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 20/11/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / L’equilibrismo è finito: quello che Elor Azaria ci ha insegnato su Israele
Date of publication at Tlaxcala: 21/02/2017
Original: The Balancing Act is Over: What Elor Azaria Taught Us about Israel

L’equilibrismo è finito: quello che Elor Azaria ci ha insegnato su Israele

Ramzy Baroud رمزي بارود

Translated by  Giuseppe Volpe

 

Per alcuni la condanna per “omicidio preterintenzionale” – dopo l’assassinio da parte del medico dell’esercito israeliano Elor Azaria del palestinese già inerme Fattah al-Sharif – sta finalmente concludendo un dibattito protratto a proposito della posizione israeliana sui diritti umani.

Carlos Latuff

Quasi il 70 per cento del pubblico israeliano appoggia appelli a graziare il soldato condannato, che è largamente percepito tra gli israeliani come il “figlio di tutti noi”.

Anche leader israeliani si stanno schierando per offrire il loro sostegno ad Azaria e alla sua famiglia. Tali politici solidali includono il primo ministro Benjamin Netanyahu e i ministri Naftali Bennett e Miri Regev, tra gli altri. Concordano anche leader di spicco dell’opposizione.

Guru filo-israeliani, che non perdono mai un’occasione per evidenziare il presunto ascendente morale di Israele si sono riversati sui media sociali descrivendo come la condanna dimostri ulteriormente che Israele è tuttora un paese di legge e ordine.

Sembrano trascurare convenientemente fatti palpabili. Riferendo sul verdetto, il The Times of Israel, ad esempio, ha scritto che “l’ultima volta che un soldato dell’esercito israeliano è stato condannato per omicidio colposo è stato nel 2005, per l’uccisione del civile britannico Tom Hurndall due anni prima”.

Tra queste due date, e per anni in precedenza, migliaia di palestinesi sono stati uccisi nella sola Striscia di Gaza, prevalentemente nelle guerre israeliani del 2008-9, 2012 e 2014. Anche se migliaia di bambini e di civili sono stati uccisi e feriti a Gaza e nel resto dei Territori Occupati e nonostante l’indignazione internazionale per le violazioni israeliane della legge internazionale, deve ancora esserci una singola condanna nei tribunali israeliani.

Ma com’è che alcuni commentatori suggeriscono che il processo ad Azaria e la dimostrazione di unità attorno al suo caso da parte della società israeliana è un’indicazione di un qualche grande cambiamento in corso in Israele?

Yoav Litvin, ad esempio, sostiene su TeleSUR che “il precedente creato da questo caso consoliderà ulteriormente la totale disumanizzazione dei palestinesi e preparerà il terreno per altra pulizia etnica e genocidio nei Territori Palestinesi Occupati”.

In un articolo intitolato “Come la Brexit e Trump, la sentenza contro Azaria rivela un momento di transizione in Israele”, anche Jonathan Cook si è sottratto a un’idea simile. “Il processo al soldato, lungi dall’essere prova del primato della legge, è stato l’ultimo rantolo di un ordine moribondo”, ha scritto.

Né Litvin nè Cook stanno suggerendo che il presunto cambiamento in Israele sia reale e tuttavia sia importante.

Ma se il passato e il presente sono la stessa cosa, allora dove sta la “transizione”?

La vittima di Elor Azaria, Abdelfattah al-Sharif

La creazione di Israele sulle rovine della Palestina, la pulizia etnica che ha resto possibile l’”indipendenza” di Israele, le guerre, l’occupazione e gli assedi successivi, sono tutte cose prive di qualsiasi moralità.

In realtà Israele è stato creato con in mente l’idea che uno “stato ebraico” è possibile senza la pulizia etnica e il genocidio degli arabi palestinesi.

In una lettera a suo figlio del 1937 David Ben Gurion, il primo primo ministro di Israele dopo la creazione del paese nel 1937 scrisse: “Dobbiamo cacciare gli arabi e impossessarci dei loro luoghi e se dobbiamo usare la forza per garantire il nostro diritto a insediarci in tali luoghi, allora abbiamo a nostra disposizione la forza”.

Nell’anno in cui Israele fu creato le Nazioni Unite definirono come segue il genocidio nell’articolo 2 della “Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio”:

“Uno qualsiasi degli atti seguenti commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso quali: uccidere membri del gruppo; causare gravi danni fisici o mentali a membri del gruppo; infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per attuare la sua distruzione fisica in tutto o in parte”.

In altre parole non c’è nulla di nuovo qui da quando in Israele ha avuto luogo la “normalità del genocidio” prima e durante la fondazione del paese e poi sempre da allora.

Fortunatamente alcuni leader israeliani sono stati molto espliciti circa i crimini di quell’era.

“Villaggi ebrei sono stati costruiti al posto di villaggi arabi. Nemmeno conoscete i nomi di quei villaggi arabi, e non vi biasimo perché il testi di geografia non esistono più”, il precedente leader israeliano Moshe Dayan ha detto nel rivolgersi al Technion, come riferito da Haaretz il 4 aprile 1969. “Non c’è un solo posto costruito in questo paese che abbia avuto una precedente popolazione araba”.

Ma nel corso di tutti questi anni Israele è riuscito a fare dell’equilibrismo, generando due realtà alternative: una materiale, in cui la violenza è regolarmente inflitta ai palestinesi e una percettiva, quella di un’immagine mediatica attraverso la quale Israele è presentato al mondo come una “villa nella giungla”, governata da leggi democratiche che la rendono superiore ai vicini in ogni modo possibile.

L’ex presidente israeliano, Moshe Katsav, ha dimostrato nel modo migliore l’ultimo punto. “C’è un divario enorme tra noi (ebrei) e i nostri nemici” è stato citato sul Jerusalem Post il 10 maggio 2001. “Loro sono gente che non appartiene al nostro continente, al nostro mondo, ma che in realtà appartengono a una differente galassia”.

In effetti i commentatori israeliani della sinistra ricordano spesso i “bei vecchi tempi”, prima che gli estremisti governassero Israele e i partiti di destra regnassero supremi.

Un ricordo particolare spesso evocato è stato quello delle proteste di massa a Tel Aviv contro i massacri di profughi palestinesi, organizzati da Israele, a Sabra e Shatila nel 1982 nel sud del Libano.

I dimostranti chiesero le dimissioni dell’allora primo ministro, Menachem Begin, e del suo ministro della difesa, Ariel Sharon. Entrambi erano accusati di aver consentito che avessero luogo i massacri di palestinesi da parte della Falange Cristiana. Una commissione d’inchiesta israeliana ritenne Israele colpevole di “responsabilità indiretta”, contribuendo al mito che la colpa di Israele sta nel fatto di aver consentito a cristiani di uccidere mussulmani, come, anni dopo, ha lamentato Sharon nella sua biografia.

All’epoca i dimostranti israeliani non trovarono strano che lo stesso Begin, era stato il leader ricercato di una banda terroristica prima della fondazione di Israele e che Sharon era stato accusato di aver orchestrato molti altri massacri.

Molti nei media israeliani e occidentali hanno parlato copiosamente dell’integrità morale della società israeliana. I palestinesi erano sconcertati dall’abilità di Israele nell’attuare crimini di guerra e di emergere, ciò nonostante, in una luce positiva.

“I goyim uccidono i goyim e la colpa è data agli ebrei”, aveva lamentato allora Begin con un sottile riferimento a quella che percepiva come una forma di antisemitismo. A parte Sabra e Shatila, un numero enorme di libanesi e palestinesi fu ucciso nell’invasione israeliana del Libano nel 1982.

L’evidenza storica dimostra che Israele non sta vivendo una vera transizione, ma quello che sta realmente vacillando è l’equilibrismo di Israele: la sua capacità di perpetrare atti di violenza individuale e collettiva e tuttavia presentare di sé un’immagine di rispetto della legge e democraticità.

I leader sionisti del passato avevano praticato il gioco troppo bene e di gran lunga troppo a lungo, ma finalmente le cose sono rivelate per quello che realmente sono, grazie al fatto che i coloni israeliani oggi governano il paese, controllano l’esercito, hanno un’influenza crescente sui media e, perciò, definiscono il corso e l’immagine di Israele.

“Questo nuovo esercito (di coloni) non è più nemmeno minimamente trattenuto da preoccupazione a proposito dell’immagine ‘morale’ dell’esercito o da minacce di inchieste internazionali per crimini di guerra”, ha scritto Cook.

E con tale nuova “libertà” il mondo è in grado di vedere Israele per quello che realmente è. L’equilibrismo è finalmente terminato.





Courtesy of ZNet Italy
Source: http://www.palestinechronicle.com/the-balancing-act-is-over-what-elor-azaria-taught-us-about-israel/
Publication date of original article: 18/02/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=19948

 

Tags: Elor AzariaAbdelfattah al-SharifEsecuzioni extragiudiziarieCrimini sionistiImpunità sionistaOccupazione sionistaPalestina/Israele
 

 
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