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 EDITORIALS & OP-EDS 
EDITORIALS & OP-EDS / Tunisia: 6 anni dopo una quasi-rivoluzione, un interregno senza fine
Date of publication at Tlaxcala: 16/01/2017
Original: Tunisie: 6 ans après une quasi-révolution, un interrègne qui n’en finit pas
Translations available: Español  Deutsch  English  Ελληνικά 

Tunisia: 6 anni dopo una quasi-rivoluzione, un interregno senza fine

Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

Translated by  Alba Canelli

 

6 anni non sono nulla quando si hanno 90 anni. Ma quando se ne hanno tra i 20 e i 30, è molto. Sei anni fa, il popolo tunisino ha visto sfuggire un dittatore di basso rilievo che l'ambasciata degli USA ha fatto evacuare per un esilio dorato, all'ombra delle torri di perforazione saudite. Quella che i media europei si sono affrettati a battezzare stupidamente "Rivoluzione dei gelsomini" (espressione che mai sarebbe venuta in mente ai tunisini) rapidamente ha emanato odore di putrefazione. I politicanti hanno abilmente ripreso le redini e hanno architettato una via d'uscita nel più puro spirito del Gattopardo: "Cambieremo tutto affinché nulla cambi".

 graffiti-sfax

Il risultato è schiacciante: la Tunisia è governata da una coalizione di furfanti conniventi che hanno condiviso le briciole di torta stantia lasciando cadere molto poco nelle mani della gente comune. I carnefici e le loro vittime di ieri hanno realizzato un compromesso storico, distribuendosi cariche e prebende. Le speranze che si erano risvegliate nei giorni di dicembre 2010-gennaio 2011 - "Pane, libertà, dignità nazionale" - si sono dimostrate folli. Si sono insediate la delusione, la depressione, e la disperazione. Ogni giorno un tunisino si suicida. Altre migliaia hanno preso la via del glorioso suicidio, tra la Libia e la Siria. I più ragionevoli e meglio attrezzati organizzano un'emigrazione legale per studio o per "affari", quelli astuti vanno alla mangiatoia dei sussidi: ci sono così tanti ricchi che vogliono il meglio per noi! Fondazioni tedesche, svedesi, svizzere, usamericane, giapponesi, del Qatar, austriache, e così via: oggi, almeno 50.000 tunisini/e ricevono uno stipendio da una fondazione, ONG o OMG (organizzazione molto governativa) straniera. Per qualche milione di euro, "loro" sono riusciti a pacificare gran parte dell'ala marciante della gioventù che aveva fatto - o seguito su facebook - questa famosa quasi-rivoluzione. Il potere è dove ci sono le casseforti e non nei ministeri o nella strada.

Zygmunt Bauman, il grande polacco che ci ha appena lasciato a 91 anni - un anno in più rispetto a Beji Caid Essebsi, l'attuale presidente della Tunisia - era solito dire che il grande problema del nostro tempo è stata la dissociazione tra potere e politica: il potere è globale, la "bulitika" cerca ancora di sopravvivere all'interno dei confini nazionali che nessuno rispetta. Viviamo dunque, in Tunisia come altrove, e forse più che in qualsiasi altra parte, nell'interregno, un termine preso in prestito da Antonio Gramsci, che egli stesso aveva preso dallo storico romano Tito Livio, parlando dello smarrimento dei Romani dopo la morte del loro re Romolo. La stragrande maggioranza di loro aveva conosciuto nella loro vita solo il suo regno e, pertanto, non avevano idea di chi potesse sostituirlo. Gramsci stesso, parlando del periodo compreso tra la rivoluzione russa del 1917 e la presa del potere di Mussolini nel 1921, scrisse: " La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati".

I maestri dell'interregno sono i "donatori", mentre quelli di sotto guardano il cielo, quelli di sopra guardano i fondi. Il paese sta vivendo a credito e il cappio lo strangola, lentamente ma inesorabilmente. I governi che si sono succeduti dal 2011, presero prestiti per ripagare il debito della dittatura, poi hanno preso in prestito per ripagare il debito del debito e così via, in un circolo vizioso che sembra non avere fine. Essi non hanno agito solo a dispetto della morale più elementare ma, peggio ancora, del buon senso: il debito che hanno ereditato era sia odioso, che illegittimo, insopportabile e anche illegale. Pertanto i debiti contratti per poterli ripagare lo sono allo stesso modo. Un buon musulmano paga sicuramente i suoi debiti, ma solo un idiota paga quegli altri. Un idiota o un perverso.

Risultato: la Tunisia conta oggi una cinquantina di miliardi di dinari di debiti, ossia una ventina di miliardi di euro e più di 5 dei 32 miliardi del bilancio 2017 sono destinati al servizio del debito. Questo bilancio è stato oggetto di tre o quattro mesi di polemiche e intrighi per essere finalmente votato con un consenso commovente. Si basa su una previsione del prezzo del barile di petrolio che quest'anno sarebbe di 50$  (ha già superato i 52) e un tasso di cambio del dinaro che sarebbe di 2,25 per 1 $  (il dollaro è il già a 2,28 DT). In breve, una grande assurdità.

I sindacalisti hanno calmato le loro rivendicazioni salariali e la buona gente stringe la cinghia e digrigna i denti. Non è la fine dei suoi problemi: il governo dovrà finire per soddisfare tutte le condizioni della Banca Mondiale: la privatizzazione delle tre banche pubbliche (per la Banca centrale, già è stato fatto, ora è indipendente, sul modello della Federal Reserve e della BCE), l'assicurazione sanitaria, la sicurezza sociale, le imprese pubbliche dell'energia e dell'acqua, e, ultimo ma non meno importante, abrogazione delle sovvenzioni sui prodotti di prima necessità e carburante. L'unico aspetto positivo della possibile applicazione di tali condizioni potrebbe essere una riduzione del consumo di zucchero in polvere raffinato, di cui i tunisini sono campioni del mondo nel consumo: 36 kg per persona all'anno, cioè 100 grammi al giorno. Bisogna addolcire l'amarezza della vita. Ma non aggiungiamo sale alla ferita. Le tabelle che seguono sono più eloquenti delle parole. Ringrazio i compagni dell'associazione RAID-ATTAC-CADTM per avermele comunicate.

 

pourcentage-dette-budget

Percentuale del debito nel bilancio dello Stato. Risorse proprie/Debito

taux-dette-pib

Evoluzione dell'indice del debito nei confronti del PIL

spirale-dette-1

Spirale del debito esterno: 25 milliardi dal 1986 al 2011, 29,848 milliardi dal 2011 al 2017





Courtesy of Tlaxcala
Source: https://bastayekfi.wordpress.com/2017/01/13/tunisie-6-ans-pres-une-quasi-revolution-un-interregne-qui-nen-finit-pas/
Publication date of original article: 13/01/2017
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=19682

 

Tags: Tunisia14 GennaioQuasi-rivoluzioneInterregnoDebito odioso
 

 
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