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English  
 EUROPE 
EUROPE / Confessioni di un marxista eccentrico nel mezzo di una crisi europea ripugnante
Date of publication at Tlaxcala: 25/02/2015
Original: Confessions of an erratic Marxist in the midst of a repugnant European crisis
Translations available: Français  Español  Português/Galego 

Confessioni di un marxista eccentrico nel mezzo di una crisi europea ripugnante

Yanis Varoufakis Γιάνης Βαρουφάκης Янис Варуфакис يانيس فاروفاكيس

Translated by  Giuseppe Volpe

 

Nel maggio del 2013 ho avuto il piacere di tenere un discorso al Sesto Festival Sovversivo di Zagabria su questo argomento. Solo ora sono riuscito a scrivere quel discorso e ad ampliarlo in alcuni modi significativi 

1. Introduzione: una confessione radicale

Il capitalismo ha avuto il suo secondo spasmo globale nel 2008, scatenando una reazione a catena che

SINTESI

L’Europa sta vivendo una crisi che è sostanzialmente diversa da una recessione capitalista “normale”, del genere che è superato da una stretta ai salari che contribuisce a ripristinare la redditività. Questa discesa secolare, di lungo termine a una depressione asimmetrica e a una disintegrazione monetaria pone un tremendo dilemma ai radicali: dovremmo usare questa crisi capitalista, unica in un secolo, come occasione per promuovere lo smantellamento dell’Unione Europea, data la sua entusiastica acquiescenza alle politiche e al credo neoliberisti? O dovremmo accettare che la Sinistra non è pronta per un cambiamento radicale e promuovere invece la stabilizzazione del capitalismo europeo? Questo documento sostiene che, per quanto inappetibile possa suonare alle orecchie del pensatore radicale la seconda opzione, è dovere storico della Sinistra, in questa particolare congiuntura, stabilizzare il capitalismo; salvare il capitalismo europeo da sé stesso e dagli insulsi gestori dell’inevitabile crisi dell’eurozona. Attingendo a esperienze personali e al proprio percorso intellettuale, l’autore spiega perché Marx debba restare centrale nella nostra analisi del capitalismo ma anche perché dovremmo restare ‘eccentrici’ nel nostro marxismo. Inoltre il documento spiega perché un’analisi marxista sia del capitalismo europeo sia della condizione attuale della Sinistra ci obblighi a lavorare per una vasta coalizione, anche con la destra, il fine della quale deve essere la soluzione della crisi dell’eurozona e la stabilizzazione dell’Unione Europea. In breve, il documento suggerisce che i radicali dovrebbero, nel contesto dell’evoluzione della calamità dell’Europa, lavorare per minimizzare il costo umano, per rafforzare le istituzioni pubbliche europee e, così, guadagnare tempo e spazio in cui sviluppare un’alternativa genuinamente umanistica.

ha gettato l’Europa in una spirale discendente che attualmente sta minacciando gli europei di un vortice quasi permanente di depressione, cinismo, disintegrazione e misantropia.

Negli ultimi tre anni ho tenuto discorsi a uditori eccezionalmente diversi a proposito dell’emergenza europea. Migliaia di dimostranti contro l’austerità a Piazza Syntagma, ad Atene, personale della Federal Reserve Bank di New York, parlamentari Verdi presso il Parlamento Europeo, analisti di Bloomberg a Londra e a New York, scolari di sobborghi emarginati greci e statunitensi, la Camera dei Comuni a Londra, attivisti di Syriza a Salonicco, fondi d’investimento a Manhattan e nella City di Londra; la lista è tanto lunga quanto è persistente la ritirata dei nostri leader europei dall’umanesimo e dalla ragione. Nonostante la diversità degli uditori, il messaggio è stato coerente: la crisi attuale dell’Europa non è soltanto una minaccia per i lavoratori, per i deprivati, per i banchieri, per gruppi o classi sociali particolari o, in realtà, per nazioni particolari. No, l’attuale atteggiamento dell’Europa pone una minaccia alla civiltà così come la conosciamo.

Se la mia prognosi è corretta e la crisi europea non è soltanto un altro crollo ciclico che sarà superato presto con la ricrescita dei profitti conseguente all’inevitabile stretta sui salari, la domanda che sorge per i radicali è la seguente: dovremmo accogliere questo vasto cedimento del capitalismo europeo come un’occasione per sostituire il capitalismo con un sistema migliore? O dovremmo essere così preoccupati al riguardo da imbarcarci in una campagna per stabilizzare il capitalismo europeo? La mia risposta negli ultimi tre anni è stata inequivocabile ed è disattesa dalla lista citata più sopra dei diversi uditori che ho cercato di influenzare. La crisi dell’Europa è, a mio parere, gravida non solo di un’alternativa progressista, ma anche di forze radicalmente regressive che hanno la capacità di causare un bagno di sangue umanitario cancellando la speranza di un qualsiasi passo avanti progressiste per generazioni a venire.

Per queste idee sono stato accusato, da voci radicali benintenzionate, di essere un ‘disfattista’, un menscevico dell’ultimo giorno che instancabilmente si batte a favore di piani lo scopo dei quali è salvare l’attuale indifendibile sistema socio-economico europeo. Un sistema che rappresenta tutto ciò che contro cui un radicale dovrebbe ammonire e lottare: un’Unione Europa antidemocratica, irreversibilmente neoliberista, fortemente irrazionale, transnazionale che non ha quasi alcuna capacità di evolvere in una comunità genuinamente umanistica in cui le nazioni dell’Europa possano respirare, vivere e svilupparsi. Questa critica, lo confesso, ferisce. E ferisce perché contiene più di un nocciolo di verità.

In verità io condivido la visione di questa Unione Europea come cartello fondamentalmente antidemocratico e irrazionale che ha posto i popoli dell’Europa su un sentiero di misantropia, conflitti e recessione permanente. E mi inchino anche alla critica di aver condotto una campagna fondata sul presupposto che la Sinistra sia, e rimanga, francamente sconfitta. Dunque sì, in questo senso mi sento obbligato a riconoscere che desidererei che la mia campagna fosse di un genere diverso; che promuoverei molto più volentieri un’agenda radicale la cui raison d’etre fosse sostituire il capitalismo europeo con un sistema diverso, più razionale, piuttosto che limitarmi a promuovere la stabilizzazione del capitalismo europeo, in contrasto con la mia definizione di Buona Società.

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Courtesy of Znet Italy
Source: http://yanisvaroufakis.eu/2013/12/10/confessions-of-an-erratic-marxist-in-the-midst-of-a-repugnant-european-crisis/
Publication date of original article: 10/12/2013
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=14275

 

Tags: MarxismoNeoliberalismoCrisi del capitalismoUEropaGreciaEurozonaRadicalismoSinistra
 

 
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