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 30/04/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 ABYA YALA 
ABYA YALA / I muri sopra, le crepe in basso (e a sinistra)
Date of publication at Tlaxcala: 18/02/2017
Original: Los muros arriba, las grietas abajo (y a la izquierda)
Translations available: English  Русский  Deutsch  Français 

I muri sopra, le crepe in basso (e a sinistra)

Ejército zapatista de liberación nacional EZLN

Translated by  Comitato Chiapas "Maribel"

 

La tormenta sul nostro cammino

Per noi, popoli originari zapatisti, la tormenta, la guerra, c’è da secoli. Arrivò nelle nostre terre con la menzogna della civilizzazione e della religione dominanti. Allora, la spada e la croce dissanguarono la nostra gente.

Col passare del tempo, la spada si è modernizzata, e la croce è stata detronizzata dalla religione del capitale, ma si è continuato a chiedere il nostro sangue come offerta al nuovo dio: il denaro.

Abbiamo resistito, abbiamo sempre resistito. Le nostre ribellioni sono state soppiantate dalla disputa di uni contro altri per il Potere. Alcuni ed altri, sempre da sopra, ci hanno chiesto di lottare e morire per servirli, da noi hanno voluto obbedienza e sottomissione con la bugia di liberarci. Come quelli ai quali dicevano e dicono di combattere, sono venuti e vengono a comandare. Ci sono state così indipendenze e false rivoluzioni, quelle passate e da venire. Quelli di sopra si sono alternati e si alternano, da allora, per mal governare o per aspirare a farlo. Ed in calendari passati e presenti, la loro proposta continua ad essere la stessa: che noi, ci mettiamo il sangue; mentre loro dirigono o fingono di dirigere.

E allora ed ora, dimenticano coloro che non dimenticano.

E la donna sempre in basso, ieri ed oggi. Incluso nel collettivo che siamo stati e che siamo.

Ma i calendari non hanno portato solo dolore e morte tra i nostri popoli. Espandendo il suo dominio, il Potere ha creato nuove fratellanze nella disgrazia. Abbiamo quindi visto l’operaio e il contadino diventare tutt’uno con il nostro dolore, e giacere sotto le quattro ruote del mortale carrozzone del Capitale.

Come il Potere avanzava nel suo cammino nel tempo, sempre di più cresceva il basso, allargando la base sulla quale il Potere è Potere. Abbiamo visto allora unirsi maestri, studenti, artigiani, piccoli commercianti, professionisti, gli eccetera con nomi differenti ma identiche pene.

Non è bastato. Il Potere è uno spazio esclusivo, discriminatorio, selezionato. Quindi, anche le differenze sono state perseguite apertamente. Il colore, la razza, il credo, la preferenza sessuale, sono stati espulsi dal paradiso promesso, essendo l’inferno la loro casa permanente.

Sono seguite poi la gioventù, l’infanzia, la vecchiaia. Il Potere ha così trasformato i calendari in materia di persecuzione. Tutto il basso è colpevole: per essere donna, per essere bambin@, per essere giovane, per essere adulto, per essere anzian@, per essere uman@.

Ma, espandendo lo sfruttamento, la predazione, la repressione e la discriminazione, il Potere ha anche ampliato le resistenze… e le ribellioni.

Abbiamo visto allora, ed ora, alzarsi lo sguardo di molte, molti, muchoas. Differenti ma simili nella rabbia e l’insubordinazione.

Il Potere sa che è quello che è, solo su coloro che lavorano. Ha bisogno di loro.

Ad ogni ribellione ha risposto e risponde comprando o ingannando i meno, imprigionando ed assassinando i più. Non teme le loro istanze, è il loro esempio che gli fa orrore.

Non è bastato. Dominando nazioni, il Potere del Capitale ha voluto mettere l’umanità intera sotto il suo pesante giogo.

Neanche questo è stato sufficiente. Il Capitale ora vuole gestire la natura, domarla, addomesticarla, sfruttarla. Cioè, distruggerla.

Sempre con la guerra, nel suo avanzare distruttore, il Capitale, il Potere, ha prima demolito feudi e regni. E sulle loro rovine ha innalzato nazioni.

Poi, ha devastato nazioni, e sulle loro macerie ha eretto il nuovo ordine mondiale: un grande mercato.

Il mondo intero si è trasformato in un immenso magazzino di merci. Tutto si vende e si compra: le acque, i venti, la terra, le piante e gli animali, i governi, la conoscenza, il divertimento, il desiderio, l’amore, l’odio, la gente.

Ma nel grande mercato del Capitale non si scambiano solo merci. La “libertà economica” è solo un miraggio che simula mutuo accordo tra chi vende e chi compra. In realtà, il mercato si basa sulla depredazione e lo sfruttamento. Lo scambio è dunque di impunità. La giustizia si è trasformata in una grottesca caricatura e sulla sua bilancia pesa sempre di più il denaro che la verità. E la stabilità di questa tragedia chiamata Capitalismo dipende dalla repressione ed il disprezzo.

Ma neanche questo è bastato. Dominare nel mondo materiale non è possibile se non si dominano le idee. L’imposizione religiosa si è approfondita ed ha raggiunto le arti e le scienze. Come delle mode, sono nate e nascono filosofie e credenze. Le scienze e le arti hanno smesso di essere ciò che distingue l’umano e si sono collocate su uno scaffale del supermercato mondiale. La conoscenza è diventata proprietà privata, così come la ricreazione ed il piacere.

Il Capitale, così, si è consolidato come un grande tritacarne, usando non più solo l’umanità intera come materia prima per produrre merci, ma anche le conoscenze, le arti,… e la natura.

La distruzione del pianeta, i milioni di profughi, l’auge del crimine, la disoccupazione, la miseria, la debolezza dei governi, le guerre a venire, non sono il prodotto degli eccessi del Capitale, o di una conduzione erronea di un sistema che prometteva ordine, progresso, pace e prosperità.

No, tutte le disgrazie sono l’essenza del sistema. Di queste si alimenta, cresce a loro costo.

La distruzione e la morte sono il combustibile della macchina del Capitale.

E sono stati, sono e saranno inutili gli sforzi per “razionalizzare” il suo funzionamento, per “umanizzarlo”. L’irrazionale e l’inumano sono i suoi pezzi chiave. Non c’è aggiustamento possibile. Non c’era prima. Ed ora non si può più nemmeno attenuare il suo passo criminale.

L’unico modo di fermare la macchina è distruggerla.

Nell’attuale guerra mondiale, la contesa è tra il sistema e l’umanità.

Per questo la lotta anticapitalista è la lotta per l’umanità.

Chi ancora vuole “sistemare” o “salvare” il sistema, in realtà ci propone il suicidio di massa, globale, come sacrificio postumo al Potere.

Nel sistema non c’è soluzione.

E non bastano né l’orrore, né la condanna, né la rassegnazione, né la speranza che il peggio è passato e le cose non potranno che migliorare.

No. La cosa certa è che sarà sempre peggio.

Per queste ragioni, più quelle che ognuno aggiunga dai suoi particolari calendari e geografie, bisogna resistere, bisogna ribellarsi, bisogna dire “NO”, bisogna lottare, bisogna organizzarsi.

Per questo bisogna sollevare il vento del basso con resistenza e ribellione, con organizzazione.

Solo così potremo sopravvivere. Solo così sarà possibile vivere.

E solo allora, come fu la nostra parola 25 anni fa, potremo vedere che…

“Quando cesserà la tormenta,

quando pioggia e fuoco lasceranno un’altra volta in pace la terra,

il mondo non sarà più il mondo, ma qualcosa di meglio.”

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http://tlaxcala-int.org/upload/gal_15400.jpg





Courtesy of Comitato Chiapas "Maribel"
Source: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2017/02/14/los-muros-arriba-las-grietas-abajo-y-a-la-izquierda/
Publication date of original article: 14/02/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=19932

 

Tags: EZLNZapatistiMuri del CapitaleMuro di TrumpRivolte logicheMessicoAbya Yala
 

 
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