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 28/03/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 USA & CANADA 
USA & CANADA / Le dimissioni di Michael Flynn: La palude colpisce ancora
Date of publication at Tlaxcala: 25/02/2017
Original: Michael Flynn's ouster: The Swamp Strikes Back
Translations available: Português  Français 

Le dimissioni di Michael Flynn: La palude colpisce ancora

Pepe Escobar Пепе Эскобар

Translated by  Raffaele Ucci

 

La pacchiana soap opera di Michael Flynn si riduce a profuse fughe di notizie della CIA a vantaggio del suo giornale locale (il Washington Post), il che porta al finale di partita desiderato: una vittoria clamorosa per le fazioni dello Stato Profondo usamericano neoconservatrici/neoliberalconservatrici dure e pure in una particolare battaglia. Ma la guerra non è finita; in realtà è solo all’inizio.

Anche prima della caduta di Flynn, gli analisti russi stavano avidamente discutendo se il presidente Trump fosse il nuovo Viktor Janukovič – che non riuscì a fermare una rivoluzione colorata in casa propria. La rivoluzione colorata Made in USA messa in piedi dall’asse formato da neoconservatori dello Stato profondo, neoliberalconservatori democratici e media corporativi lo avrebbe perseguito, senza sosta, 24 ore al giorno e 7 giorni su 7. Ma più che Janukovič, Trump in realtà forse sta rivisitando il Piccolo Timoniere, Deng Xiaoping, che diceva: “attraversare il fiume, poggiando il piede sulle pietre”. In questo caso, attraversare la palude poggiando il piede sui coccodrilli.

La cacciata di Flynn può essere interpretata come una ritirata tattica di Trump. Dopo tutto Flynn potrebbe tornare – magari nell’ombra, così come Roger Stone. Se l’attuale vice consigliere per la Sicurezza nazionale Kathleen Troia McFarland verrà promossa – cosa a cui puntano i potenti sostenitori di Trump – il gioco di ombre cinesi kissingeriano dell’equilibrio di potere, nel suo remix del 21° secolo, verrà perfino rafforzato; dopo tutto la McFarland è una tirapiedi di Kissinger.

Questo messaggio non si autodistruggerà tra cinque secondi

Flynn ha lavorato con le Forze Speciali; è stato a capo della Defense Intelligence Agency (DIA); ha gestito informazioni top secret altamente classificate 24 ore su 24 e 7 giorni alla settimana. Lui, ovviamente, sapeva che tutte le sue conversazioni su una linea aperta e non protetta venivano monitorate. E quindi si sarebbe dovuto trasformare in un’incarnazione di tutti i Tre Marmittoni messi insieme per finire nella posizione di essere ricattato da Mosca.

Quello di cui Flynn e l’ambasciatore russo Sergej Kisljak hanno certamente discusso è stata la cooperazione nella lotta contro l’ISIS/ISIL/Daesh, e quello che Mosca potrebbe aspettarsi in cambio: la revoca delle sanzioni. I grandi media usamericani non hanno nemmeno battuto ciglio quando l’intelligence USA ha ammesso di avere una trascrizione delle molteplici telefonate tra Flynn e Kisljak. Allora perché non renderle pubbliche? Immaginate lo scandalo inter-galattico se queste telefonate avessero riguardato l’intelligence russa che monitorava l’ambasciatore usamericano a Mosca.

Nessuno ha prestato attenzione a due passaggi chiave comodamente sepolti in mezzo a questa storia dei media corporativi usamericani: 1) “Il funzionario dell’intelligence ha detto che il governo non ha trovato che Flynn abbia fatto qualcosa di illegale”. 2) “…la situazione è diventata insostenibile – non perché la Russia abbia compromesso qualcosa – ma perché [Flynn] ha mentito al Presidente e al Vicepresidente”.

Ricapitolando: niente di illegale; e Flynn non è stato compromesso dalla Russia. Il “crimine” è stato – secondo le fazioni dello Stato Profondo: parlare con un diplomatico russo.

Il Vicepresidente Mike Pence è un pezzo fondamentale del puzzle; dopo tutto, il suo ruolo principe è quello di insider garante – nel cuore dell’amministrazione Trump – degli interessi dello Stato profondo neoconservatore. La CIA ha reso pubblico il misfatto. La CIA stava certamente spiando tutti gli operativi di Trump. Flynn però è caduto sulla sua stessa spada. Classico peccato di tracotanza; il suo errore fatale è stato quello di mettere a punto delle strategie in autonomia – anche prima di diventare Consigliere per la Sicurezza nazionale. Questa cosa a “Cane Pazzo” Mattis, a T-Rex Tillerson – entrambi, tra l’altro, molto vicini a Kissinger – e soprattutto a Pence non è piaciuta neanche un po’, una volta che ne sono stati informati.

Un “uomo di limitatissime capacità”

Flynn si era già compromesso col suo libro imbarazzantemente male informato scritto assieme al neoconservatore Michael Ledeen, e con la sua iranofobia giovanile. Allo stesso tempo, Flynn è stato l’uomo di punta di quello che sarebbe stato un vero e proprio cambio di gioco; mettere la CIA e il Capo dello Stato maggiore congiunto  sotto il controllo della Casa Bianca.

Una fonte usamericana molto informata che ho già chiamato “X”, ha spiegato a Sputnik come la presidenza Trump si comporterà, e secondo lui è chiaro che “Questa decisione farà sembrare Trump indipendente. Sta andando tutto secondo il copione”.

“X” sottolinea come “l’NSA sia in grado di penetrare qualsiasi sistema telefonico al mondo che non sia sicuro. Flynn era un uomo di limitatissime capacità che parlava troppo. Non ha mai sentito parlare dei veri poteri dell’intelligence né conosceva i loro nomi. Si può vedere questo nell’approccio di Flynn con l’Iran. Stava mettendo i bastoni fra le ruote ad un accordo di pace in Medio Oriente che riguardava la Russia, l’Iran e la Turchia in Siria. E quindi se ne doveva andare”.

“X” aggiunge, “i Russi non sono così stupidi da parlare tra di loro su linee non protette, presumevano che Flynn controllasse le sue linee. Flynn è stato rimosso non a causa delle sue telefonate russe, ma per altri motivi, alcuni dei quali hanno a che fare con l’Iran e il Medio Oriente. Era una mina vagante, anche dal punto di vista dell’intelligence. Questo è un caso di depistaggio dai veri motivi”.

In diretta opposizione ad “X”, c’è un filone analitico che afferma che ci sono tracce di sangue sul sentiero; le iene stanno circondando la loro preda; un vulnerabile Trump ha perso il suo mojo; e ha anche perso la sua politica estera. Non ancora.

Nella Grande Scacchiera, ciò che la caduta di Flynn enuncia è solo un pedone fuori gioco perché il re non lo avrebbe protetto. Di certo sappiamo solo che la “bonifica della palude” – almeno la sezione della politica estera – sarà spacciata se i neoconservatori e i neoliberalconservatori continueranno a capeggiare la rivolta; se i neoliberalconservatori non verranno completamente svergognati per la loro complicità nell’ascesa dell’ISIS/ISIL/Daesh; e se la tanto decantata possibilità di una distensione con la Russia arrancherà.

Quel che è certo è che la guerra fratricida tra l’amministrazione Trump e le più potenti fazioni dello Stato profondo sarà più che feroce. La squadra di Trump ha solo una possibilità, se riuscirà ad rafforzare i suoi alleati all’interno dello Stato profondo. Così com’è, per quanto riguarda il grande piano di Kissinger per provare a distruggere la “minaccia” eurasiatica per favorire l’unipolarismo, l’Iran momentaneamente non è più sotto pressione; la Russia non si fa illusioni; e la Cina sa per certo che il partenariato strategico Cina-Russia diventerà ancora più forte.

Vantaggio per la palude.





Courtesy of Saker Italia
Source: http://sptnkne.ws/d7Xn
Publication date of original article: 15/02/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=19981

 

Tags: Michael FlynnTrumpStato profondoRussiaUSA
 

 
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