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 19/10/2020 Tlaxcala, the international network of translators for linguistic diversity Tlaxcala's Manifesto  
English  
 LAND OF PALESTINE 
LAND OF PALESTINE / La differenza tra bambini
Date of publication at Tlaxcala: 27/08/2014
Original: The difference between children
Translations available: Français  Deutsch 

La differenza tra bambini

Gideon Levy جدعون ليفي גדעון לוי

Translated by  Francesco Giannatiempo
Edited by  Fausto Giudice Фаусто Джудиче فاوستو جيوديشي

 

È umano che l’uccisione di un ragazzo israeliano, un nostro figlio, susciti maggiore identificazione della morte di qualche altro bambino. Ciò che risulta incomprensibile è la reazione degli israeliani all’uccisione dei loro figli.

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Palestinesi in lutto si disperano all’ospedale al-Shifa di Gaza City dopo che un’esplosione ha ucciso almeno sette bambini in un parco giochi pubblico sul lungomare del campo profughi di Shati il 28 luglio 2014. Foto AFP

 
Dopo il primo bambino, nessuno ha battuto ciglio. Dopo il 50mo, non è stato avvertito neanche un tremor sull’ala di un aereo. Dopo il 100, hanno smesso di contare. Dopo il 200mo, hanno incolpato Hamas. Dopo il 300mo bambino hanno incolpato i genitori. Dopo il 400mo, hanno inventato delle scuse. Dopo (i primi) 478 bambini a nessuno importa più niente.
 
Poi è arrivato il nostro primo bambino e Israele si è scioccata. E in effetti, il cuore piange alla vista della fotografia di Daniel Tragerman, 4 anni, ucciso venerdì sera nella sua casa a Sha’ar HaNegev. Un bellissimo bambino, che una volta si è fatto fotografare con la maglietta di una squadra di calcio argentina, blu e bianca, numero 10. E cuale cuore non verrebbe rotto alla vista di questa foto. Chi non piangerebbe sapendo come è stato ucciso in maniera criminale. In un post su facebook si legge: “Ehi Leo Messi, guarda quel ragazzo: tu eri il suo eroe.”
 
D’improvviso la morte ha una faccia, sognanti occhi blu e capelli chiari. Un piccolo corpo che non crescerà più. D’improvviso, la morte di un ragazzino ha un significato, improvvisamente è scioccante. È umano, comprensibile e toccante. È anche umano che l’uccisione di un ragazzo israeliano, un nostro figlio, susciti maggiore identificazione della morte di qualche altro bambino. Ciò che risulta incomprensibile è la reazione degli israeliani all’uccisione dei loro figli.
 
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In un mondo con un pò di bene, I bambini verrebbero lasciati fuori da questo gioco crudele chiamato guerra. In un mondo con un po’ di bene, sarebbe impossibile comprendere la totale, alquanto mostruosa insensibilità di fronte all’uccisione di centinaia di bambini – non i nostri, ma da parte nostra. Immaginateveli tutti in fila: 478 bambini, alunni al diploma della morte. Immaginateveli indossare le magliette di Messi – alcuni di loro, prima di morire, l’hanno indossata una volta; lo ammiravano pure, proprio come il nostro Daniel da un kibbutz. Ma nessuno li osserva. I loro volti non vengono visti, nessuno s’indigna delle loro morti. Nessuno scrive di loro: “Ehi Messi, guarda quel ragazzo.” Ehi, Israele guarda i loro bambini.
 
Un muro di ferro di rifiuto e disumanità protegge gli israeliani dall’opera vergognosa delle loro mani su Gaza. E in effetti, questi numeri sono duri da mandare giù. Delle centinaia di uomini uccisi si può dire che fossero “coinvolti”; delle centinaia di donne che fossero “scudi umani”. Mentre per un esiguo numero di bambini, si può rivendicare che neanche l’esercito più etico del mondo avrebbe l’intenzione di farlo. Ma cosa possiamo dire di quasi 500 bambini uccisi? Che le Forze di Difesa israeliane non ne avevano l’intenzione? Per 478 volte? Che si nascondeva Hamas dietro tutti loro? E che questo li ha legittimizzati a ucciderli?
 
Hamas potrebbe essersi nascosta dietro alcuni di quei bambini, ma ora Israele si nasconde dietro Daniel Tragerman. Il suo destino è stato già usato per coprire tutti i peccati della Forza di Difesa di Israele a Gaza.
 
Ieri, la radio già parlava dell’ “assassinio”. Il primo ministro aveva già definito l’assassinio come “terrore”, mentre centinaia di bambini di Gaza nelle loro nuove tombe non sono vittime né di assassini né di terroristi. Israele doveva ucciderli. E, dopo tutto, chi sono Fadi e Ali e Islaam e Razek, Mahmoud, Ahmed e Hamoudi in confronto al solo e unico nostro Daniel?
 
Dobbiamo ammettere la verità: I bambini palestinesi in Israele vengono considerati come insetti. È un’affermazione orripilante, ma non c’è altro modo per descrivere lo stato d’animo dell’estate 2014 in Israele. Quando per sei settimane centinaia di bambini vengono abbattuti, i loro corpi sepolti tra le macerie, accumulati negli obitori, talora persino in celle frigorifere per le verdure per mancanza di spazio; quando i loro genitori inorriditi portano i copri dei loro piccoli come fosse una cosa naturale; e quando i loro funerali vanno e vengono, 478 volte: ecco, allora anche il più insensibile degli israeliani non può permettersi di essere tanto indifferente.
 
Qualcosa qui si deve sollevare e urlare: Basta! Tutte le scuse e le spiegazioni non aiutano a giustificare: non esiste un bambino che può essere ucciso e un altro no. Esistono solo bambini uccisi per niente, centinaia di bambini il cui destino non commuove nessuno in Israele, e un bambino – solo uno – intorno alla cui morte le persone si uniscono in lutto.





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://www.haaretz.com/opinion/.premium-1.612085
Publication date of original article: 24/08/2014
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=13246

 

Tags: Crimini di guerra israelianiAssassinio di bambiniInumanitàGazaPalestinaIsraele
 

 
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