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 27/07/2017 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 UNIVERSAL ISSUES 
UNIVERSAL ISSUES / Il neoliberismo è una specie di fascismo
Date of publication at Tlaxcala: 30/12/2016
Original: Le néolibéralisme est un fascisme
Translations available: English 

Il neoliberismo è una specie di fascismo

Manuela Cadelli

Translated by  Carmen Gallus

 

Il tempo delle incertezze retoriche è finito. Le cose devono essere chiamate con il loro nome per rendere possibile dare avvio a una reazione democratica coordinata, soprattutto nel campo dei servizi pubblici.

Il liberalismo è una dottrina, al tempo stesso politica ed economica, derivata dalla filosofia dell’Illuminismo, che mirava a imporre allo stato la necessaria distanza [dai cittadini] per garantire il rispetto delle libertà e l’emancipazione democratica. E’ stato il motore per l’ascesa, e il continuo progresso, delle democrazie occidentali.
Il neoliberismo dei nostri giorni è una forma di economicismo che colpisce continuamente tutti i settori della nostra comunità. Si tratta di una forma di estremismo.
Il fascismo può essere definito come la subordinazione di ogni parte dello Stato a una ideologia totalitaria e nichilista.
Io sostengo che il neoliberismo è una specie di fascismo, perché l’economia ha soggiogato non solo il governo dei paesi democratici, ma anche tutti gli aspetti del nostro pensiero.
Lo stato è ora agli ordini dell’economia e della finanza, che lo trattano come un subordinato e spadroneggiano su di esso in misura tale da mettere in pericolo il bene comune.
L’austerità richiesta dall’ambiente finanziario è diventata un valore supremo, che sostituisce la politica. La necessità di risparmiare preclude il perseguimento di qualsiasi altro obiettivo pubblico. Si sta raggiungendo il punto in cui si rivendica che il principio di ortodossia di bilancio dovrebbe essere incluso nelle Costituzioni statali. La nozione di servizio pubblico è stata trasformata in una presa in giro.
Il nichilismo che ne deriva rende possibile il rigetto dell’universalismo e dei valori umanistici più ovvi: la solidarietà, la fraternità, l’integrazione e il rispetto per tutti e per le differenze.
Non c’è nemmeno più posto per la teoria economica classica: il lavoro in precedenza era un elemento della domanda, e in tal senso c’era rispetto per i lavoratori; la finanza internazionale ne ha fatto una mera variabile di compensazione.
Ogni totalitarismo inizia con uno stravolgimento del linguaggio, come nel romanzo di George Orwell. Il neoliberismo ha la sua Neolingua e le sue strategie di comunicazione che gli permettono di deformare la realtà. In questo spirito, ogni taglio di bilancio è rappresentato come un esempio di modernizzazione dei settori interessati. Se alcuni dei più poveri non hanno più accesso al rimborso per le spese mediche e di conseguenza interrompono le visite dal dentista, è la modernizzazione della previdenza sociale in azione!
Nella discussione pubblica predomina l’astrazione, in modo da nascondere le concrete implicazioni per gli esseri umani.
Così, in relazione ai migranti, è imperativo che la necessità di ospitarli non conduca a lanciare pubblici appelli che le nostre finanze non potrebbero sostenere. È nello stesso modo che altre persone beneficiano dell’assistenza senza prendere in considerazione la solidarietà nazionale?

Il culto della valutazione

Predomina il darwinismo sociale, e a tutto e a tutti vengono assegnati dei criteri di efficienza nelle prestazioni assolutamente inflessibili: essere deboli vuol dire fallire. Vengono ribaltate le fondamenta della nostra cultura: ogni premessa umanista viene squalificata o demonizzata perché il neoliberismo ha il monopolio della razionalità e del realismo. Margaret Thatcher nel 1985 disse:
Non c’è alternativa
Tutto il resto è utopia, irrazionalità e regressione. La virtù del dibattito e i punti di vista differenti sono screditati perché la storia è governata dalla necessità.
Questa sottocultura ospita una propria minaccia esistenziale: prestazioni carenti condannano alla scomparsa, mentre allo stesso tempo chiunque è accusato di essere inefficiente e obbligato a giustificare tutto. La fiducia è infranta. Regna la valutazione, e con essa la burocrazia che impone la definizione e la ricerca di una pletora di obiettivi e indicatori che l’individuo deve rispettare. La creatività e lo spirito critico sono soffocati dall’amministrazione. E ognuno si batte il petto per lo spreco e l’inerzia di cui è colpevole.

La giustizia ignorata

L'ideologia neoliberale genera la tendenza ad emettere una normativa in concorrenza con le leggi del parlamento. Lo stato di diritto democratico è compromesso. Poiché rappresentano una forma di realizzazione concreta della libertà e dell’emancipazione, e data la loro potenzialità di prevenire gli abusi, le leggi e le procedure hanno iniziato ad essere guardate come ostacoli.
Il potere giudiziario, che ha la capacità di opporsi alla volontà dei gruppi dominanti, deve essere messo sotto scacco. La magistratura belga è sotto-finanziata. Nel 2015 è arrivata ultima in una classifica europea che includeva tutti gli Stati che si trovano tra l’Atlantico e gli Urali. In due anni il governo è riuscito a toglierle l’indipendenza che le è assegnata dalla Costituzione in modo che possa svolgere il ruolo di contrappeso che i cittadini si aspettano. L’obiettivo di questo progetto chiaramente è che non ci dovrebbe più essere giustizia in Belgio.

Una casta al di sopra degli altri

Ma la classe dominante non prescrive per sé la stessa medicina che deve essere presa dai normali cittadini: l’austerità ben organizzata è per gli altri. L’economista Thomas Piketty lo ha perfettamente descritto nel suo studio sulla disuguaglianza e il capitalismo nel ventunesimo secolo (edizione francese, Seuil, 2013).
Nonostante la crisi del 2008 e le preoccupazioni che ne sono seguite, non è stato fatto nulla per sorvegliare la comunità finanziaria, e sottoporla alle esigenze del bene comune. Chi ha pagato? La gente comune, voi e io.
E mentre lo Stato belga ha acconsentito ad agevolazioni fiscali per le multinazionali per un valore di 7 miliardi di euro in un decennio, i comuni cittadini parti in causa in un processo si sono visti imporre soprattasse per l’accesso alla giustizia (aumento delle spese di giudizio, tassazione del 21% sulle spese legali). D’ora in poi, per ottenere un risarcimento, le vittime dell’ingiustizia dovranno essere ricche.
Tutto questo in uno stato in cui il numero dei dipendenti pubblici batte tutti i record internazionali. In questo particolare settore, nessuna valutazione e nessuno studio sui costi o resoconti sui profitti. Un esempio: trenta anni dopo l’introduzione del sistema federale, sopravvivono ancora le istituzioni provinciali. Nessuno può dire a quale scopo servano. La razionalizzazione e l’ideologia manageriale si sono comodamente fermate alle porte del mondo politico.

Il sogno della sicurezza

Il terrorismo, quest’altro nichilismo che mostra la nostra debolezza nell’affermazione dei nostri valori, rischia di aggravare il processo, perché presto sarà possibile aggirare la giustizia, già priva di potere su tutte le violazioni delle nostre libertà e dei nostri diritti, riducendo ulteriormente la protezione sociale per i poveri, che saranno sacrificati al “sogno della sicurezza”.

La salvezza nell’impegno

Questa evoluzione minaccia certamente le fondamenta della nostra democrazia, ma ci condanna allo scoraggiamento e alla disperazione?
Certamente no. Cinquecento anni fa, al culmine delle sconfitte che hanno abbattuto la maggior parte degli stati italiani con l’imposizione dell’occupazione straniera per più di tre secoli, Niccolò Machiavelli ha esortato gli uomini virtuosi a sfidare il destino e a ergersi contro le avversità del tempo, a preferire l’azione e il coraggio alla cautela. Più è tragica la situazione, più sono richieste l’azione e il rifiuto della “rinuncia” (Il principe, capitoli XXV e XXVI).
Questo insegnamento è chiaramente necessario oggi. La determinazione dei cittadini attaccati alla radicalità dei valori democratici è una risorsa preziosa che non ha ancora rivelato, almeno in Belgio, il suo potenziale e il suo potere  di guida per cambiare ciò che viene presentato come inevitabile. Attraverso i social network e la potenza della parola scritta, oggi tutti possono essere coinvolti a portare il bene comune e la giustizia sociale al cuore del dibattito pubblico e dell’amministrazione dello stato e della comunità, in particolare quando si tratta di servizi pubblici, università, mondo studentesco, magistratura.

Il neoliberismo è una specie di fascismo. Deve essere combattuto e un umanesimo totale deve essere ristabilito. 





Courtesy of Vocidallestero
Source: http://www.lesoir.be/1137303/article/debats/cartes-blanches/2016-03-01/neoliberalisme-est-un-fascisme
Publication date of original article: 03/03/2016
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=19571

 

Tags: NeoliberismoCapitalismoBanche EconomiaFascismoDemocrazia
 

 
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