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 24/07/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 CULTURE & COMMUNICATION 
CULTURE & COMMUNICATION / La colpa è del fiore
Intervento all'incontro L@s Zapatistas y las ConCiencias por la Humanidad
Date of publication at Tlaxcala: 03/01/2017
Original: La culpa es de la flor
Intervención en el Encuentro L@s Zapatistas y las ConCiencias por la Humanidad

Translations available: English  Ελληνικά  Français 

La colpa è del fiore
Intervento all'incontro L@s Zapatistas y las ConCiencias por la Humanidad

Subcomandante Insurgente Galeano

Translated by  20zln  -  Comitato Chiapas "Maribel"

 

Pubblichiamo il testo integrale dell'intervento del Subcomandante Galeano all'incontro L@s Zapatistas y las ConCiencias por la Humanidad tenutosi negli ultimi giorni di dicembre a San Cristobal de Las Casas, nel Chiapas, seguito di appunti dello stesso autore.

“Il 30 febbraio di quest’anno 2016, la rivista elettronica svedese specializzata in tematiche scientifiche, “River´s Scientist Research Institute”, ha pubblicato uno studio che, forse, rivoluzionerà le scienze e la loro applicazione nell’ambiente sociale.

 
Un gruppo di scienziati, guidati dai dottori svedesi Stod Sverderg, Kurt Wallander e Stellan Skarsgard, hanno presentato una complessa analisi multidisciplinare che giunge alla conclusione che può sembrare scioccante: esiste una relazione diretta tra l’aumento della quantità e della qualità dei movimenti femministi e il calo del tasso di natalità.
 
Con la combinazione di metodi statistici, embriologia, biologia molecolare, genetica e analisi comportamentale, gli scienziati affermano che l’aumento della diversità e della belligeranza del femminismo, provoca l’inibizione della libido negli uomini, riducendo la frequenza di attività sessuale riproduttiva.
 
Ma non solo. Analisi di laboratorio hanno stabilito che gli spermatozoi degli uomini esposti all’attività femminista sono più deboli di quelli degli uomini che non sono esposti. Ciò che è noto come astebizisoermia, o sindrome dello “spermatozoo pigro”, è più presente nella popolazione maschile delle società in cui il femminismo ha un ruolo di primo piano nelle relazioni sociali. Secondo la prestigiosa pubblicazione citata, il dottor Everet Bacstrom, del “Rainn Wilson Institute”, con sede a Londra, in Inghilterra, ha confrontato i risultati della ricerca con un campione di uomini europei, della classe media, WASP, ed è giunto alla stessa conclusione.
 
Nel frattempo, le attiviste femministe europee, Chloë Sevigny e Sarah Linden, consultate per la pubblicazione, hanno dichiarato che tutto ciò non era altro che una manovra di quel che è stato chiamato “lo scientismo patriarcale”.
 
Nel frattempo, il centro internazionale di consulenza per governi “Odenkirk Associated”, ha dichiarato, attraverso i suoi portavoce, James Gordon e Harvey Bullock, che avrebbero raccomandato ai governi dei paesi del primo mondo, cito testualmente, “di inibire l’attivismo e la belligeranza dei gruppi femministi”, al fine di aumentare il tasso di natalità nei paesi sviluppati. Hanno inoltre dichiarato che avrebbero consigliato ai governi dei paesi del Terzo mondo, soprattutto in Africa e in America Latina, di favorire la nascita e la partecipazione di gruppi femministi, principalmente nelle aree marginali, in modo tale che si riduca il tasso di natalità in questi settori, evitando così che proliferino i disordini sociali.
 
Consultati al riguardo, le assessore della Comunità Economica Europea, Stella Gibson e Gillian Anderson, hanno rifiutato di confermare o smentire che tale studio sarà la base della nuova politica internazionale dell’Europa verso il Terzo mondo.”
 
Beh, ciò che vi ho letto è un esempio del nuovo giornalismo scientifico. Anche se è completamente scritto di mio pugno, ve lo diamo come regalo per la stagione estiva. Prendetelo e fate un esperimento: pubblicatelo.
 
Non ricorrete alla stampa. Escluso il sottoscritto e un numero sempre più ristretto di persone, nessuno legge i giornali e le riviste per informarsi. Dai, neanche quelli che scrivono su questi supporti li leggono, consultano solo i riferimenti che vengono fatti sulle reti sociali dei loro testi; inoltre, sono le reti sociali che gli dettano il tema da trattare. Solo pochi mesi fa, ho letto un “opinion leader” e “analista esperto” chiedere ai suoi “followers” la questione che doveva essere trattata nella sua rubrica sul giornale: “mi piace, sulla candidata del Consiglio Nazionale Indigeno” (mi pare abbia scritto così), “retweet, sul grande compagno e leader, sole del nostro percorso e illustre costruttore del futuro”. Non c’è bisogno di dirvi che hanno vinto i retweet.
 
No, se volete avere “copertura mediatica” dovete ricorrere, come fonte primaria di diffusione, alle reti sociali.
 
Cercate una stella delle reti sociali, ad esempio, un adolescente tweet-star con centinaia di migliaia di followers, qualcuno sempre preoccupato di dare ai suoi fan materiali che promuovono la tolleranza critica, il dibattito razionale e la riflessione profonda (cose che, chiaramente, si trovano in abbondanza in questa stimolante rete sociale). Qualcuno, come ad esempio John M. Ackerman (253.000 followers). Sì, so che ho detto un adolescente, e il signor John Ackerman ha già percorso diversi chilometri, ma sto parlando di età mentale, quindi siate comprensivi.
                                                           
Poi “seguitelo” e cercate di non farvi bloccare. È molto semplice, non è necessario scrivere nulla di mediamente intelligibile. Basta riempire la propria “time line” di retweet di tutte le grandi e solide verità emanate dalla tastiera menzionata. E neppure questo è complicato, perché è possibile impostare il proprio account per far sì che faccia retweet automaticamente.
 
Bene, ora abbiamo solo bisogno di convincere questo “influencer” che faccia un breve riferimento allo studio citato, e i suoi centinaia di migliaia di followers, automaticamente, cliccheranno mi piace e faranno retweet.
 
Così lo studio “scientifico” avrà successo e sarà la base di analisi future, di simposi, di tavole rotonde e entrerà in biblioteche rigonfie di teorie del complotto.
 
No, non dovrete preoccuparvi che qualcuno si prenda la briga di analizzare criticamente la nota apparentemente scientifica e si renda conto di quanto segue:
 
.- Febbraio non ha 30 giorni.
 
.- “River” è una serie poliziesca britannica in cui il protagonista, John River, è interpretato dallo svedese Stellan John Skarsgård.
 
.- Stod Sverderg e Kurt Wallander, sono personaggi della serie poliziesca svedese “Wallander”.
 
.- Everet Bacstrom, è il nome del protagonista della serie poliziesca “Bacstrom” e Rainn Wilson è il nome dell’attore.
 
.- Chloë Sevigny è il nome dell’attrice protagonista nel ruolo di Catherine Jensen, la serie poliziesca danese “Those Who Kill”
 
.- Sarah Linden è il nome del protagonista della serie poliziesca statunitense The Killing, con l’attrice Mireille Enos.
 
.- Bob Odenkirk è il nome dell’attore principale della serie “Better Call Saul”, presumibilmente il prequel di Breaking Bad.
 
.- James Gordon e Harvey Bullock sono personaggi della serie “Gotham”.
 
.- La Comunità Economica Europea non esiste più, è sparita nel 2009 per far posto all’Unione Europea.
 
.- E Stella Gibson e Gillian Anderson sono, rispettivamente, la protagonista e l’attrice che interpreta questo ruolo nella serie “The Fall”.
 
Scusate se la mia pronuncia dell’inglese è ben lungi dall’etichetta dei simposi scientifici internazionali, e sembra piuttosto da “wet back” degli anni ’40, ma la solidarietà con i migranti latinos che soffrono l’incubo Trump ha vie inaspettate e non sempre evidenti. In ogni caso, chi legge e non ascolta queste parole, non avrà nulla da flirtare con l’orrore che già vivono a nord del Rio Grande.
 
Certo, sarebbe stato sufficiente che chiunque di voi “googleasse” i principali riferimenti per rendersi conto che il presunto “studio scientifico” descritto, è una frode assoluta.
 
 
La scienza deve preoccuparsi di queste frodi che riducono il lavoro scientifico a una caricatura del consumo di massa?
 
Pensate di dover affrontare solo la religione e il creazionismo? La religione è la religione, non pretende di essere scientifica.  La pseudo-scienza, invece, è un problema serio. Se pensate di essere nel secolo dei lumi, e siete felici di ridicolizzare i paradigmi religiosi e di vincere le gare di popolarità della televisione in streaming, dove gli atei affrontano i credenti, senza rendersi conto del divario che hanno le scienze sotto la linea di galleggiamento.
 
Le pseudo-scienze o scienze false non solo guadagnano sempre più followers, ma stanno già diventando una spiegazione accettata della realtà.
 
Se non mi credete, fate una terapia al quarzo e di equilibrio bio-energetico. O registratevi a un diploma di “Teoria della Scienza”, nella divisione dell’istruzione superiore di un’università che si rispetti, e sorprendetevi che debbano iscriversi a una materia chiamata “filosofia scientifica” (l’ossimoro che li perseguita da ancor prima delle leggende di Prometeo, Sisifo e Teseo).
 
Che ci crediate o no, i tempi oscuri che verranno, portano già le scienze, dal banco degli imputati, al patibolo sociale.
 
Mi dilungherò un’altra volta su questo punto.
 
Ma ora questo fa al caso nostro, o cosa, a dipendenza, perché, cosí come voi dovete confrontarvi con l’invasione di queste scienze false, noi, noi zapatiste e zapatisti affrontiamo questo e altro.
 
Durante la nostra partecipazione alla prima sessione generale di ieri, vi ho presentato alcune delle domande che, le mie compagne e i miei compagni che sono stati selezionati, hanno preparato come vostre alunne e alunni.
 
Non sono domande mie. Se fossero mie, avrebbero avuto un altro stile. Sarebbero domande del tipo: Qual è il rapporto tra la zuppa di zucca e il deficit cognitivo? Quali sono le qualità nutrizionali di quel portento alimentare che è il gelato di noce? Le iniezioni sono una forma pseudo-scientifica di tortura? Eccetera.
 
Quindi l’unica cosa che ho fatto con le domande delle/dei mie/miei compas è stato raggrupparle. Ho tolto alcune domande, perché ho pensato che sarebbero già state date le risposte durante le presentazioni e anche per un altro motivo che, se ci sarà tempo, vi spiegherò.
 
 
Queste 200 compagne e compagni, 100 donne e 100 uomini sono stati selezionati per partecipare, vale a dire, rispondere a collettivi. La loro presenza qui non obbedisce ad interessi o benefici personali. Al ritorno, devono rispondere ai loro collettivi di quel che è stato questo incontro, di quel che hanno imparato o no, di quel che hanno capito o no. Sono quindi obbligati a socializzare la conoscenza. Questo è il motivo per il quale vedete  che queste/i compas scrivono e scrivono nei loro quaderni e si consultano a vicenda, con un’agitazione che dubito che troverete tra gli studenti dell’accademia.
 
Con questo voglio dirvi che, anche se apparentemente avete a che fare con 200 incappucciate e incappucciati, in realtà le loro parole in realtà raggiungeranno decine di migliaia di indigeni di diverse lingue originarie.
 
Sì, fa un po ‘paura. O molto, dipende.
 
L’interesse per la scienza nelle comunità zapatiste è legittimo, reale. Ma è relativamente nuovo, non è sempre stato così. Risponde a una delle trasformazioni che la nostra lotta ha sperimentato, nel nostro processo di costruzione della nostra autonomia, vale a dire, della nostra libertà.
 
Questo ve lo spiegherà in modo più approfondito il compagno Subcomandante Insorgente Moisès nella sessione del mattino. Per ora mi soffermerò solo su un paio di dettagli:
  1. Le comunità indigene zapatiste, qui rappresentate da questi 200 trasgressori dello stereotipo dell’indigeno che regna dentro la destra e la sinistra istituzionale, non concepiscono questo incontro come un singolo evento. Per capirci: non è un avventura passeggera. Loro, i popoli zapatisti, sperano che questo primo incontro sarà l’inizio di una relazione stabile e duratura. Sperano di rimanere in contatto con voi, di mantenere un scambio continuo. O come si dice nei villaggi: “che non sia né la prima né l’ultima volta.”
  2. Il modo dei nostri modi. Affinché non disperino e per capire perché non ci sono domande dopo ogni presentazione, permettetemi di spiegarvi quali sono i nostri modi come alunne e alunni.
 
Noi, non ci poniamo problemi individuali. Anche come studenti funzioniamo collettivamente. Ognuno prende i propri appunti e, dopo la lezione o il dibattito, si riunisce il collettivo e si completano gli appunti prendendo quelli di tutti. Quindi, se qualcuno si è distratto o ha capito qualcos’altro, gli altri completano o chiariscono. Ad esempio, nella presentazione di ieri, quella del fisico letta dalla Dottoressa, c’è una parte in cui lui fa notare che qualcuno potrebbe dire che non c’è progresso nella scienza, rispetto ai paesi sviluppati, perché in Messico siamo indigeni. Un compagno zapatista era abbastanza infastidito perché, secondo lui, il fisico ci stava criticando come indigeni che siamo e ci dava la colpa dell’inesistente progresso scientifico nel nostro paese. Nella ricapitolazione collettiva gli hanno spiegato che il fisico non diceva questo, ma che il fisico criticava quelli che dicevano questo.
 
Con le domande succede la stessa cosa. Prima espongono tra loro i propri dubbi. Così buona parte di loro si chiariscono perché la colpa è del fatto che non ascoltavano, o non hanno preso bene appunti bene o non hanno capito quel che è stato detto. Ad altre domande si rispondono tra loro. Restano dunque le domande che sì, sono dubbi collettivi.
 
So che a voi può sembrare un processo lento e complicato, e che più di una, uno si illuda pensando che non partecipiamo, o che non sono riusciti a catturare la nostra attenzione. Si sbaglia: dopo che si riuniranno i collettivi di ogni zona, si scriveranno le domande che saranno sollevate e ve le invieremo con gli stessi mezzi con cui siete stati invitati a questo incontro. Almeno mentre abbiamo concordato un mezzo e un modo di restare in contatto.
 
Naturalmente, tutta questo è parte della nostra convinzione che questo incontro sia il primo di molti, e che tutte, tutti voi manterranno la comunicazione con le proprie alunne e i propri alunni, e attraverso di loro, con decine di migliaia di zapatiste e zapatisti.
 
Quindi, siate pazienti. Almeno con la stessa pazienza con la quale intraprendete le vostre ricerche ed esperimenti, o con la quale vi disperate per l’approvazione dei finanziamenti per i loro progetti.
 
Detto questo, permettetemi di proporvi la metodologia zapatista per eccellenza: rispondere a una domanda con un’altra domanda.
 
Quindi, le vostre risposte dovrebbero iniziare con una domanda fondamentale: perché state chiedendo questo?
 
Bene, vi spiego. Secondo i modi dello zapatismo, la nostra azione nelle comunità non pretende egemonizzare né omogeneizzare. Cioè, non ci relazioniamo solo tra zapatisti, né pretendiamo che tutti lo siano. Mentre i nostri insuccessi ed errori sono solo nostri, i nostri successi e progressi li condividiamo con coloro che non sono zapatisti e persino con coloro che sono anti-zapatisti. Per capire il perché di tutto ciò, sarebbe necessario studiare la nostra storia, qualcosa che va ben oltre la portata di questo incontro.
 
Per ora è sufficiente dire che, ad esempio, i promotori di salute supportano anche i partidistas. Quindi, se un promotore di salute sta vaccinando, non è raro che incappi in partidistas che si rifiutano perché sostengono che i vaccini non sono naturali, perché sono velenosi, perché fanno ammalare, perché infondono dei mali al corpo e altri inganni dovuti, a ognuno il suo, alla frode che è il sistema sanitario governativo. Infatti, i più grandi e migliori promotori di salute nelle comunità partidistas, sono le autorità governative.
 
 Per questo, rispetto a quel che dicono i partidistas, la promotrice di salute cerca di discutere e convincerli che il vaccino è una cosa buona. È quindi logico che una delle domande che vi ho letto ieri sia: Scientificamente è necessario vaccinarsi e perché, o ci sono mezzi e/o modi di sostituire i vaccini con altre cose? Ad esempio, le malattie come la pertosse, il morbillo, il vaiolo, il tetano, ecc. Con questa domanda, vi stanno chiedendo più argomenti.
 
Con i promotori dell’educazione è la stessa cosa, le speaker della radio comunitaria, le autorità e i coordinamenti dei collettivi.
 
Un altro esempio: quando, in una comunità, una persona ha le convulsioni o si ammala e presenta sintomi insoliti, i partidistas cominciano a dire che qualcuno ha fatto una stregoneria. Dal momento che le accuse di stregoneria finiscono spesso in linciaggi, gli zapatisti si sforzano di convincere i partidistas che non esiste nulla di simile, che le convulsioni hanno una spiegazione scientifica e non magica, e che non è stregoneria, ma epilessia la causa di questi attacchi. Per questo ci chiedono del soprannaturale, delle scienze occulte, della telepatia, eccetera. Non ci sono statistiche su questo, ma più di un partidista deve al neozapatismo il fatto di non essere stato linciato dalla stregoneria, dal malocchio, e cose simili.
 
Ci sono anche le domande su argomenti di coloro che hanno ricevuto visioni contrastanti. Ad esempio, i transgenici. Alcuni dicono che sono dannosi, mentre altri dicono di no, o comunque non come si pensa. Quindi i compas chiedono prove scientifiche, non consegne, di una o dell’altra posizione.
 
Ieri la biologa ci parlava di un sondaggio condotto, mi pare, sulle reti sociali. Ci ha detto che qualcuno le ha risposto che avrebbe partecipato quando le opzioni includessero qualcosa come “la scienza è un male”.
 
Ebbene, alle comunità zapatiste giunge ogni tipo di persona. La maggior parte a dirci quel che dobbiamo e che non dobbiamo fare. Arriva gente, per esempio, che ci dice che è una buona cosa vivere in case con pavimento di terra e pareti di canne e fango; che fa bene camminare a piedi nudi; che tutto ciò ci porta beneficio perché ci mette in contatto diretto con la natura e, così, possiamo ricevere direttamente gli effluvi benefici di armonia universale. Non ridete pensando che sto caricaturizzando, sto trascrivendo testualmente una valutazione di un ex-alunno della escuelita zapatista.
 
“La modernità è cattiva”, dicono, e in essa includono le scarpe, il pavimento, le pareti e il soffitto, e la scienza.
 
Naturalmente, la scienza ha molto a suo favore. Dalle sue mani vengono le miniere a cielo aperto, i macchinari per costruire alberghi e fracking, le coltivazioni imposte con doni e programmi governativi di “progresso”.
 
Si dice che la religione è arrivata nelle comunità indigene con la spada, chiaro. Ma ci si dimentica che le pseudo-scienze e le anti-scienze provengono dalla mano delle buone vibrazioni, il naturismo come neo-religione, l’esoterismo come “saggezza ancestrale”, e micro-dosi come neo-medicina.
 
Capisco che queste cose funzionino nei locali hipsters di San Cristóbal de Las Casas o dei Coyoacanes più vicini al suo cuore, e che sembrino buoni mentre ci si fuma una canna (prexta orquexta pa), bevendo smart-drinks e consumando droghe leggere. Ok, ognuno scappa dalla realtà secondo le proprie possibilità. Noi non giudichiamo.
 
Ma cercate di capire la sfida che ci siamo prefissati, come zapatisti che siamo, avete bisogno di strumenti che, scusate se illudo più di una persona, SOLO ci possiamo fornire delle “scienza scientifiche”, che è come il Subcomandante Moisés chiama le scienze “che sono scienze per davvero”, a differenza delle scienze che non lo sono.
 
 
Anche ieri ci hanno parlato di un esperimento di qualcosa del tipo “scienza e genere”. Credo che fosse così: si metteva un uomo e una donna a competere per un posto in accademia, entrambi con lo stesso curriculum vitae; chi selezionava erano equilibrati: stessa quantità di uomini e di donne; venivano selezionati gli uomini; gli chiedevano perché avevano scelto lui e non lei, e loro rispondevano che la donna era sottomessa, conciliante e debole.
 
Chiaro, la mia formazione chimico-biologica include le opere complete di José Alfredo Jiménez e Pedro Infante, cosi che celebrai la decisione. Però dopo, con il SubMoy siamo rimasti pensando e facendo i conti. 
 
Abbiamo chiesto a la insurgenta Erika (qui presente) cosa pensava di ciò. Lei, a sua volta, mi ha chiesto cosa significava “sottomessa”, le ho detto “obbediente”. Dopo che cosa significava “conciliante”, “che non lotta, che non vuole imporsi, che cerca un compromesso”, gli ho risposto. Di “debole” disse che si lo capiva. Rimase pensando un attimo e rispose: “credo di non conoscere queste cose”.
  
Quindi, scusatemi se viviamo in un altro mondo, però non conosciamo nessuna compagna che sia sottomessa, conciliante e debole. Forse perché se lo fossero, non sarebbero zapatiste.
 
Senza dubbio, credo che in queste terre, questo esperimento porterebbe allo stesso risultato, però con le ragioni contrarie, a favore. Cioè sceglierebbero l’uomo proprio perché la donna non è sottomessa, né conciliante, né tantomeno debole.
 
E vi dico questo, perché successivamente vi spieghero’:
 
L’aneddoto me lo ha raccontato il Subcomandante Insurgente Moisès e ve lo racconto qui, dopo aver confermato i dettagli con lui. 
Deve essere successo in un caracol, in una riunione per il corso della Idra che è stato dato da messaggeri e messaggere, non è sicuro.
 
La questione è che una compagna giovane ha fermato il SupMoy e gli ha chiesto qualcosa del tipo “Hey compagno subcomandante, ho un dubbio vediamo se me lo puoi risolvere” (il cambio continuo del femminile e del maschile nello stesso periodo non deve sorprendervi, è già parte del ‘modo’ con cui si parla il castigliano in molte comunità).
 
Il SupMoy gli ha risposto qualcosa del tipo “bene compagna, dimmi e se lo so’, ti rispondo; e se no, beh vediamo come facciamo”.
Si vedeva che la giovane aveva passato giorni e notte con la domanda ronzandogli per la testa, cosi’ che la rilascio’ senza titubare. 
 
Perché questo fiore è di questo colore, perché ha questa forma, perché ha questo odore?
 
Lei non si fermo’ lì. Sentiva che aveva scavalcato l’ostacolo principale (esprimere la domanda), cosi’ che continuo’ a briglia sciolta:
 
Io non voglio che mi rispondano che madre natura con la sua saggezza ha fatto cosi’ il fiore, o che Dio, o quello che è. Voglio sapere qual’è la risposta scientifica”.
 
Il Supmoy avrebbe potuto rispondere quello che qualsiasi militare, di sinistra o di destra, avrebbe risposto: che la compagna si tolga certe stupidaggini dalla testa e che vada alla posta, o al lavoro che gli toccava, o che si metta a studiare i 7 principi, o che si impari per bene la spiegazione dell’Idra; o forse l’avrebbe potuto indirizzare alla JBG o al MAREZ o alla commissione di educazione e salute.
 
Avrebbe potuto fare questo ma non lo ha fatto. Il SupMoy mi ha spiegato che gli ha risposto, chiaro. Però io sono rimasto a pensare alla moltitudine di opzioni che, in diversi calendari e geografie, avrebbero potuto ispirare altre risposte. 
 
Dopo che tutto ciò è passato, a me, alchimista inedito e anacronistico, mi è venuto in mente che la compagna zapatista non si stava aspettando che il SupMoy gli rispondesse che il fiore citato era quello che era, ma che percepisse, come si dice, la complessità che si annida in questo fiore.
 
Già solo la domanda e chi l’ha fatta, bastava per un seminario completo della storia dello zapatismo. No, non vi annoierò raccontandovi una storia che di sicuro non vi interessa. Voi ora, come io allora, siete più interessati nel sapere cosa rispose il SupMoy alla compagna.
 
Il SupMoy mi ha raccontato, con il tono cadenzato e didattico che a sua modo di per sé, si era dato conto che, dietro la domanda, non c’era solo un’altra domanda, ma una domanda ancora più grande.
 
Una domanda che aveva a che fare con quello che, allora e ora, si riferisce ai cambiamenti che ci sono nelle comunità zapatiste. 
 
La compagna giovana, al contrario di sua madre e di sua nonna quando avevano la stessa età, ha già rifiutato due proposte matrimoniali (“neppure ci sto pensando ad un marito”, furono le identiche risposte che ricevettero i due pretendenti che, precedentemente, avevano svuotato due fiale di lozione e si erano pettinati con un gel che gli durerà secoli); parla con fluidità due lingue, la materna e il castigliano; sa leggere e scrivere con una correttezza che vorrebbero avere certi studenti delle facoltà di certe università nazionali; ha passato la primaria e la secondaria autonome; collabora come promotora di salute e Tercio Compa; usa il computer senza difficoltà e usa fino a 3 sistemi operativi differenti (iOs, Windows e Linux), oltre a saper usar la camera e i programmi di montaggio video; e naviga con disinvoltura su internet, chiaro, sempre che il clima atmosferico permetta al collegamento satellitare de la JBG di superare la barriera di upload e download di 0,05 kilobytes al secondo, e che il limite stipulato non sia già stato esaurito con le denunce delle comunità. 
 
Con questi antecedenti c’era da aspettarselo che non rimanesse soddisfatta con la risposta “madre natura, con la sua infinita saggezza, ha fatto questo fiore così com’è, perché tutto stia in armonia con la forza universale che emana la natura” (qui potete chiudere tutti gli occhi, prendervi la mano e ripetere con me “ommm, ommmmm”). 
 
O sarebbe logico pensare che, quando sua madre, come risposta alla domanda, l’avesse mandata a prendere acqua o legna, la giovana se ne sarebbe andata in cerca delle suddette senza brontolare, pero’ rimuginando la domanda lungo il cammino di 4 chilometri per la legna, o di 2 km per l’acqua. 
 
Chiaro, se vi dico che la giovana zapatista della domanda si chiama “Azucena”, o “Camelia”, o “Dalia”, o “Jazmin”, o “Violeta”, o, claro, “Flor”, voi pensereste che ci sono già sufficienti ovvietà assurde perché piovi sul bagnato, quindi no, non ha nessuno di questi nomi. E non vi direi la verità, sapendo che, la compagna si chiama Rosita, sua madre si chiama Rosa e sua nonna si chiama Rosalia. Immaginate l’orrore se la compagna avesse una figlia femmina, di sicuro gli metterebbe come nome “Rositita”.
 
Bene, la questione è che, quando alcuni giorni dopo, il SupMoy mi ha detto che dovevamo pensare a come contattare gli scienziati, ho fatto la stessa faccia straniata che avete fatto voi quando avete visto il titolo di questo incontro. Sicuramente il SubMoy non si è dato per vinto, e cosi’ mi ha obbligato a domandargli: “e questo perchè, o a che scopo?”. 
 
 Il SupMoy si accese una sigaretta e mi rispose laconico: “La colpa è del fiore”.
 
Io, ovviamente, a mia volta accesi la pipa e rimasi zitto, però feci la faccia di “ah, ma dai?”. Nah, niente affatto, feci la faccia di “What?!”. Nah, nemmeno. Però una qualche espressione ce l’avevo, anche perché non portavo il passamontagna e il SupMoy si mise a ridere e mi spiegò quello che vi ho riferito prima. 
.
In questo modo voi, scienziate e scienziati, quando già sarete di ritorno nei vostri mondi, e qualcuno vi domanderà perché è stato fatto quest’incontro, o cosa siete venuti a fare, o di cosa trattava, o come è andata, potrete iniziare la vostra lunga o corta risposta cosi’:
 
“La colpa è del fiore”.
 
 
Molte grazie.
 
Dalla CIDECI-Unitierra, San Cristobal de las Casas, Chiapas, Messico, America Latina, pianeta Terra, Sistema Solar, etc.
 
SupGaleano
 
27 dicembre 2016

Foto 1, 2 e 3 di Víctor Camacho/LA JORNADA

Foto 4 di Dante Saucedo

Dal Quaderno degli Appunti del Gatto-Cane:

Difesa Zapatista, l’arte e la scienza.

Non è stato possibile chiarire bene la causa. Alcuni dicono che è stata una scommessa. Altri che il Pedrito abbia esagerato e cosi è successo. Alcuni segnalano che era solo un allenamento. Una minoranza parla di una partita di calcio normale, decisa negli ultimi secondi quando l’arbitro, il SupMoises, decretò l’infrazione massima. 
 
Vuole il caso, o cosa, che la bambina Difesa Zapatista si trovi a pochi metri dal dischetto di rigore, dove un pallone sfilacciato aspetta. 
 
Nella porta, il Pedrito bilancia le braccia come il portiere che giocava nella nazionale di calcio, quello che giocava nell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche: Lev Yasmin, “il ragno nero”. Pedrito ride compiaciuto, secondo lui, può prevedere dove dirigerà il suo tiro la bambina: “Difesa Zapatista è perfettamente prevedibile. Siccome appena ritorna dalla riunione delle messaggere, di sicuro tirerà in basso e a sinistra”
 
Dall’altra parte la bambina, che misura appena poco più di un metro dal suolo, si gira a guardare verso uno dei lati del campo (in realtà è un terreno di campagna nel quale irrompono, impertinenti, vacche con i vitelli, oltre ad un cavallo orbo). 
 
Da questo lato si possono vedere: uno strano essere, metà cane e metà gatto, scodinzolando allegro; e due individui che, se queste non fossero terre zapatiste, si potrebbe dire essere totalmente incompatibili con il paesaggio. Il primo, di taglia media, capello brizzolato e corto, che porta una specie di impermeabile. Il secondo, magro, alto e sgraziato, con un elegante mantello e che ogni tanto annuisce con la testa. 
 
La bambina va verso lo strano gruppo. Il cavallo zoppo fa lo stesso. Non appena tutti si sono riuniti l’uomo magro disegna strane figure a terra, la bambina guarda con attenzione e di tanto in tanto annuisce con la testa.
 
La bambina Difesa Zapatista ritorna nell’area e prende posizione. Inizia a trotterellare vicino al pallone, però si posta di lato, senza mai toccare la palla, si ferma a pochi centimetri sulla destra della porta difesa dal Pedrito, che guarda diffidente la bambina. Difesa Zapatista si ferma e a mani nude inizia a scavare un pochino il suolo, in maniera tale da prendere un fiore e tutta la sua radice. Con cura, la bambina raccoglie il fiore nelle mani, lo pianta nuovamente lontano dalla porta e torna in campo.
 
Il rispettabile è sulle spine, capendo di essere presente ad uno di quegli eventi irripetibili nella storia del mondo mondiale. 
 
Il Pedrito, da parte sua, è molto più che sicuro. Se prima aveva qualche dubbio, Difesa Zapatista ha commesso un grave errore: togliendo il fiore da dove si trovava, la bambina ha svelato la direzione verso cui andrà il suo tiro: in basso e a sinistra di Pedrito. E’ sicuro, si dice Pedrito, perché le bambine curano i fiori, quindi Difesa Zapatista non avrebbe voluto che il pallone danneggiasse il fiore.
 
Per non far mancare un po’ di suspence in più, la bambina si posiziona non lontano dal pallone e fronteggiando la porta, ma si mette proprio attaccata alla palla e dando le spalle a un Pedrito che già sorride immaginandosi gli sfottò a Difesa Zapatista per avere sbagliato il rigore.
 
Difesa Zapatista gira il viso fino ad incontrare lo strano essere chiamato Gatto-Cane, che inizia a saltare, girando su se stesso, come un ballerino. La bambina sorride e da inizio ad un movimento che dividerà le diverse opinioni per i posteri:
 
Alcuni partecipanti al CompArte dicono che iniziò con la prima posizione del balletto, alzò e piegò la sua gamba destra, iniziando a roteare su se stessa, questo movimento è chiamato “pirouette en dehors”, con relevés” e giravolte. Fu impeccabile aggiunsero. 
 
Il morto SupMarcos, disse che quello che aveva eseguito Difesa Zapatista non era altra cosa che un Ushiro Mawashi Geri Ashi Mawatte, un movimento di arti marziali che si ottiene mettendosi di spalle all’obiettivo, facendo un giro di quasi 360 gradi che finisce con un calcio frontale con il tallone del piede.
 
Le insurgentas riunite nella cellula “Come Donne che Siamo”, da parte loro, dicono che il fiore raccolto da Difesa Zapatista era una liana conosciuta come “Chenek Caribe” i cui fiori sembrano pulcini o uccellini come quelli con cui le bambine più piccole giocano nelle comunità indigene della Selva Lacandona. Il “Chenek Caribe” è solito fiorire nei terreni fangosi e acahuales, ed è indicatore che la terra è pronta per la semina dei fagioli e del mais.
 
Il SupGaleano che, come sempre, si infiltra in questi testi, dice che era chiaro che il Pedrito si sarebbe scontrato con l’evidenza; effettivamente, Difesa Zapatista avrebbe tirato il pallone in basso a sinistra, ma Pedrito stava pesando al SUO basso e a sinistra, il pallone fu calciato in basso a sinistra, per davvero, ma con la prospettiva della bambina.
 
Il Dottor Watson disse che quello che Difesa Zapatista aveva fatto era una breve emulazione della danza-meditativa Sema dei Dervisci dell’ordine Sufí, tale e quale a come la vide nel suo viaggio in Turchia, dove i danzatori ruotano su se stessi e si spostano, simulando il movimento dei pianeti nel cosmo.
 
Il detective Sherlock Holmes spiega che non fu né una né l’altra cosa, quello che ha fatto la bambina è stata l’applicazione della spiegazione scientifica dell’inerzia di rotazione di un corpo e l’applicazione della forza centrifuga del mondo. “Elementare, mio caro Watson” disse il detective perso nelle montagne del Sud-Est Messicano, “era chiaro che, dato il peso e la statura di Difesa Zapatista, avrebbe dovuto aumentare il più possibile la forza con cui colpire la palla, in maniera tale da dare al pallone la velocità e l’accelerazione necessaria per percorrere gli 11 metri. Chiaramente le possibilità che il colpo riuscisse erano del 50 e 50%. Come dire il portiere potrebbe muoversi dal lato opposto o dal lato in cui sarebbe andato il pallone, bloccandolo senza difficoltà”
 
E il fiore?” chiese il Dottore Watson. “Ah”, rispose Sherlock, “questo, mio caro Watson, è il contributo della bambina e non è venuto in mente a me. Anzi, mi ha talmente sorpreso, così come ha sorpreso il bambino che giocava in porta. Con quello che ha fatto ha aumentato le possibilità che il portiere si buttasse verso la direzione in cui si trovava il fiore. E’ stato qualcosa che, chiaramente, non aveva nulla che vedere con la scienza, né con l’arte . Se mi permette, Doctor Watson, è come se lei fosse riuscita ad unire le due cose. Molto interessante, mio caro Watson, molto interessante.
 
Dopo il frastuono, i “Tercio Compas” hanno intervistato Pedrito. Hanno chiesto la causa del  gol subito, il Pedrito rispose laconico:
 
“La colpa è del fiore”.
 
In Fede.
 
Guau-miau.
 
http://tlaxcala-int.org/upload/gal_15046.jpg

 

 

 





Courtesy of Enlace Zapatista
Source: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2016/12/27/la-culpa-es-de-la-flor/
Publication date of original article: 27/12/2016
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=19589

 

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