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 EUROPE 
EUROPE / L’Ucraina dovrebbe cedere la Crimea. Ma Putin non dovrebbe prenderla
Date of publication at Tlaxcala: 12/03/2014
Original: Ukraine should let Crimea go. But Putin shouldn’t take it

L’Ucraina dovrebbe cedere la Crimea. Ma Putin non dovrebbe prenderla

Christopher Westdal

Translated by  Manuela Vittorelli

 

È oggi noto a tutti che nel 1954, producendo uno spostamento di confini apparentemente privo di conseguenze all’interno dell’Unione Sovietica, Nikita Chruščëv consegnò la Crimea alla Repubblica Socialista Ucraina.

Si insinua che avesse bevuto. Ne dubito. Rendendo la Crimea – penisola fondamentale per la sicurezza della Russia – parte dell’Ucraina, Chruščëv la trasformò in una sorta di uncino che doveva servire ad ancorare alla Russia tutto quel vasto territorio. Basti pensare quanto è lontana Lviv da Sebastopoli.

Sessant’anni dopo, ironicamente, più gli ucraini insistono sulla conservazione dell’integrità territoriale del loro Paese, compresa la Crimea che è decisamente poco ucraina, più la mossa di Chruščëv si rivela utile: quell’uncino è conficcato ancor più in profondità.

Io credo che gli ucraini dovrebbero ignorare tutti i pareri legali e prepararsi a rinunciare alla Crimea se necessario. Quella decisione cruciale, però, non sembra spetti all’Ucraina: verrà presa a Mosca, da Vladimir Putin, e sarà messa in atto nei prossimi giorni.

Se fossi russo e potessi consigliare Putin, gli direi che tagliar fuori l’Ucraina amputando la Crimea non servirebbe agli interessi russi, neanche se i metodi russi continuassero a essere straordinariamente incruenti come è stato finora: neanche se si evitasse di sparare un solo colpo, neanche se si riuscisse a risparmiare un bagno di sangue tra fratelli slavi, neanche se si trattasse di un’amputazione chirurgica. Neanche così.

Certo, la Crimea tornerebbe a far parte della Russia, ma l’uncino e l’ancora non esisterebbero più. Il territorio ucraino restante, per quanto ancora dipendente dalla Russia, diverrebbe però più ostile: una nuova Georgia, una nuova e più grande spina slava nel fianco. Almeno per un po’ si tornerebbe alla guerra fredda con i suoi pesantissimi costi. Gli irritabili europei potrebbero irrigidirsi e aumentare le spese per la difesa militare. La Polonia e gli Stati baltici farebbero pressione sugli Stati Uniti perché intensifichino la presenza della NATO. La Germania, nuovamente ringalluzzita, riprenderebbe coraggio. La Cina sarebbe geostrategicamente rincuorata dalla nuova frattura tra Est e Ovest.

Fatta eccezione per la base di Sebastopoli, sede della Flotta del Mar Nero protetta da un contratto d’affitto, la Crimea potrebbe rivelarsi un dono avvelenato. Più o meno il sessanta per cento della sua popolazione ama la Madre Russia, ma il quaranta per cento no. In quel quaranta per cento ci sono i tatari, che come ricorderete furono perseguitati ed espulsi da Stalin. Inoltre costerebbe una fortuna mantenere la povera e arida penisola che fino a oggi è dipesa dall’Ucraina per le forniture idriche ed energetiche e le comunicazioni.

Valerij Tarasenko, Munch in Crimea

Perché invece, chiederei al presidente, non mantenere il controllo incontestato e la Base della flotta lasciando che Kiev conservi la Crimea ufficialmente e solo nominalmente? Perché non fare della Crimea un cronico mal di pancia per un vicino debole? Tra gli altri vantaggi, verrebbe rispettato il memorandum di Budapest con cui la Russia (con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna) si impegnava a rispettare la sicurezza, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Ucraina in cambio della sua rinuncia all’arsenale nucleare. Inoltre si eviterebbe di creare problematici precedenti di secessione e nuovi confini in regioni instabili.

Pare che oggi Putin non stia seguendo questa strada. Al contrario, sembra che in maniera molto elaborata ci si stia preparando, a Simferopoli e a Mosca, all’annessione della Crimea. Il Cremlino sta consolidando il proprio controllo sul territorio. I rappresentanti delle Nazioni Unite e dell’OSCE sono stati respinti alla frontiera. Il Parlamento della Crimea ha votato l’ingresso nella Federazione Russa. La prossima settimana un referendum confermerà la rottura. A Mosca, la Duma ha già steso il tappeto rosso. I tatari russi sono stati mandati in Crimea per assicurare ai loro fratelli che saranno accolti calorosamente nella Federazione. Putin si muove velocemente, e non perde un colpo.

Eppure non sono convinto che la decisione sia irrevocabile. Il fatto che ci si stia preparando all’annessione non significa che avverrà. Non sarebbe il primo caso di cancellazione di un referendum all’ultimo istante. Non sarebbe la prima volta che la legislazione della Duma viene ignorata. Gli eventi in Crimea e nella regione sono stati accuratamente e magistralmente messi in scena, con una coreografia degna di Soči, testi di Orwell e colpi di scena perfettamente orchestrati. Il presidente può ancora cambiare idea, cosa che sa fare benissimo, e mantenere la promessa data solo pochi giorni fa quando ha detto che l’Ucraina sarebbe rimasta intatta. Solo lui lo sa. Ma noi lo scopriremo presto.

Se invece fossi ucraino e potessi consigliare il presidente Jacenjuk, penso che gli direi che il paese se la caverebbe meglio senza la Crimea, senza i suoi problemi e senza quel gancio che lega l’Ucraina alla Russia. Senza la Crimea, l’Ucraina confinerebbe ancora con la Russia, naturalmente, e dovrebbe continuare a tenersi alla larga dalla NATO per impedire a Mosca di usare la sua collaudata capacità di destabilizzare le regioni orientali e trasformare in un inferno la vita politica ed economica del paese. Senza la Crimea, però, gli ucraini sarebbero liberi di trovare la loro strada, di essere più padroni del loro destino, di trovare un modus vivendi con i paesi vicini e di condurre finalmente una vita migliore.

L’Occidente si straccerebbe le vesti per il precedente e per la santità del diritto internazionale, naturalmente, ma Kiev non dovrebbe farsi intimidire da questa ipocrisia. I paragoni con i Sudeti sono una sciocchezza. La recente evocazione di Adolf Hitler è superficiali, pigra, inappropriata e profondamente offensiva non solo nei confronti di Vladimir Putin e del popolo russo, il cui eroico sacrificio sconfisse l’esercito tedesco, ma anche nei confronti dell’intelligenza, della storia e della memoria delle vittime del nazismo.

E però pare che neanche Kiev intenda seguire il mio consiglio. Le nuove autorità, malconce ma orgogliose, non intendono concedere al Cremlino un solo centimetro quadrato di territorio. Godono dell’appoggio dell’Occidente. L’appetito vien mangiando, e l’Occidente pensa che Mosca vorrà di più, come le regioni orientali di Donbas o Charkiv, e via dicendo. Capisco questo sentimento, ma non sono affatto sicuro che faccia il bene degli ucraini. Putin sa che l’amputazione dei territori orientali provocherebbe un bagno di sangue e non vuole passare alla storia per questo. Ha chiarito che potrebbe farlo se lo volesse. Ma non lo farà. L’ultima cosa di cui la Russia ha bisogno è una guerra civile slava.

Nel frattempo la Rada di Kiev ha avventatamente riaperto la prospettiva dell’adesione alla NATO e non la chiuderà prima della mossa di Putin in Crimea. In ogni caso l’ingresso nella NATO va escluso. Se Kiev non lo farà, ci penserà Bruxelles. Come ha scritto venerdì scorso Henry Kissinger sul “Washington Post”, una qualche forma di neutralità ucraina, magari come quella della Finlandia durante la guerra fredda, sarà fondamentale per l’uscita dalla crisi.

Avrete notato che non consiglio a nessuna delle due parti di prendersi la Crimea. Suggerirei a Putin di lasciarla dov’è e a Jacenjuk di prepararsi a cederla alla Russia. Sono scelte difficili, e le circostanze sono piene di insidie, mutevoli e pericolose. E decisamente troppo complesse per me, uno straniero che vive in un paese lontano.





Courtesy of Tlaxcala
Source: http://www.theglobeandmail.com/globe-debate/ukraine-should-let-crimea-go-but-putin-shouldnt-take-it/article17391986/
Publication date of original article: 10/03/2014
URL of this page : http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=11712

 

Tags: CrimeaUcrainaRussiaUnione EuropeaNATOEuropaPutinJacenjuk Finlandizzazione
 

 
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