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 30/04/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 USA & CANADA 
USA & CANADA / Rigetta l'obiettività e viene licenziato: la disavventura di un giornalista trans nel Trumpland
Date of publication at Tlaxcala: 05/02/2017
Original: How one reporter’s rejection of objectivity got him fired
Translations available: Français 

Rigetta l'obiettività e viene licenziato: la disavventura di un giornalista trans nel Trumpland

Margaret Sullivan

Translated by  Gianna Carroni
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

Quattro anni fa, Lewis Wallace è entrato nel mondo del giornalismo, grazie a  una borsa di studio che promuove la diversità. E l’anno scorso ha portato nel suo lavoro la sua esperienza di uomo transessuale, come reporter del “Marketplace” dell’American Public Media, un programma radiofonico e sito web che parla di economia, in modo a volte anticonformista, con sede a Los Angeles.

Ora, il trentaduenne è stato licenziato dopo aver scritto un post su Medium in cui suggeriva che i giornalisti (in particolare quelli appartenenti a un gruppo minoritario) debbano riconsiderare il concetto di obiettività nell’era di Trump.

Lewis Wallace, uomo transessuale ed ex-reporter del “Marketplace”, American Public Media, a Los Angeles (Bill Healy)

“Dobbiamo ammettere che coloro che si oppongono alla libertà di parola, alla diversità e alla correttezza a livelli da asilo nido sono nostri nemici”, ha scritto Wallace.

Una delle dirigenti di “Marketplace”, Deborah Clark, mi ha detto che il rifiuto dell’obiettività da parte di Wallace è in diretta antitesi con le linee guide scritte della compagnia, che richiede ai membri dello staff di tenere per sé le proprie opinioni politiche e di mantenersi neutrali. (Il licenziamento, lunedì, è seguito alla decisione di Wallace, alla fine della settimana scorsa, di ripubblicare il suo post dopo averlo inizialmente cancellato su richiesta del suo datore di lavoro.)

Il licenziamento di Wallace è l’emblema degli scontri che si scatenano nelle redazioni di tutto il paese. I giornalisti e i loro manager discutono sul significato dell’imparzialità in un mondo ridefinito dall’amministrazione Trump, che considera la stampa come un nemico.

“I giornalisti dovrebbero protestare nell’America di Trump?” chiedeva questa settimana un titolo sul sito giornalistico Poynter.org. L’articolo citava Andrew M. Seaman, presidente del comitato sull’etica della Society of Professional Journalists: “Giornalisti, so che alcuni di voi vorrebbero protestare, ma siete molto più utili quando producete esempi di grande giornalismo.”

La maggioro parte delle organizzazioni mainstream non vuole che i loro reporter o i loro redattori vadano in giro con cartelli di protesta, sia che si tratti di manifestare contro il bando sull’immigrazione o di partecipare a una Marcia per la Vita contro l’aborto.

I conflitti spesso vanno a finire sui social, e i redattori si ritrovano a fare la guardia al proprio staff su Twitter. Da BuzzFeed al New York Times, i redattori di spicco hanno ripetutamente detto ai loro reporter che l’imparzialità conta e di piantarla con i toni beffardi.

Quando le cose vanno storte, il risultato è di solito una convocazione in un clima teso nell’ufficio del direttore o una circolare che ribadisce a tutto lo staff quali sono le regole.

Il testo di Wallace è meditativo e più moderato di quanto faccia supporre il titolo, che attira subito l’attenzione: “L’obiettività è morta, e mi sta bene così”. Anche così, è un concetto che difficilmente si può dire radicale: è stato materia di discussioni interne al mondo giornalistico per anni.

Il codice etico di “Marketplace” è chiaro: i membri dello staff  “devono mantenere private le proprie opinioni politiche”.  La compagnia ha rilasciato martedì un breve commento sul licenziamento di Wallace, indicando quelle linee guida, il proprio impegno nei confronti della diversità e la riluttanza a discutere faccende personali.

Nel corso di un’intervista telefonica, tuttavia, Clark ha fornito alcuni elementi contestuali.

“Si trattava di una chiara violazione del nostro codice etico”, ha affermato. “Lui non era d’accordo – e non arriva a prendere quella decisione. Non mi ha lasciato altra scelta.”

In base a quanto racconta Wallace, gli è stato impedito di andare in onda per un paio di giorni e gli è stato detto di cancellare il post. Lo ha fatto ma, dopo averci riflettuto, ha comunicato al suo direttore che sentiva che era importante ripubblicarlo, e lo ha fatto. In un post successivo, Wallace ha riflettuto:

“Non possiamo avere una diversità simbolica se non facciamo davvero spazio per le realtà dell’essere una persona emarginata o oppressa che lavora nel giornalismo.”

Davvero un’organizzazione mediatica vuole far passare il messaggio che preferirebbe che i suoi reporter non pensino, o non si interessino vivamente a quelle questioni che la loro agognata diversità dovrebbe rappresentare? E che la punizione per chi rimane sulle proprie posizioni è il licenziamento?

Clark mi ha detto che capisce quanto la punizione sembri draconiana, e che non può discutere i dettagli più a fondo se non col dire che, a suo parere, c’è stato un “puntare al raddoppio, e poi raddoppiare ancora” che ha reso insostenibile il mantenimento dell’impiego di Wallace.

Ciò che è certo è che questo è un tema importante, esteso e che non sparirà. I giornalisti devono lottare per la realtà dei fatti, devono denunciare le falsità e scavare in profondità per raggiungere la verità. Farlo con correttezza, senza essere (o sembrare) di parte, è la cosa difficile.

Wallace, che vive a New York, dice che cercherà lavoro presso una stazione radio o podcast, da qualche parte in cui possa rimanere fedele alla sua “bussola morale”.

Come giustamente osserva nel suo post, “Molti dei giornalisti che hanno detto la verità in momenti chiave della storia erano personaggi anomali, membri dell’opposizione, qui come in altri paesi.”

E in un’intervista ha aggiunto: “Non voglio che questa vicenda si limiti al mio licenziamento da ‘Marketplace’”. Ne dovrebbe scaturire una discussione più ampia, sostiene, riguardante le convinzioni profonde e le pratiche del giornalismo mainstream.

Nella nuova era, con la tensione emotiva alle stelle e le regole tradizionali sotto attacco, questo dibattito è ben lungi dall’essere concluso.

 





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://www.washingtonpost.com/lifestyle/style/how-one-reporters-rejection-of-objectivity-got-him-fired/2017/02/01/bc5cc9c6-e7ef-11e6-80c2-30e57e57e05d_story.html?postshare=8411485973906118&tid=ss_tw-bottom&utm_term=.0b4f2a6ab89f
Publication date of original article: 01/02/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=19829

 

Tags: Lewis WallaceMarketplaceDiversitàObiettivitàTrumplandMedia capitalistiUSA
 

 
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