando più grande di qualsiasi volontà di cambiare. In nome della guerra al terrorismo, il regime giustifica le misure più impopolari. Nel 2016 tutte le misure politiche sono state impopolari, qualcuna anche incredibilmente impopolare.

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Nei primi due anni del mandato di Sisi come Presidente, molti ministri, governatori e altri alti funzionari sono diventati i capri espiatori di queste politiche impopolari. Questo è stato necessario per giustificare l'immagine del Generale Sisi come grande “salvatore del paese” oltre ogni dubbio.

Tuttavia, i tanti "capri espiatori" del 2016 non sono bastati. L'immagine stessa del "dittatore giusto" ha subito un grave danno. Anche se ogni regime dovrebbe sforzarsi di ottenere il successo in almeno un campo, per compensare, o meglio, per distrarre l'attenzione della gente da altri fallimenti, il regime Sisi è passato da un fallimento all'altro in quasi tutti i campi, deludendo le aspettative della gente. 

Tuttavia, il regime ha sfacciatamente continuato a propragare i fallimenti come successi, anzi come vittorie. 

Per evidenziare questi fallimenti nel 2016, faremo un esame approfondito di tre aree principali:

1. L'economia e la lotta contro la corruzione

2. La democrazia, lo Stato di diritto e la Sicurezza interna

3. La politica estera

1.      L'Economia e la lotta contro la corruzione

Per ogni nuovo regime, l'economia è sempre il fattore più importante. Se l'economia va bene, il regime può permettersi insuccessi in altri campi.Ma è esattamente il contrario che è successo. Ma nell'Egitto di oggi, non solo la situazione economica, ma anche il livello di corruzione sono arrivati ai massimi storici.

In un'intervista del 27 dicembre 2015, è stato chiesto a Hisham Geneina, l'allora capo della Corte dei conti, in occasione del suo rapporto periodico, di fare una stima dei costi diretti della corruzione sull'economia dal 2011 al 2015: circa 600 miliardi di sterline  [=30 milliardi di €]. Tra le molte migliaia di casi di corruzione di cui il suo ufficio aveva indicato al Procuratore Generale, solo il 7%  era stato preso in considerazione, mentre il 93% non era stato nemmeno esaminato.

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Dove sono i poveri? Perché non riesco a vederli?

Le dichiarazioni di Geneina furono colte con tanta rabbia da parte del governo e dai suoi mezzi di comunicazione, così invece di aprire un' istruttoria sulle affermazioni di Geneina e di perseguire chi era stato accusato di corruzione, fu lui stesso ad essere preso di mira da una sistematica campagna del fango. E 'stato accusato, tra le altre cose, di aver comunicato cifre esagerate con l'obiettivo di danneggiare l'immagine dell'Egitto all'estero ed accusato di scoraggiare gli investitori stranieri dall'investire in Egitto. Quindi il governo impose immediatamente un blocco dell'informazione: la pubblicazione del rapporto fu proibita.

Anche se il posto occupato da Geneina, - come capo della Corte dei conti egiziana - gode da quando fu istituito nell'epoca di Nasser, di una immunità inviolabile, il parlamento ha velocemente approvato una legge incostituzionale che permetteva al Presidente di licenziare Geneina, che - infatti subito dopo - è stato licenziato. Questo non è bastato. I potenti ambienti corrotti del paese erano desiderosi di dare un esempio con Geneina, che ha dovuto affrontare un iniquo processo con l'accusa di diffusione di "informazioni false" e condannato a una pena di due anni di prigionia. La sera della condanna, si ritrovò a dormire per terra in una cella.

Un "whistleblower" dal suo entourage, ha contrabbandato il rapporto e lo ha messo su Internet, ma nessuno ha osato parlarne. Così, l'Egitto è scivolato - dall' 88° posto su 167 – al 108° su 179 paesi nella classifica di "Transparency International".

L'Esercito

Per decenni, il capitale produttivo egiziano ha sempre avuto difficoltà a guadagnare quote di mercato, contro una irrefrenabile crescita dell' esercito in tutti i campi dell'economia nazionale. Nel 2016, questa difficoltà ha assunto una dimensione diversa, tanto che il Gen. Sisi ha dovuto mettere un freno a certe "pretese-informazioni" e, nel suo discorso dello scorso dicembre, ha affermato che la quota dell'esercito oscilla  tra 1,5 e 2% dell'intera economia del paese . Il che ha provocata un enorme risata nel paese.

Le imprese private locali stanno soffrendo di questa concorrenza sleale dei militari. Al giorno d'oggi, non esiste nessun ramo dell'economia in cui i militari non siano presenti e dove non stiano aumentando costantemente la loro quota di mercato: industria, agricoltura, immobiliare, costruzioni, commercio all'ingrosso e al dettaglio, import-export, assistenza sanitaria, ecc ....

Nel numero di febbraio 2017 di "SWP-Aktuell"1 ,  Jessica Noll ha affrontato questo fenomeno. Sotto il titolo "L'esercito egiziano ha cementato il suo potere economico", ha scritto nell'introduzione: "E 'più che lecito chiedersi se, in queste circostanze, le riforme strutturali che il Cairo ha concordato con il FMI nel novembre 2016 possano essere realizzate. Non meno importante è chiedersi se i donatori internazionali debbano sollecitare la leadership egiziana a ridurre i diritti speciali di cui godono i militari."

E ancora"... si crea anche una dipendenza attraverso una cooperazione intensificata tra l'esercito e le strutture dell'economia privata. Per le aziende private, l'espansione economica delle forze armate ha reso più difficile vincere gare pubbliche perché le loro offerte vengono sottotagliate dai militari. Se le aziende vogliono essere economicamente sostenibili, questo dipende dalla loro cooperazione con le forze armate, dove queste ultime hanno chiaramente sempre un  vantaggio."  2.

"Dal momento che i prezzi possono essere mantenuti bassi solo dovuto ai vantaggi e i privilegi dell'esercito, si crea una distorsione estrema dellaconcorrenza.". "... L'esercito ha un ulteriore vantaggio competitivo perché le sue attività economiche sono esenti da tasse."  3.

Oltre a godere - come manodìopera - della "schiavitù" a buon mercato che offrono le reclute, l'esercito non deve pagare nessuna spesa per energia o acqua per realizzare i suoi progetti e nemmeno deve presentare obbligazioni o garanzie alle banche. Altro grande fattore di costo che deve affrontare solo il settore privato sono  gli ostacoli burocratici. Questi sono la principale fonte di corruzione pubblica, tutti i tipi di permessi, di conferme, di certificati, iscrizioni, licenze, ecc …

"... Inoltre, né la magistratura, né le  altre autorità di controllo civili possono perseguire nessuno per reati militari. Tutto il personale militare attivo o a riposo, dal 2011 è salvaguardato da un decreto che nega ogni persecuzione da parte della giustizia civile, i militari possono essere giudicati solo da tribunali militari. Questa immunità vale anche per le attività economiche gestite dai militari, che, a causa della loro classificazione come "rilevanti per la sicurezza", sono completamente opache e favoriscono ogni tipo di favore".

"Le Organizzazioni Non Governative che si impegnano per ottenere una maggiore trasparenza ed uno stato di diritto,  vengono  sistematicamente perseguite e perseguitate nel loro lavoro dal quando  è arrivato  Sisi. Anche i media sono diventati un mezzo per correggere le notizie. In Egitto, la libertà di stampa è fortemente limitata; qualsiasi rapporto critico sull'esercito viene sottoposto alla censura di stato." 4

La  trappola del debito

Quando morì Nasser,  il 28 settembre del 1970, la somma di tutti i debiti dell' Egitto ammontava a  1,7 miliardi $ inclusi i debiti con i sovietici, che erano stati cancellati a metà dopo la guerra del 1967. Sadat ha riorientato la politica  finanziaria verso gli Stati Uniti e verso il Fondo Monetario Internazionale. Nonostante la guerra del 1973 con la quale fu riconquistata la penisola del Sinai, i debiti all'inizio del 1974 erano meno di 2,5 miliardi di dollari.

A  febbraio 1974,  furono approvate le famosi leggi neoliberali, poi chiamate "politica delle porte aperte". L'accettazione dei termini del prestito del FMI del 1976 per 185,7 milioni di dollari portò ad un improvviso aumento dei prezzi dei prodotti alimentari di base del 30-50% e condusse alla rivolta del 18 e il 19 gennaio 1977. 

Questa insurrezione poteva essere repressa soltanto con un massiccio impiego dell'esercito e ci furono più di 300 morti e una serie di arresti.  Durante gli anni 1980 il peso del debito aumentò tanto che il governo egiziano dovette cominciare a presentare  al "Club di Parigi" un rapporto annuale sulle sue politiche. 

La partecipazione dell'esercito egiziano alla Seconda Guerra del Golfo per la liberazione del Kuwait nel 1991, che legittimò  il suo uso da parte degli alleati occidentali, fu premiata con un taglio del debito del 50% .

Quando scoppiò la rivolta di gennaio 2011, il debito totale era di circa l' 83% del PIL (1 dollaro  usamericano valeva  5.6 sterline  in quel momento). Alla fine del 2015 il debito totale raggiunse  il 100% del PIL. 

Così, il costo del debito consuma ogni anno più di un terzo dell'intero bilancio nazionale (1 dollaro era salito  a 7,8 sterline). Il big bang però è arrivato con il credito di 12 miliardi di dollari del FMI nel 2016.

Le condizioni poste dovevano essere soddisfatte prima del pagamento della prima rata. I risultati della ricetta dei prestiti del FMI sono stati sufficientemente testati e  sono ben noti. Non c'è stata una sola volta che hanno avuto successo, al contrario, hanno portato sempre e ovunque a disastri economici, tensioni sociali e ribellioni.

Il 3 novembre 2016, il governo egiziano all'improvviso ha fatto fare un balzo alla sterlina egiziana contro il dollaro USA, aumentando contemporaneamente del 50% il prezzo dell'energia (benzina, gasolio, gas, energia elettrica). Poche ore dopo la sterlina fu svalutata di circa il 50% e tutti i prezzi dei beni e dei servizi, sono schizzati alle stelle. 

Le conseguenze sono state devastanti e l'economia è quasi ferma ad un punto morto. La parte della popolazione che vive alla giornata, è quasi raddoppiata.  "Con una svalutazione della sterlina egiziana verso il dollaro di circa 130%, i prezzi nel paese sono aumentati di oltre il 40 per cento nel 2016."  5.

Il vero problema - e anche la causa di tutta questa miseria - rimane.  I soldi presi in prestito non vengono pompati in veri e propri investimenti ragionevoli, nell'industria o nell'agricoltura, ma vengono usati soprattutto per pagare i debiti esistenti e per le esigenze delle importazioni, che distruggono sistematicamente le strutture delle forze produttive  esistenti.

Il collo della bottiglia

Per più di due anni, i media del regime –cioè quasi tutti i media – hanno fatto lo setsso discorso : l'Egitto oggi si trova  in un collo di bottiglia e la svolta si vedrà,  non appena i grandi progetti dell'esercito porteranno i loro frutti. Si tratta di grandi progetti sotto la guida dell'esercito agli ordini di Sisi. 

Non c'è stato nessun dibattito né nel mondo professionale, né nella società sulla necessità, utilità, redditività e urgenza di quei progetti. Progetti - come l'espansione del Canale di Suez, come una nuova capitale amministrativa, la coltivazione di 630.000 ettari nel deserto (per i quali non c'è abbastanza acqua) e  migliaia di chilometri di inutili strade nel deserto -  impediscono un possibile corretto sviluppo. Da un lato, si distruggono le già poche riserve finanziarie, spingendo la spirale del debito fino in modo inevitabile, e d'altro, foraggiano una selvaggia "domanda di corruzione", soprattutto tra gli uomini in uniforme.

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Subito dopo la sua fluttuazione, il valore della sterlina è sceso in caduta libera contro il Dollaro USA. In assenza di grandi riserve di valuta estera, il governo ha dovuto mettere sul mercato dei nuovi titoli con tassi del 20% di interessi, per rafforzare la domanda sulla sterlina. Questa misura ha portato al fatto che, da un lato, il credito alle medie e piccole imprese è  diventato praticamente inaccessibile- quindi mancano gli investimenti - ed il tasso "ufficiale"  dell' inflazione già oltre il 20% è salito ancora. Per l'effetto di questo catastrofico stato dell'economia egiziana, una squadra di esperti del comitato relazioni internazionali del congresso USA e della Casa Bianca ha presentato, il 18 gennaio scorso  alla amministrazione Trump un rapporto "Top Secret" .6  Il rapporto di nove pagine con il codice FC09543J conclude :

"L'Egitto è pericolosamente vicino a diventare un paese insolvente. Nonostante l'assistenza dei paesi del Golfo e i 12 miliardi di dollari in 3 anni presi in prestito dal FMI, la combinazione delle esigenze economiche del paese con le incoerenze di una politica non trasparente, continua oggi come nel passato e le sfide politiche per le riforme economiche oltre ai potenziali shock economici esogeni, rendono la crisi una possibilità molto concreta. Gli USA e i loro alleati dei paesi del golfo, l'Europa e l'Asia dovrebbero prepararsi a questo evento. Una maggior attenzione su questo argomento da parte della politica e dei progetti di prevenzione per mitigare le conseguenze di un eventuale default dell'Egitto si concentrano principalmente sull'invio di altri aiuti. Cosa che servirà sicuramente a far comprare i principali generi primari all'Egitto, ma non sarà un aiuto dall'esterno che potrà risolvere i problemi egiziani. Nella migliore delle ipotesi, questo darà un po' di respiro ai politici ed una opportunità per avviare le riforme economiche."

 2.     La Democrazia e lo Stato di Diritto

Sia durante la rivolta di gennaio 2011, che portò alla caduta di Mubarak, che durante la sua seconda ondata, la rivolta del 30 giugno 2013, che portò al rovesciamento di Morsi, la richiesta di democrazia e di uno stato di diritto è sempre stata inconfondibile e centrale in Egitto. Questo è il motivo per cui il Gen. Sisi ha dovuto annunciare la creazione di una nuova costituzione, come primo passo della sua cosiddetta "road map" del 3 luglio. Nel mese di gennaio 2014, questa Costituzione è entrata in vigore con una larga maggioranza per mezzo di un referendum nazionale.

La nuova costituzione rifletteva abbastanza bene l'equilibrio politico - al momento - del potere nella società. Cioè, dato che il "fervore rivoluzionario" per le strade non si era ancora completamente raffreddato, gli egiziani ottennero la miglior costituzione della loro storia.  

Infatti, dal momento della fine della dinastia di Mohammed Ali, nel 1952, tutti i regimi che hanno preso il potere in Egitto non sono mai stati campioni di democrazia e di Stato di diritto. Dal momento che i militari si sono appropriati completamente dello Stato, questa costituzione è stata la vera fine per lo stato di diritto.

Nella fase relativamente progressista ( il tempo di Nasser), la giustizia sociale aveva sostituito la democrazia. Dopo di che, non ci fu né giustizia sociale né democrazia. Ma l'anno 2016 è stato differente. Tutto mostra quanto le forze di polizia si siano odiosamente vendicate sulla gente che ha avuto il coraggio di ribellarsi contro di loro.

I discorsi del regime parlano della insurrezione del gennaio 2011 -  riconosciuta nella Costituzione del 2014 , una rivoluzione di dimensioni storiche - come una trama guidata dall'esterno. E' stato quindi necessario eliminare qualsiasi conseguenza di questo tracciato, per ripristinare il vecchio stato che esisteva sotto Mubarak, cioè, per fermare le libertà e quel poco  di Stato di diritto che furono raggiunti con quella rivoluzione. Obiettivo che per essere ottenuto ha bisogno solo di una violenza bruta. Questo è stato il 2016. 

Vorrei descrivere brevemente qualche esempio per mostrare il livello della ingiustizia.

 

Il   caso Regeni

Il dr. Giulio Regeni (28) era un ricercatore italiano che stava conducendo ricerche sui sindacati indipendenti in Egitto. Il 25 gennaio 2016 si era organizzato per incontrare un amico nel centro della città. Il 3 febbraio 2016 il suo corpo nudo è stato trovato nel deserto, alla periferia della Città 6-Ottobre.  Il Ministero degli Interni ha ufficialmente dichiarato che si era trattato di un incidente stradale .

Il  rapporto medico legale del 4 febbraio confermò che Regeni era stato sottoposto a brutali torture. L'ufficio del procuratore italiano incaricato del caso rilevò che molti rapporti indicano il coinvolgimento della polizia segreta egiziana nel caso Regeni. 

Il 14 marzo, appare alla televisione egiziana un testimone oculare, la sua storia avrebbe dovuto alleviare la posizione della polizia, ma si è subito visto che questa storia era tutta una invenzione ed una menzogna montata dalla polizia.

Il 24 marzo, il Ministero dell'Interno annunciò  la morte in una sparatoria   di cinque persone asseritamente responsabili dell'assassinio e della tortura di Regeni. L'ufficio del procuratore egiziano sostenne questa affermazione il 30 marzo.

Il 21 aprile, l'agenzia di stampa Reuters pubblicò da sei fonti diverse che la polizia aveva arrestato Regeni il giorno della sua scomparsa. Lo stesso giorno, secondo la stessa informazione di Reuters, il Ministero degli Interni dichiarò che non aveva mai tenuto  Regeni sotto osservazione. Poco dopo, il pubblico ministero egiziano confessò; Giulio Regeni era sotto osservazione della polizia segreta. Il 26 aprile, l'avvocato egiziano della famiglia Regeni fu arrestato.

Il 12 giugno, la commissione d'inchiesta italiana ha accusato gli egiziani di aver travisato fatti falsi e di aver ostacolato le indagini.  Il 30 giugno, l'Italia ha aumentato la pressione politica con sanzioni economiche. L'8 luglio, la madre di Regeni  ha tenuto una conferenza stampa, minacciando di pubblicare 250 foto delle brutali torture subite dal figlio.

Il 9 settembre, a Roma,  la squadra investigativa egiziana ha ammesso che Regeni era sotto sorveglianza e che i cinque ammazzati a pistolettate non avevano niente a che fare con il suo caso, ma le famiglie dei coinvolti nella sparatoria sono ancora in arresto.

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Giustizia per Regeni, per i 5 assassinati e per i martiri (Piazza  Tahrir)

Confessione si, tant'è vero che i rapporti politici con l'Italia sono troppo importanti per essere disturbati da una  "sciocchezza" come questa. Comunque finora non c'è stata nemmeno una persona che sia stata ritenuta responsabile di questo crimine. 

E non può essere altrimenti perché se così fosse l'intero sistema di oppressione egiziano potrebbe crollare, se si dovesse dimostrare che ha dei "punti deboli".

Nella sua conferenza stampa la madre di Regeni ha detto che la polizia ha trattato suo figlio come tratta tutti  gli egiziani. Questa dichiarazione è stata confermata, mutatis mutandis, dal Gen. Sisi nella sua conferenza stampa con il Presidente francese François Hollande, il 19 Aprile 2016 al Cairo.  Sisi ha corretto l'interpretazione di  Hollande sui diritti umani: "... Gli europei non sanno che noi abbiamo altri standard per i diritti umani."

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Tiran e Sanafir

Tiran e Sanafir sono due piccole isole all'ingresso del golfo di Aqaba nel Mar Rosso, sono terra egiziana dal tempo dell'antico impero, intorno al 3000 aC. Queste due isolette hanno solo una importanza militare-strategica per la loro posizione che controlla l'ingresso di questo importante corso d'acqua. Ecco perché su queste isolete è stato versato tanto sangue egiziano in tutte le guerre di questa regione.

All'inizio di aprile 2016, gli egiziani sono rimasti sorpresi dalla notizia di un nuovo accordo firmato tra i governi di Egitto e Arabia Saudita che stabilisce i nuovi confini marittimi tra i due paesi. Improvvisamente, le due isole appartengono all'Arabia Saudita, i sauditi dovrebbero finanziare alcuni progetti per lo sviluppo della penisola del Sinai ... così : hanno ricevuto un pezzo di terra in regalo.

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Il 15 aprile, sono cominciate le manifestazioni davanti alla Camera dei Giornalisti al centro del Cairo. Il movimento di protesta si è intensificato quando Sisi ha annunciato in TV che la questione era chiusa e che lui non avrebbe voluto sentirne più parlare. Quindi, il movimento di protesta ha visto nella Festa Nazionale del 25 aprile ( ritorno del Sinai all'Egitto dopo la guerra del 1973) come l'occasione perfetta e ha indetto una dimostrazione nazionale contro questo accordo.

In quel giorno i dimostranti sono scesi per le strade, nonostante le pesanti minacce del Ministero degli Interni, malgrado che la polizia avesse assediato e bloccato con veicoli blindati tutti i punti di incontro annunciati. Diverse centinaia di persone sono state arrestate e condannate senza prove evidenti  e con processi-lampo a cinque anni di carcere e 100.000 sterline (= 5000 €, 11.000 $)  - tutti hanno avuto la stessa condanna. Si è sollevata una ondata di proteste.

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Il 2 maggio, la polizia ha assediato la Camera dei Giornalisti, che gode di immunità dalla legge, e ha chiesto di far uscire due giornalisti, che si erano trincerati nella loro stanza. I due avevano invitato sui loro blog a partecipare ad una manifestazione contro l'accordo, come risulta scritto nel loro ordine di cattura. Il Consiglio eletto della Camera dei Giornalisti ha naturalmente, respinto l'ordine di estradizione dei due colleghi, basandosi sulla Costituzione. Allora la polizia ha preso d'assalto l'edificio ed ha arrestato i due giornalisti con la forza.

Il destino a volte gioca brutti scherzi: questo assalto è avvenuto proprio in occasione della Giornata Internazionale per la Libertà di Stampa.

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Il 21 giugno 2016, il Tribunale Amministrativo, con una sentenza storica, ha mollato un sonoro schiaffo al regime: le isole erano sempre state egiziane e rimarranno tali. Da allora in poi, gli egiziani vivono una "perversione" unica nella loro storia. Lo Stato, cioè chi, in questo momento, rappresenta il potere esecutivo, ha contestato questo verdetto accettato dal paese e rifiuta la sua sovranità sulle isole. Secondo il testo del giudice che ha emesso il verdetto, lo Stato non ha potuto fornire nemmeno un documento utile, da presentare alla parte reclamante, che ha prodotto invece centinaia di documenti e prove.

I manifestanti arrestati durante il movimento di protesta sono andati in appello e gradualmente sono stati rilasciati, ma tutti hanno dovuto pagare la multa di 100.000 sterline, che per gli egiziani è un mezzo patrimonio. Il paradosso è stato il modo in cui il regime ha combattuto i suoi nemici in questa battaglia. Ha mobilitato tutti i suoi mezzi di comunicazione per buttare fango sugli avversari di questo negoziato sfacciatamente sporco, accusandoli di alto tradimento perché in questo punto non vogliono seguire Sisi.   Quelli che dicono  che le isole sono ancora egiziane quindi sarebbero i traditori, mentre quelli che dicono che ormai appartengono all'Arabia Saudita sono i patrioti. 

Che mondo contorto!

Il 16 gennaio 2017 la Corte Suprema amministrativa, come ultima istanza, ha emesso una sentenza  di 58 pagine irrevocabile e definitiva 7: le isole sono state e rimarranno per sempre parte inseparabili dall'Egitto. Di conseguenza, l'accordo è nullo. Tuttavia, il regime ancora non vuole allargare le braccia e ora sta cercando di salvare l'accordo con un passaggio per quel suo parlamento che si è fatto su misura. 

Logicamente questa cosa non va bene  ... ma che cosa c'e stato di logico nel 2016?

Quando si abbasserà tutto il polverone di questa battaglia e si sarà ormai alla giusta distanza dal campo di battaglia, si cominceranno a comprendere i veri motivi del contendere: Perché l'Arabia Saudita vuole queste due rocce nel Mar Rosso? E perché le vuole solo adesso?  

L'Arabia Saudita non ha nessun bisogno di queste due isolette. Si tratta di Israele che oltre al suo evidente interesse strategico-militare su questo braccio di mare, vuole far rivivere il suo vecchio progetto di canale. Un canale, che in competizione con il Canale di Suez, dovrebbe collegare il Mar Rosso attraverso il Golfo di Aqaba e il Mar Morto con il Mediterraneo. Per questo, il controllo sul Golfo di Aqaba non deve restare in mani egiziane.

L' Islam Politico

Con l'insurrezione del 30 giugno 2013, gli egiziani hanno messo fine al governo dei Fratelli Musulmani. La maggior parte di loro ha pensato che il capitolo dell' Islam politico e degli abusi della religione fosse concluso per sempre, cosa che fu anche scritta nell'articolo 74 della Costituzione del 2014: non potrebbero essere ammessi partiti politici che si fondano sulla religione.

Di conseguenza, il partito Fratellanza Musulmana è stato sciolto e vietato. Tuttavia, i "salafiti" con la loro arcaica visione del mondo sono rimasti  e continuano a godere non solo della libertà di organizzazione e di movimento, ma collaborano anche con i centri di potere nello stato, in una sorta di sostegno reciproco.

L' ininterrotta catena di attacchi terroristici islamici ha spinto il Gen. Sisi a ripetere i suoi appelli alle istituzioni statali per gli affari religiosi (Università Al Azhar e il Ministero delle Fondazioni Religiose): devono rinnovare il loro discorso religioso. Questo è piuttosto ipocrita quando si vede come i salafiti, soprattutto in campagna, possano far prevalere la loro influenza e fare danni.

Si tratta dei diritti di chi la pensa diversamente in fatto di religione, cioè della libertà di religione per i cristiani, per i baha'i e anche per gli sciiti, che sono quindi considerati  "miscredenti". L'elenco degli attacchi di questi fanatici religiosi è molto lungo e cominciò quando - sotto il presidente Sadat - ci furono i primi episodi di lotte settarie dette di "El Zauia El Hamra" nel 1981 [17 morti in scontri fra musulmani e cristiani, seguito dall'arresto di 170 preti cristiani e della sospensione del Papa Shenuda III, NdE].   Per motivi di sintesi, mi limiterò qui al  solo anno 2016.  

Sette chiese - soprattutto nelle zone vicino a Luxor, Asiut, El Minya, Il Cairo e Alessandria  - sono state incendiate. Sei volte i cristiani sono stati attaccati, derubati, bruciati, picchiati e sfollati dalle loro case e dalle loro imprese. In altri quattro casi, i cristiani sono stati massacrati, con il metodo della "macellazione" come nel "rito del sacrificio" separando la testa dal corpo. Questo è avvenuto  a Tanta, El Arish, Zagazig e Schubra. Tutti questi crimini sono stati eseguiti in pubblico.

Il problema più grave, però, è che in nessuno di questi casi il lungo braccio della legge è arrivato ad afferrare uno qualsiasi di questi criminali e chiedere conto del loro misfatto. Il regime insiste nel trattare questo tipo di "problemi"come extralegali, cioè li gestisce fuori da un tribunale ed ha creato appositamente un corpo chiamato "La casa della Famiglia". Così, tutti i criminali possono farla franca impunemente, il terrorismo islamico è incoraggiato e le vittime devono cercare rifugio e sostegno nella chiesa istituzionale, vale a dire che non possono chiedere che vengano rispettati i loro diritti, come cittadini di  uno stato civile.

Ecco solo due esempi di questo tipo:

Nel villaggio di Kom Elloufi nel governatorato di El Minya, 15 salafiti hanno detto che un contadino cristiano "intendeva" fare una chiesa della casa che stava costruendo. Il  23 giugno 2016 circa 300 musulmani si sono riuniti davanti al cantiere e l'hanno messo a fuoco ed il fuoco si è propagato ad altre tre case vicine. Tutte e quattro sono bruciate completamente.

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Anche il secondo caso si è verificato in El Minya, nel villaggio di El Karm, a ottobre 2016, ma è degenerato ed è scoppiato uno scandalo morale. Dei barbari hanno preso una donna cristiana di 70-anni e l'hanno trascinata in strada completamente nuda, gridando istericamente fino a quando una vicina musulmana è intervenuta per salvarla.

Questo scandalo ha scosso la società fino alle sue fondamenta con tanta violenza  che il generale Sisi ha dovuto scusarsi ufficialmente con la vittima, promettendo di chiamare i colpevoli a rendere dei conti. Il 25 gennaio 2017 gli ultimi cinque imputati sono stati rilasciati e il caso è stato archiviato. Le grida di aiuto dei cristiani e dei musulmani sinceri, che hanno raggiunto Sisi personalmente, finora sono rimaste inefficaci.8

3.     La politica estera

Anche se c'è molto da dire su questo argomento, mi limiterò a un singolo aspetto, che illustra la doppiezza della politica internazionale.

L'Occidente

Dal momento che è arrivato al potere il Gen. Sisi ha cercato di convincere tutto l'Occidente che l'esercito egiziano è il suo partner più affidabile in questa regione. Ci ha messo almeno un anno per riuscire a convincerlo. La visita del ministro tedesco degli Affari esteri Siegmar Gabriel alla cosiddetta conferenza economica di Sharm-El-Sheikh del marzo 2015 è stato il primo segnale.

Dopo che l'Occidente si è convinto che non c'erano  "preoccupazioni per la democrazia" in Egitto, è stato aperto un nuovo capitolo. Il regime Sisi è indispensabile per un accordo che limita i flussi di profughi provenienti dalla regione. Si tratta di quelli che arrivano dall'Africa, e non solo di quelli spinti dalle guerre. Queste guerre prima o poi dovranno finire, ma lo sviluppo economico e la lotta contro la carestia che vivono la maggior parte dei paesi africani è un compito di lunga durata e per questo gli europei hanno bisogno di un carceriere duro, come Sisi. 

Ma ancora peggio sarebbe per gli europei se crollasse il regime di un paese come l' Egitto che ha oltre 90 milioni di abitanti.

Ma nessuno in Occidente vuole che  in Egitto  - in qualche modo -  si sviluppino delle strutture democratiche. Questo porterebbe ad una sempre maggior indipendenza, a conflitti di interesse e ad un imprevedibile riassetto dello scenario politico delle alleanze nella regione. Pertanto, il regime dovrebbe restare a tutti i costi allineato con gli occidentali. 

Questo spiega anche la natura di questo sostegno, che Jessica Noll ha menzionato con stupore nel suo articolo: "... Dal momento che l'Egitto non è esposto a nessuna vera minaccia esterna, difficilmente può essere giustificato che un paese, già  pesantemente colpito da problemi economici, disponga del decimo esercito, per potenza, al mondo con circa 440.000 soldati attivi.."9     Nella sua risoluzione del 25 maggio 2016, Amnesty International ha criticato l'Unione Europea; circa la metà degli Stati membri dell'Unione Europea hanno condannato il divieto di esportazione di armi europee verso Egitto. La UE sta rischiando così di essere complice di una ondata di assasinii, di  scomparse violente di oppositori al regime e di torture..10

"Produttori di armi tedeschi hanno fornito all'Egitto armi e tecnologia per molti anni. Tra il 2001 e il 2013 , la sola Germania ha autorizzato - allo stato del deserto -  la vendita di beni da guerra per un valore di oltre 361,8 milioni di euro.  Secondo la banca dati della Campaign Against Arms Trade (CAAT)  sono stati venduti principalmente carri armati, autoveicoli, apparecchiature elettriche, navi da guerra, munizioni, attrezzature tecniche e armi leggere, nonché apparecchiature fotografiche e aerei.

Queste esportazioni di armi verso l'Egitto sono state approvate dal governo federale tedesco, anche se la situazione nel paese, secondo le stime del Centro Internazionale per la riconversione  di Bonn (BICC), è stata tutt'altro che tranquilla in questi ultimi anni."11

Nel suo rapporto del 19 Dicembre 2016 che sarà presentato al Congresso usamericano, il Congressional Research Service  ha classificato l' Egitto primo tra i paesi in via di sviluppo per volume di spesa per missioni armate che nel  2015 è arrivato a 5,3 miliardi di dollari USA  e secondo, dopo il Qatar, per  volume dei contratti militari firmati, per circa 12 miliardi di dollari USA.12

Conclusione

E 'vero che la situazione degli egiziani, come  vuol far credere il regime Sisi, è molto meglio di quella dei siriani, dei libici, degli iracheni o degli yemeniti?

... Una serie infinita di bare che portano le vittime del terrore viaggiano dal Sinai ad altre parti del paese ... un paese in cui i giovani preferiscono una morte probabile su una carretta sovraffollata che attraversa il Mediterraneo piuttosto che una vita nella loro patria. .. un costante declino di un reddito che era appena sufficiente per sopravvivere ... una inflazione galoppante... una corruzione, dilagante e fuori controllo a tutti i livelli, ... leggi e costituzione, che vengono calpestate ogni giorno. .. istruzione e sanità, diventate privilegi per i super-ricchi, ... uno stato che non è in grado di far sostenere gli esami ai bambini delle scuole e nemmeno di regolare il traffico sulle strade ...

Gli egiziani devono accettare tutto questo ... ma perché ?! ... Per una sicurezza, che non vede nessuna alternativa se non la sopravvivenza di questo "Stato". Che cosa è - o che valore ha  - la "sicurezza" in una situazione come questa ?!

No, non stiamo meglio ...

Note

1 SWP  “Stiftung Wirtschaft und Politik” (Fondazione Economia e Politica), un think tank legato al ministero tedesco degli Affari esteri.

2 Ditto 1

3 Ditto 1

4 Ditto 1

5 Ditto 1

6 http://www.masralarabia.com/%D8%A7%D9%82%D8%AA%D8%B5%D8%A7%D8%AF/1358087-%D8%AE%D8%A7%D8%B5-%D8%AE%D8%B7%D8%A9%C2%A0-%D8%AA%D8%B1%D8%A7%D9%85%D8%A8%C2%A0-%D9%88CIA%C2%A0-%D9%84%D9%84%D8%AA%D8%AF%D8%AE%D9%84-%D9%85%D8%B5%D8%B1-%D8%AD%D8%A7%D9%84-%D8%A7%D9%81%D9%84%D8%A7%D8%B3%D9%87%D8%A7

7 http://www.parlmany.com/News/4/152364/%D9%86%D9%86%D8%B4%D8%B1-%D8%AD%D9%8A%D8%AB%D9%8A%D8%A7%D8%AA-%D8%AD%D9%83%D9%85-%D8%A7%D9%84%D8%A5%D8%AF%D8%A7%D8%B1%D9%8A%D8%A9-%D8%A7%D9%84%D8%B9%D9%84%D9%8A%D8%A7-%D8%A8%D8%B1%D9%81%D8%B6-%D8%B7%D8%B9%D9%86-%D8%A7%D9%84%D8%AD%D9%83%D9%88%D9%85%D8%A9-%D8%B9%D9%84%D9%89-%D8%A8%D8%B7%D9%84%D8%A7%D9%86

8 Fonti delle informazioni sui crimini contro i cristiani tratte da stampa e Internet, ma soprattutto dalle pubblicazioni del giornalista e noto ricercatore Nader Shokri.

9 Ditto 1

10 https://www.amnesty.org/en/latest/news/2016/05/eu-halt-arms-transfers-to-egypt-to-stop-fuelling-killings-and-torture/

11 http://aufschrei-waffenhandel.de/AEgypten.542.0.html

12 https://fas.org/sgp/crs/weapons/R44716.pdf 

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://www.rationalgalerie.de/kritik/aegypten-2016.html
Publication date of original article: 14/02/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=20078

 

Tags: EgittoRegime Al-Sisi
 

 
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